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Ecco cosa afferma
il dott. F. Franchi:
"Il più grande ostacolo al progresso della
scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti,
tra i quali si crea una rete (il cosiddetto
establishment) che controlla i fondi per la
ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi
accademici, le royalities per i test ed i
farmaci, e mira a mantenere la sua posizione
dominante di successo evitando per quanto
possibile che altre idee, altre soluzioni, altre
teorie possano filtrare scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
EMEA ha legami
con l'Industria
Farmaceutica
Roma, 09 giu 2006
- "Nessuno ha ricordato una cosa: l'Emea,
l'agenzia europea del farmaco, non dipende
dall'amministrazione comunitaria della sanità ma
da quella dell'industria. Un distinzione che
dovrebbe far riflettere. A Bruxelles la forza
delle lobby è grandissima".
L'osservazione è di Luca Poma, portavoce di "Giu'
le mani dai bambini", Comitato sui disagi
dell'infanzia che raggruppa quasi cento
associazioni di volontariato e promozione
sociale.
"Continuano a trattare i bambini come fossero,
dal punto di vista metabolico, degli adulti",
protesta Poma: è "assurdo somministrare ai
bambini
farmaci
pensati per gli adulti.
Soprattutto il Prozac, psicofarmaco molto forte,
che richiede prudenza nella somministrazione
anche negli adulti". Prudenza che "sarebbe stato
naturale attendersi, soprattutto dopo drammatici
fatti di cronaca avvenuti negli Stati uniti -
come le stragi nelle scuole causate da
ragazzi in cura
antidepressiva - ma che non è stata
usata".
Fonte: DIRE
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Nel 2007 l'UE ha speso 214
milioni di euro in
farmaci, pari
a 430 euro per cittadino !
Quanto contano i profitti per l'industria
farmaceutica
statunitense USA
?
Molto, forse più della salute dei cittadini.
Questa volta a dirlo non è
Michael Moore, ma lo studio più accurato
disponibile sull'argomento, appena pubblicato
dalla rivista PLoS Medicine e
realizzato da due studiosi canadesi, il
sociologo dell'Università del Québec
Marc-André Gagnon e il medico della York
University Joel Lexchin.
I due hanno analizzato sistematicamente i dati
relativi al 2004 provenienti tanto dalle
aziende del settore quanto dai medici, e forniti
rispettivamente dalla
IMS Health e dalla
CAM
Group, due società internazionali di
ricerche di mercato in ambito sanitario. L'anno
scelto è stato preso in considerazione in quanto
è il più recente di cui sia disponibile una
fotografia completa di tutte le iniziative
promozionali messe in atto dai
colossi
farmaceutici, compresi convegni
sponsorizzati e pubblicità via internet.
I due ricercatori hanno calcolato che negli
Stati Uniti, che rappresentano il 43 per
cento del mercato
farmaceutico mondiale, nell'anno in
questione l'investimento pubblicitario ha
raggiunto i 57,5 miliardi di dollari
(l'equivalente di circa 61mila dollari per ogni
medico da convincere a prescrivere un
determinato medicinale), cioè quasi il doppio
della cifra destinata alla ricerca scientifica
indispensabile per rendere un farmaco realmente
efficace. E tra il 1998 e il 2004, il numero dei
convegni promozionali è più che triplicato,
passando da 120mila a 371mila.
La salute dei fatturati prima di tutto,
direbbe Moore. In realtà il caso degli Stati
Uniti è stato esaminato dai due studiosi in
quanto è l'unico Paese di cui siano disponibili
i dati riguardanti tutte le principali attività
promozionali in campo farmaceutico.
Ma è ancora da dimostrare che la minore
trasparenza degli altri celi maggiori virtù.
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Torino 2008, Italy - La notizia della bufera
giudiziaria abbattutasi sull'AIFA
non ci lascia certo ammutoliti dallo stupore.
Denaro, solo denaro. Non c'è (e nessuno meglio
di noi può saperlo) altro interesse, non esiste
altro bersaglio.
Avide spugne avvolte in un camice bianco
decidono se sia più conveniente dal punto di
vista economico questo o quel medicinale; se si
guadagni di più a salvare, a tenere a malapena
in vita, o addirittura a non curare
assolutamente i cittadini.
E' il mercato del farmaco, signori. Una storia
che in vari stati del mondo fra i quali anche
l’Italia, si ripete periodicamente.
Ogni tanto si scopre che qualcuno ha pagato
perchè non si sapesse che questo o quel farmaco
non aiuta, non serve, non è il migliore, anzi fa
male. Ogni tanto si scopre che qualcuno calpesta
il nostro diritto alla salute, quello dei nostri
figli, anche quando sono solo bambini.
Le
multinazionali esercitino forti pressioni sui Governi
nel mondo, vedi:
http://society.guardian.co.uk/health/story/0,,2042916,00.html
e più in generale la lobby sui politici da parte delle
case farmaceutiche, è ben documentata quanto meno negli
USA:
http://projects.publicintegrity.org/rx/report.aspx?aid=985
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Forse non tutti sanno che ogni farmaco deve
superare varie fasi di studio e di sperimentazione
per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e
somministrato ai malati. Una molecola munita di
un'attività terapeutica degna d'attenzione, in media
riesce a diventare farmaco in un tempo medio di 15 anni.
Negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco
riescono ad aggirare il problema di fasi di studio e
controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento
convulso di cavie umane volontarie in paesi del Terzo
Mondo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non
sono ancora stati approvati negli USA. E dico USA perché
Stati Uniti e Gran Bretagna sono i paesi in cui si
concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici
mondiali.
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II
profitti delle industrie farmaceutiche sono da capogiro,
esempio: la Gsk
(Glaxo Smith Kline) ha chiuso il 2000 con 11.400 miliardi di utili.
Le spese per la ricerca
scientifica, in media non superano il 20% dei bilanci
aziendali.
Ma in compenso ben oltre il 30% del bilancio
delle aziende
farmaceutiche è utilizzato per “promuovere” i
farmaci, presso i medici, laboratori.......,
ecc.
Un rapporto della Federal
Trade Commission (FTC) statunitense denuncia che negli
ultimi due anni è ripresa la pratica, da parte delle
case farmaceutiche produttrici di medicine coperte da
brevetti in scadenza, di stringere accordi con i
produttori di farmaci generici, al fine di ritardare la
messa sul mercato,
in cambio di pagamenti per
milioni di dollari,
della versione generica dei farmaci originali,
contenenti lo stesso principio attivo.
Fonte:
http://www.rsinews.it
La notizia proviene dal
secondo congresso mondiale su “Vaccini e anticorpi
prodotti in pianta”, che ha visto riuniti nei giorni
scorsi a Verona 150 studiosi provenienti tutto il mondo
per fare il punto sulle nuove prospettive di terapie
offerte dalle recenti scoperte del cosiddetto Molecolar
Farming, il metodo di ricerca biotecnologica che
utilizza sistemi vegetali per la produzione di molecole
farmaceutiche.
Commento NdR:
questa puo’ essere una strada da percorrere, in quanto
porterebbe alla produzione di farmaci non di sintesi. Ma
quello che questi
medici e ricercatori allopati
non sanno o non vogliono capire
e’ che TUTTE le malattie partono e nascono dagli ERRATI
stili di Vita e non nascono per la mancanza o
l’eccedenza di una sostanza…!
Cosa non
si fa per vendere……
Testimonianza di persone che lavorano all’interno di
aziende biomedicali:
Nella gestione degli stocks di magazzino
c'è una voce che riguarda i "regali" regolarmente
codificati e gestiti.
Non solo, i Commerciali ossia quei dipendenti che hanno
il compito in azienda di portare a casa gli ordini ed
entrano a contatto con Primari di case di cura pubbliche
e private, hanno a disposizioni ingenti fondi…….
Da un certo punto di vista possono essere
considerati per corruzione, da un altro punto di vista
come stimolo all'acquisto da parte del potenziale
cliente.
Queste regalie extra bilancio servono a soddisfare
fondamentalmente le esigenze di:
- primari ospedalieri - mogli di primari - figli di
primari - amici di primari; “mani pulite” vive e vegeta
e soprattutto vegeterà in quanto è diventata sfumata la
differenza tra corrompere e ricevere un regalo.
Se questo accade per vendere una macchina per emodialisi
figuriamoci che razza di business ci può essere dietro
la chemio o la radioterapia.
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Le multinazionali
farmaceutiche dominano il business più redditizio al
mondo: quello della malattia. Grazie a un'ondata di
fusioni senza precedenti, dieci gruppi farmaceutici si
dividono oggi il 50% del mercato mondiale dei medicinali
(a maggior beneficio dei loro azionisti).
Ogni volta che prendete una
medicina chiedetevi se fa più bene a voi o a loro
?
Mentre negli Stati Uniti è annunciata l'uscita di "Sicko",
il nuovo film-documentario di Michael Moore contro
l'industria farmaceutica americana, "Big Pharma"
(Come l'industria farmaceutica controlla la nostra
salute, Einaudi, 2006) di Jacky Law spiega in che modo
l'insieme delle multinazionali farmaceutiche più che
preoccuparsi della salute e del benessere delle persone
pensa a fare soldi a palate.
Farmaci di marca e farmaci generici. Farmaci che costano
una fortuna.
Farmaci che cambiano nome e curano patologie diverse, ma
sono esattamente gli stessi. Il Prozac, per esempio, che
- colorato di rosso e lavanda – è diventato Sarafem, un
rimedio contro la sindrome premestruale a un prezzo tre
volte superiore. Ricerche e sperimentazioni truccate,
sindromi inventate a tavolino come il "disordine d'ansia
sociale", lo scandalo dei farmaci anti-AIDS negati ai
Paesi del sud per non perderne il monopolio, medici
comprati con sovvenzioni da favola, modifiche
"cosmetiche" a farmaci già esistenti, i cui effetti
diventano dubbi, se non addirittura pericolosi.
Quando Glaxo SmithKline (GSK) è stata sottoposta, in
Italia, a una gigantesca inchiesta di polizia che ha
coinvolto ben 2.900 medici, a eccezione del British
Medical Journal (BMJ) e del Guardian di Londra (13
febbraio 2003), su questo grande scandalo si è scritto
poco o niente.
Eppure, ben 37 impiegati di GSK Italia e 35 medici sono
stati accusati di corruzione; 80 informatori scientifici
denunciati per versamenti illegali a favore di medici
disposti a prescrivere prodotti della casa piuttosto che
gli equivalenti generici. Nel corso dell'inchiesta, la
polizia ha scoperto un complesso sistema informatico,
denominato Giove (Jupiter), che permetteva ai
rappresentanti commerciali della ditta di controllare,
attraverso le ricette presentate in farmacia, le
prescrizioni dei medici che erano stati pagati. Inoltre,
secondo BMJ, 13.000 ore di registrazioni telefoniche
dimostrerebbero molto chiaramente quanto stretta fosse
la relazione tra il numero delle prescrizioni e la
consistenza dei regali ottenuti dai medici: visite
«mediche» al Gran premio di Montecarlo o ai Caraibi,
versamenti in contanti fino a 1.500 euro, ecc.
Fonte e resto dell'articolo
:
http://www.informatori.it/informatori/bigph.htm
In seguito sono stati tutti assolti…….ecco dimostrata
ancora una volta la forza delle
multinazionali….
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Shocking Facts About the
Pharmaceutical Industry –
BIG PHARMA
Big drug companies have been accused of putting profits
above patients, spinning false PR campaigns and more.
Here are some of the most shocking facts about the
pharmaceutical industry.
The price of drugs is
increasing faster than anything else a patient pays for:
The prices of the most heavily prescribed drugs are
routinely jacked up, sometimes several times a year.
Some medications have a mark-up of 1,000 percent over
the cost of their ingredients.
Your doctor may have an
ulterior motive behind your prescription: Drug reps
often give gifts to convince doctors to prescribe the
medications that they represent. These drug reps usually
have no medical or science education.
Pharmaceutical companies
spend more on marketing than research: Almost twice as
much!
Guilty of Medicare fraud:
Pharmaceutical companies are being tried in federal
courts as a result of their exploitation of Medicare.
AstraZeneca had to pay more than $340 million in
penalties for coaching doctors to cheat Medicare.
The combined wealth of the
top 5 pharmaceutical companies outweigh GNP of
sub-Saharan Africa: In fact, the combined worth of the
world’s top five drug companies is twice the combined
GNP of that entire region.
Americans pay more for
prescription meds than anyone else in the world: $200
billion in 2002 alone.
"New" Drugs aren't really
new: Two-thirds of “new” prescription drugs are
identical to existing drugs or modified versions of them.
Drug companies are taking
advantage of underdeveloped countries to perform
clinical trials: In developing countries, government
oversight is more lax.
For more shocking facts,
click the link below.
Sources:
Nursing Online Education Database March 27, 2008
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Il BUSINESS dei FARMACI
Tutte le case farmaceutiche sono diventate dei colossi
economici mondiali, che fanno affari nei settori più
diversi, dalla chimica alla nutrizione, dai prodotti di
bellezza ai prodotti per l'agricoltura e dettano legge
ai governi nazionali…..inquinando il Pianeta !
Le industrie farmaceutiche si combattono in tribunale su
brevetti, licenze, fette di mercato, e sembrano avere un
solo obbiettivo: realizzare profitti finanziari
astronomici.
Non a caso, un quotidiano svizzero titola, a proposito
del “mercato” della sclerosi a placche, “che vale da 1 a
4 miliardi di dollari (1)”.
(Per ogni malattia esistente si è formulata una
statistica sul reddito finanziario annuale che esso può
produrre. Queste statistiche sono in mano alle imprese
multinazionali dei farmaci e vaccini - NdR)
Per mantenersi sul mercato mondiale, i laboratori
DEVONO ogni anno lanciare simultaneamente negli Stati
uniti, in Europa e in Giappone due o tre molecole in
grado di incassare dalle vendite oltre un miliardo di
dollari (2).
La ricerca del profitto e della competitività necessari
per offrire agli azionisti tassi di rendimento del
20-30%, se non addirittura del 40% favorisce pratiche
non proprio legali: intesa sui prezzi, formazione di
cartelli e sperimentazioni rischiose nel terzo mondo o
su popolazioni emarginate e precarie - tossicomani,
rifugiati etc. (3).
Alla fine di ottobre del 1999, il presidente Clinton in
persona ha accusato i gruppi farmaceutici di gonfiare
artificialmente, negli Stati uniti, i prezzi dei
farmaci, doppi rispetto a quelli praticati nel vicino
Canada.
Questi gruppi si oppongono del resto alla riforma
dell'assistenza medica agli anziani (Medicare) per non
dover dare conto dei loro prezzi. Un esempio valga per
tutti: la società americana Schering-Plough nel 1999 ha
realizzato profitti per 2,1 miliardi di dollari.
Fondi pubblici per profitti privati.
Nel 1995, il
Massachusetts Institute of Technology (Mit), di
Boston, ha scoperto che dei 14 medicinali dell'ultimo
quarto di secolo particolarmente interessanti per gli
industriali, ben 11 provenivano da ricerche
finanziate dallo stato.
Lo
Xalatan, per esempio, un collirio per trattare il
glaucoma, con un giro di affari pari a 507 milioni di
dollari nel 1999, è stato scoperto dalla Columbia
University grazie ad un contributo pubblico di quattro
milioni di dollari. Sottolineando che per il suo
produttore, Pharmacia Corporation, questo medicinale,
che ha solo quattro anni di vita, è “oro liquido”, il
New York Times commenta: “I contribuenti non hanno
ricevuto alcun beneficio finanziario dal loro
investimento (4)”.
L'attuale frenesia di megafusioni affonda le sue radici
nei profitti finanziari previsti e nell'imminente
passaggio al settore pubblico di brevetti molto
redditizi (5). Ne è una dimostrazione la fusione,
annunciata il 17 gennaio 2000, di
Glaxo Wellcome con SmithKline
Beecham, numero uno sul
mercato mondiale dei farmaci e dei vaccini,
di cui questo gigante detiene il 7,3 %, pari a 25
miliardi di dollari di vendite annue.
Ristrutturazioni e licenziamenti (nel 1995, al momento
della fusione con
Glaxo, Wellcome ha
licenziato quasi tutti i suoi 1.600 dipendenti) e
offerte pubbliche di acquisto spesso ostili si
moltiplicano in un settore ipnotizzato da prospettive di
guadagni strabilianti, legati sia alle scoperte nel
campo del genoma che alla globalizzazione del commercio.
Le attività finanziarie delle
industrie farmaceutiche sono state peraltro
oggetto di un rapporto al Congresso americano, poiché i
loro profitti, in costante aumento,
vengono tassati meno di
quelli delle altre grandi industrie.
Bisogna considerarlo un male necessario, destinato a
finanziare l'innovazione ?
In Francia lo stato ha proceduto nel 1999 alla
valutazione di circa 2.663 medicinali sulla base del
“servizio sanitario reso”, con lo scopo di ridurre il
tasso di rimborso di un centinaio di preparati.
Prescrire, una delle poche riviste mediche francesi,
indipendente dai laboratori, dopo aver studiato 223
nuovi medicinali immessi sul mercato, concludeva che
solo.…….9 costituivano una vera novità (6).
Allo stesso tempo, Aventis
(nato dalla fusione di Rhône-Poulenc e Hoechst) i cui
profitti (7% nel 1999) restano assai lontani dal 20% di
Merk, Pfizer e Warner-Lambert, tentava di separarsi dal
suo centro di ricerca di Romainville, nella regione
parigina, e di costruire un'alleanza europea con DuPont.
La mobilitazione dei dipendenti ha bloccato il progetto.
Il brevetto sul Losec, il farmaco contro l'ulcera più
venduto nel mondo (4,8 miliardi di dollari l'anno) e che
costituisce da solo il 40% del giro di affari di
AstraZeneca, scade nel corso
del 2001.
Da due anni il gruppo anglo-svedese tenta di impedire la
commercializzazione delle copie prodotte dal suo
concorrente Azupharma - filiale del gruppo svizzero
Novartis. Di tribunale in
tribunale, dalla Germania all'Australia, le due società
hanno intrapreso una battaglia giudiziaria mondiale. Il
fatto è che, di regola, quando un generico arriva sul
mercato, il medicinale coperto da brevetto subisce un
calo delle vendite del 75% in 24 mesi.
Esiste tuttavia il modo di aggirare le difficoltà:
innanzi tutto, un produttore può mettere in circolazione
il proprio generico esattamente quando scade il suo
brevetto, realizzando così profitti sia sul medicinale
originale che sulla sua copia.
Inoltre i produttori praticano un'azione di
lobby intensiva per prolungare la durata legale
dello sfruttamento del loro brevetto.
È il caso, ad esempio, di Schering-Plough, che reclama
una proroga di tre anni per lo sfruttamento esclusivo
del suo anti allergico Claritin - 2 miliardi di dollari
di profitti l'anno - i cui diritti scadono nel 2002. La
pillola generica costerebbe circa mezzo dollaro, mentre
attualmente il prodotto è venduto a 2,5 dollari.
Per averla vinta, il
gigante americano contribuisce generosamente alle
campagne elettorali ed ha aumentato il suo budget
di
lobbying da 1,9 milioni di dollari nel 1996 a
4,3 milioni nel 2000 (7).
Anche i giganti Warner Lambert e Pfizer si scontrano
davanti ai tribunali dello stato del Delaware (Stati
uniti) per la loro fusione con American Home Products e
lo sfruttamento del brevetto del Lipitor, un
ipocolesterolemico che, nel 1999, ha fatto incassare a
Pfizer 3,6 miliardi di dollari.
Il Viagra, altra produzione di
Pfizer, potrebbe presto trovarsi ad affrontare la
concorrenza dei generici: nel novembre del 2000, su
richiesta di Eli Lilly,
rivale di Pfizer, la giustizia britannica ha decretato
la non brevettabilità delle vie biologiche all'erezione.
Questa decisione, affermando che le funzioni biologiche
rientrano nell'ambito pubblico, potrebbe avere un grosso
peso nel momento in cui l'industria si impegnerà nello
sfruttamento delle banche del Dna.
A questo quadro vanno aggiunte le conseguenze più
nefaste della globalizzazione.
La Cina, ad esempio, corre il rischio di subire
rappresaglie commerciali per violazione delle norme del
commercio internazionale, perché prevede di abbassare
per legge i prezzi. Questi rappresentano, infatti, il 60
% del totale della sua spesa sanitaria, contro il 10-15
% della maggior parte dei paesi sviluppati (8).
“Tra compagnie farmaceutiche,
gestori di ospedali e medici, si è formata una potente
associazione, spiega Qiu Renzong, professore
di bioetica all'Accademia cinese delle scienze sociali.
Noi produciamo medicinali altrettanto efficaci di quelli
provenienti dall'estero, ma i medici non li prescrivono
più”.
Il
New York Times, da parte sua, completa il quadro
facendo notare che “gruppi farmaceutici stranieri e
fabbricanti di attrezzature mediche pagano gli studi
all'estero dei medici cinesi... e procurano loro
biglietti aerei e alberghi per assistere a conferenze
(9)”.
A fine maggio, a Bruxelles, il
Guardian Weekly, dando conto delle attività del
Transatlantic Business Dialogue (Tabd) - gruppo di
pressione di cui sono membri i
100 maggiori industriali occidentali -,
descrive l'impatto di quello che definisce “l missile
Cruise della globalizzazione”, protetto da questo gruppo
e fondato sul principio “approvato una volta,
accettato ovunque”.
Il settimanale londinese cita questo esempio: “Qualche
anno fa, Pfizer ha fabbricato valvole cardiache
difettose che hanno ucciso 165 pazienti.
L'Europa è naturalmente preoccupata all'idea di dover
accettare questa valvola semplicemente perché ha
ottenuto la benedizione dell'Agenzia americana per gli
alimenti e i medicinali (10)”.
Allo stesso tempo, American Home Products sborserà
quattro miliardi di dollari per risarcire quattromila
consumatori che le hanno fatto causa in seguito
all'uso di pillole dimagranti che provocano problemi
cardiaci.
Gli ambienti affaristici non si interessano alle
disposizioni particolari dei singoli Stati su salute o
norme di sicurezza, incluse le legislazioni nazionali
sugli stabilimenti di produzione di materiale medico -
quando non si tratta di vaccini (11).
Quanto al diritto di concorrenza, è ugualmente
bistrattato, come dimostra il caso del mercato delle
vitamine, esploso nel 1999 e sfociato in una moltitudine
di processi - negli Stati uniti ma anche in Australia e
in Canada - alcuni dei quali tuttora in corso.
Le multe sono colossali: Pfizer ha accettato di pagare
20 milioni di dollari per violazione della legge anti
trust, tra il 1989 e il 1994.
Tre compagnie farmaceutiche giapponesi (Takeda Chemical,
Eisai Co e Daiichi Pharmaceuticals) hanno accettato
di dichiararsi colpevoli e di pagare 137 milioni di
dollari per accordi sui prezzi e spartizione del mercato
mondiale delle vitamine utilizzate sia in campo
farmaceutico sia nell'industria alimentare. (12).
Hoffmann-LaRoche, filiale della holding svizzera Roche,
ha da parte sua accettato di pagare 500 milioni di
dollari di multa e la tedesca Basf 222 milioni di dollari, in previsione di un compromesso
con la giustizia americana. Secondo gli inquirenti, gli
europei hanno cominciato a cospirare all'inizio del 1991
con i giapponesi.
Gli uni e gli altri si incontravano regolarmente sotto
falso nome, “Vitamins Inc”, per spartirsi le zone
geografiche e fissare i prezzi e il volume della
produzione (13). Le compagnie danneggiate da queste
pratiche - come la tedesca Bayer o l'americana Quaker
Oats - dovrebbero ricevere extra giudizialmente 1,2
miliardi di dollari di risarcimento per il danno
commerciale subito.
Nel momento in cui la genomica apre orizzonti inattesi
alla cura della malattie, diventa urgente guidare
l'industria farmaceutica verso una maggiore trasparenza
e un'etica più rigorosa e fare in modo che la ricerca
punti alla salute e al benessere di tutti, e non solo
all'andamento delle azioni.
Sommando i costi amministrativi, gli investimenti in
marketing e vendita, si ha un ammontare pari in media al
35% del fatturato dei laboratori, cioè il doppio dei
budget medi di ricerca e sviluppo !
Note:
* Professore universitario, autore di "La
pollution invisible"
e di "La recherche contre le Tiers Monde"
(Presses universitaires de France, Parigi, 1997 e 1993).
(1) Le
Temps, Ginevra, 2 marzo 2000
(2) Le Monde, 10 ottobre 2000.
(3) Le Matin, Ginevra, 27 maggio 2000. Leggere anche la
notevole inchiesta in sei puntate del Washington Post,
(«The Body Hunters», dicembre 2000) sulle
sperimentazioni condotte da Pfizer nel 1996 in Nigeria e
in altri paesi del terzo mondo.
http://washingtonpost.com/wp-dyn/world/issues/bodyhunters/.
(4) The New York Times on the Web, 23 aprile 2000.
(5) Nel 1999, sono scaduti i brevetti di 36 medicinali,
le cui vendite annuali raggiungono 1,9 miliardi di
dollari.
(6) Prescrire, Parigi, 18 gennaio 2001.
(7) «Profit at any cost» Down to Earth (Delhi), volume
8, n.16, 15 gennaio 2000.
(8) Financial Times, Londra, 1° giugno 2000.
(9) The New York Times on the Web, 19 novembre 1999.
(10) The Guardian Weekly, Londra, 26 maggio 2000.
(11) Si legga «US Request on Vaccines Ignored by Drug
Firms», International Herald Tribune, 9 febbraio 2001.
(12) Chemical and Engineering News, 20 settembre 1999.-
(13) The New York Times on the Web, 10 settembre 1999.
(Traduzione di G.P.)
Tratto da
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Marzo-2001/0103lm18.02.html
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La MAFIA della SANITA':
OMS, in NORVEGIA RIUNIONE tenuta
a PORTE CHIUSE
(segreta perche' ?)
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AZIENDE FARMACEUTICHE e
FARMA-TRUFFE
(ANSA) BARI - 28 GEN.
Una richiesta di interdizione dall'attività o, in
subordine alla chiusura, la nomina di un commissario
giudiziale per salvaguardare i livelli occupazionali é
stata chiesta dalla Procura di Bari per otto società
farmaceutiche, tra cui alcune multinazionali:
Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca,
Lusofarmaco, Recordati e Bristol.
La richiesta è stata avanzata in base alla legge 231 del
2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone
giuridiche. Spetterà ora al gip del Tribunale di Bari
Chiara Civitano decidere se accogliere la richiesta di
misura cautelare all'esito degli interrogatori dei
responsabili legali delle otto società.
Ai responsabili legali delle stesse società e, inoltre a
quello della Pfizer, è stata notificata anche
un'informazione di garanzia. Nell'atto il pm inquirente,
Ciro Angelillis, contesta alle nove società per azioni,
in alcuni casi di aver omesso il controllo sull'attività
dei propri dirigenti e dei loro subordinati a cui sono
attribuiti diversi reati in un altro procedimento
collegato, riguardante una gigantesca farma-truffa al
Servizio sanitario nazionale; in altri casi una
fattispecie dolosa di concorso nel reato attribuito a
dirigenti, capi area e informatori scientifici di case
farmaceutiche accusati (in concorso con farmacisti e
medici di famiglia compiacenti) di aver truffato per
diverse decine di milioni di euro il Servizio sanitario
nazionale.
A quanto si è saputo, per la
Pfizer il magistrato non ha chiesto la misura
cautelare perché la multinazionale ha prodotto documenti
attraverso i quali sostiene di aver modificato, rispetto
all'epoca della farma-truffa, i propri moduli
organizzativi e di aver allontanato le persone
coinvolte.
Per decidere sulla richiesta di interdizione, il giudice
ha già fissato le udienze per gli interrogatori che
cominceranno a metà febbraio e si concluderanno a metà
marzo. Nella sua richiesta il PM non indica il periodo
per il quale chiede l'interdizione dall'attività che, in
base all'articolo 13 della legge 231/2001, non può
essere inferiore a tre mesi e superiore ai due anni.
Per i fatti che riguardano le responsabilità personali
degli imputati il PM Angelillis ha fatto notificare una
richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 125
persone (molte delle quali arrestate negli anni scorsi)
accusate, a vario titolo, di aver preso parte ad
un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa
aggravata al Servizio sanitario nazionale e al falso.
L'udienza preliminare si terrà nel maggio prossimo.
http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200601281728229129/200601281728229129.html
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Conflitto di interessi
Le riviste scientifiche sono strumenti di marketing
utilizzati dalle industrie farmaceutiche, ed i medici i
loro agenti ?
04-12-2003 -
"Forse le riviste scientifiche non sono nient'altro che
strumenti di marketing utilizzati dalle industrie
farmaceutiche per i propri interessi, e i medici e i
ricercatori sono i loro agenti".
Così scriveva Richard Smith, direttore del prestigioso "British
Medical Journal", in un articolo apparso lo scorso 25
ottobre sul quotidiano londinese "The Times".
La conclusione un po' pessimista è il frutto di una ricerca sui
conflitti di interesse esistenti
tra aziende farmaceutiche, medici
e giornalisti scientifici,
durata quasi 20 anni.
La stessa che Smith ha presentato lo scorso 3 novembre
all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) durante il
seminario sul tema "La necessità di una ricerca
biomedica indipendente". "Charles Nemeroff, della Emory
University School of Medicine di Atlanta", ha ricordato
Smith, "pubblicò la recensione di uno studio sui
disturbi dell'umore apparso lo scorso febbraio sulla
rivista 'Nature Neuroscience', dichiarando di non aver
alcun conflitto d'interesse".
Tuttavia, va avanti il giornalista anglosassone, "egli
era detentore del brevetto di un cerotto al litio che
l'articolo menzionava favorevolmente. Era, inoltre,
azionista della Corcept Therapeutics, l'azienda che
aveva condotto trial con il mefipristone; direttore e
presidente, inoltre, dell'advisory board della Cypress
Bioscence, produttrice del milnacipran: entrambi i
farmaci venivano citati benevolmente nella recensione".
In Italia le cose non vanno certo meglio. Se nella
letteratura scientifica non abbiamo traccia di un caso
eclatante quanto quello americano è solo perché
"nel nostro paese c'è molta omertà e qualora le società
scientifiche 'combinino qualche pasticcio' si preferisce
non dare rilievo all'evento", afferma Alessandro
Liberati, dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Proprio allo scopo di testare quanto venga sacrificata
l'indipendenza della ricerca nel nostro paese, il
Coordinamento per la Integrità della Ricerca Biomedica (Cirb)
ha inviato a 99 società medico-scientifiche un
questionario per conoscere l'esistenza o meno di regole
auto-imposte concernenti l'obbligo di dichiarare, in
caso di partecipazione a progetti di ricerca, i
possibili conflitti di interessi.
Delle 42 società che hanno compilato il questionario,
solo otto hanno ammesso di aver obbligato i propri
relatori a dichiarare l'esistenza di un conflitto di
interesse all'atto di partecipare a un congresso.
"Le industrie farmaceutiche", dichiara Marco Bobbio, dell'Azienda
ospedaliera San Giovanni Battista di Torino,
"finanziano più dei 2/3 di tutti i progetti di ricerca
realizzati in Italia e alimentano con le loro donazioni
il 50 per cento del budget complessivo delle società
scientifiche.
Quest'ultime, pur di avere i finanziamenti, sono
disposte ad accettare le condizioni, i protocolli, i
contratti forniti dalle industrie. Con questo sistema le
società perdono terreno sul fronte di una ricerca
indipendente e libera da condizionamenti:
"molto
spesso,
prima di pubblicare uno studio,
sono obbligate per contratto a
presentare preventivamente i risultati allo sponsor,
che in alcuni casi ha perfino il
potere di bloccare la pubblicazione".
Dal problema del
business conflict non sono
immuni altre categorie. Soprattutto chi ha il compito di
comunicare e divulgare la ricerca. Dei 121 giornalisti
scientifici contattati dal Cirb, solo 39 (il 32 per
cento del campione totale) ha aderito all'iniziativa,
nonostante i ripetuti solleciti.
Il 95 per cento di chi ha risposto è convinto che il
problema investa la divulgazione scientifica in generale
ma non il proprio operato. Tuttavia,
il 38 per cento di chi ha partecipato negli ultimi
cinque anni a un congresso organizzato a totale carico
di un'azienda farmaceutica
ha riconosciuto di essersi sentito
condizionato nella redazione dell'articolo di ritorno a
casa.
"Il problema", afferma Liberati, "è che il giornalista
fa danni materiali non perché metta in tasca chissà
quali cifre ma perché viene usato dalle industrie per
diffondere certe informazioni.
A differenza della società scientifica, che nei rapporti
con lo sponsor probabilmente guadagna migliaia di euro".
Come risolvere il problema ?
"La nuova direttiva europea, in vigore in Italia dal
gennaio 2004", risponde Liberati, "dovrebbe garantire
una maggiore incisività dei comitati etici, gli
organismi che per legge hanno il compito di verificare
con spirito critico i progetti di ricerca in corso
presso aziende e unità ospedaliere".
Per il resto
il problema è etico:
"possono essere
stabilite regole o leggi", conclude Bobbio, "ma, fino a
quando non ci sarà una disapprovazione sociale da parte
della comunità scientifiche e non, il problema non potrà
trovare soluzione. Potranno essere stabilite regole e
approvate leggi per evitare i conflitti d'interesse. Ma
solo quando i soggetti coinvolti, più che dichiarare
l'esistenza di un conflitto, si porranno totalmente
fuori dal vorticoso circolo del business conflict,
questo sarà finalmente spezzato".
By Raffaella Marino
- Fonte:
galileonet.it
Questo articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2003
all’interno del Magazine di
Galileo, giornale di scienza e problemi globali,
fondato a Roma nel gennaio 1996 da un gruppo di
scienziati e giornalisti scientifici.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le
Associazioni internazionali Medicines in
Europe Forum (MiEF), Health Action
International Europe (HAI), e International
Society of Drug Bulletins (ISDB), scrivono una
lettera al Presidente Barroso, per reiterare la
loro preoccupazione per la proposta di permetere
alle industria del farmaco di informare
direttamente i cittadini. In Italia nessuno ne
parla.
A che punto sarà l'iter della legge ? Chi deve
decidere rifletterà sugli esiti catastrofici di
una simile scelta per tutti i cittadini europei
?
La lettera a Barroso:
http://tinyurl.com/2f6b3k
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Farmaci, arresti per i falsi test
«Pillole pericolose in vendita»
Torino L'accusa: mazzette per le autorizzazioni.
Guariniello: rete vasta e grave :
http://tinyurl.com/4poznq
Otto arresti per medicine-truffa, bufera sull'Aifa
TORINO - L'origine ha una data precisa: 3 agosto
2005. Quel giorno un rapporto dei Nas di Torino
lancia pesanti ombre su come l'Aifa, l'Agenzia
italiana per il farmaco, classifica e cataloga i
medicinali da immettere
sul mercato :
http://tinyurl.com/5cfjw5
"Non cambiare quell'etichetta farò finta di non
accorgermene"
Il documento Nell'ordinanza i dialoghi fra i
manager delle case farmaceutiche e i
"controllori". Chiesti in tutto una trentina di
fermi :
http://tinyurl.com/5su4h4
Scandalo farmaci, una talpa in Procura
UNA donna. Probabilmente un pubblico ufficiale
in servizio alla procura, a Torino. Una signora
che «chiede "qualcosa" e in cambio fornisce
informazioni un po' alla volta» :
http://tinyurl.com/5jtt6x
"Analisi prive di significato" L'inchiesta parte
dall'ateneo
Il retroscena I test di un laboratorio aprono la
pista seguita da Guariniello :
http://tinyurl.com/6oca9r
Frode sui farmaci, otto arresti
Sanità e scandali. Inchiesta della Procura di
Torino: sul mercato senza controlli prodotti a
rischio :
http://tinyurl.com/5c3otf
Medicine, tangenti per evitare i controlli
Due anni di indagini, intercettazioni
telefoniche e filmati hanno portato ieri in
carcere o agli arresti domiciliari sette fra
dirigenti dell'Agenzia Italiana per il Farmaco (Aifa)
e rappresentanti o procuratori di aziende
farmaceutiche :
http://tinyurl.com/6o5umy
Farmaci e mazzette: arrestati due funzionari
dell'Aifa e sei rappresentanti di aziende :
http://tinyurl.com/54rv7e
Viaggi premio e mazzette: così le case
farmaceutiche "velocizzavano"le medicine.
Come ai tempi di
Duilio Poggiolini, il potente direttore
generale del ministero della Sanità che, per più
di un decennio, si faceva pagare salatamente
dalle case farmaceutiche che chiedevano
l'autorizzazione per mettere sul mercato nuove
medicine :
http://tinyurl.com/6ekehh
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