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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


CHEMIO TERAPIA al CAPOLINEA
Corruzione e sistemi sanitari nel mondo: vedi http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
Visionare questi link: http://www.informatori.it/informatori/filepdf/sperimentazioni.pdf
video: http://www.youtube.com/watch?v=DoS02m0OevM
vedi: Terapia G. Puccio, dimostrazioni effetti del Bicarbonato di Sodio
E' INDISPENSABILE per stare sempre BENE e' l'assunzione quotidiana, per certi periodi, di acqua Basica a pH min. di 7,35 > 11 (almeno 1,5 lt)
Le bevande troppo saline e/o le bevande industriali, non vanno bevute giornalmente e/o spesso, anche e per le loro forti acidita', in quanto influiscono sull'alterazione dei giusti valori di pH dell'acqua del corpo.

L'acidosi e' la base fisiologica del Cancro -  Il Conflitto Spirituale Irrisolto, ne e' la Causa primaria
 

Sulla Chemioterapia si sa già tutto: Essa ha un'azione deleteria e devastante sull'intero organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce", guardate a che assurdità si è arrivati.
Nella chemio, la ciclofosfamide non è altro che un iprite chelata che viene introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico. Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido cloridrico ?


Inutilita' della Chemio per sopravvivenza canceroso:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract

Lo I.S.S. (Ist. Sup. Sanita') afferma in questo articolo che la "ciclofosfamide" (pag. 6,10,20,22,23,30)
e' una sostanza CANCEROGENA eppure viene utilizzata per la Chemio terapia...

anche qui lo si conferma: http://www.cdc.gov/niosh/ipcsnitl/nitl0689.html
 

La chemioterapia distrugge completamente il sistema immunitario, la memoria e parti del cervello -  Eppure in Italia la si continua a praticare: Perché ?
Studio medico USA, conferma: La Chemio distrugge il cervello

LOS ANGELES: Non ci stupisce quella che ci arriva da uno studio dell’Università della California a Los Angeles e pubblicati sull’ultimo numero della rivista "Breast Cancer Research and Treatment" che mostra qualcosa che già sapevamo e cioè che la chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non dannose come la Ipertermia per le parti Molli, (fegato, pancreas, intestino, seno, con nessun effetto collaterali negativo come cadute di capelli e dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da farmaci) e la Radioterapia Stereotassica per le partì dure (cervello, polmone altre parti ) inventata nei Laboratori del "Dipartimento di Fisica Nucleare" di Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia…

Ma si sa le alcune industrie farmaceutiche, di fronte ai soldi e anche taluni, non tutti, medici, di fronte al dio denaro, non guardano ai progressi della scienza ma storicamente, restano ancorati ai farmaci di trenta anni fa.
La chemioterapia, afferma questo Studio, ma non ci stupisce, induce modificazioni nel metabolismo cerebrale e nel flusso ematico, e questi effetti il paziente può risentirli anche a dieci anni di distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a chemioterapia.

Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le cose in un modo che non gli accadeva prima della chemioterapia; lo spiega il Dott. Silverman, direttore dello studio benemerito effettuato da Lui.

Silverman e colleghi hanno usato la PET per scandire il cervello di pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per la rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima. Una parte di esse era stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il rischio di recidive.
Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un gruppo di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un ulteriore gruppo di controllo di soggetti sani, si è riscontrato come nelle pazienti trattate si potesse riscontrare una forte diminuzione del metabolismo cerebrale …
A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un peggioramento nei test sulle capacità mnemoniche.

Insomma la scoperta della acqua calda, che in Svezia era già stata appurata dal " Karolinska Hospital Center " e in USA da diversi Ospedali Americani e Canadesi, come la "New York University of State Island".

La cosa migliore da fare e togliere di mezzo ufficialmente la superata e medioevale chemioterapia, in favore della moderna "Ipertermia" e aggiornare la “radioterapia standard", molto imprecisa, (COLPISCE sia le CELLULE SANE che quelle CANCEROGENE UCCIDENDO anche quelle SANE…) con quella Stereotassica, ultra precisa, grazie all’uso di Computer e di un "Acceleratore Lineare 3D".

Provare a chiedere cosa ne pensa l'O.M.S. (organizzazione Mondiale della Sanità) fermiamo la chemio e i "Chemioterapisti ad oltranza" che pesano al guadagno e non tengono conto dei progressi della scienza.
By Duilio Pacifico -  pubblicato su: "LADYSILVIA" del 5 Gennaio 2007
Tratto da:
medicina.it

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Pillole e farmaci di Kankropoli:
"Se non siete ancora convinti, o semplicemente desiderate ulteriori dati, eccone altri due.
Il primo è la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Barkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche, sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. 
Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Il secondo caso riguarda uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al mondo: The Lancet del 13-12-1975 e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. 
La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni."

Commento NdR: ... e questi cancerosi non trattati dalla chemio e radio, NON hanno seguito la terapia indicata in in questo sito ! ......altrimenti  molti sarebbero guariti ! 

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TUMORE al SENO – 1 donna su 3 smette le cure della Chemio terapia
Una donna su tre con un cancro al seno smette di prendere i farmaci a causa degli effetti collaterali ritenuti insostenibili.
L’allarme arriva da uno studio americano della Northwestern University e segnalato dalla Bbc, condotto su 686 donne in terapia con gli inibitori dell’aromatasi per cancro al seno sensibile agli estrogeni.
Stando ai dati, circa una donna su 3 i sceglieva di interrompere la terapia per sintomi come dolori articolari, vampate di calore, aumento di peso e nausea.


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FALLIMENTO  della CHEMIO
Secondo l'oncologo Umberto Tirelli, intervenuto in un convegno, "i giornali e i programmi televisivi danno notevole risalto agli aspetti
negativi dei trattamenti terapeutici e ne ingigantiscono gli effetti collaterali".
Ma i risultati della nostra inchiesta dimostrano, semmai, una disattenzione dei media in materia. D'altra parte, è difficile ottenere dall'oncologia informazioni univoche circa l'effettiva utilità della chemio nella cura del cancro.

Le statistiche sanitarie, poi, non sono sempre trasparenti anche perché spesso i dati della chirurgia vengono mischiati con quelli della medicina.
Ma se per capire di più utilizzassimo le dichiarazioni ufficiali, il quadro non sarebbe molto positivo. Circa l'efficacia delle terapie convenzionali in un diffuso tipo di cancro, ecco cosa si legge negli atti ministeriali della sperimentazione Di Bella, al Protocollo n. 3, diretto da Pier Franco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia e Ematologia dell'Università di Modena: "La sopravvivenza mediana attesa dalle pazienti con carcinoma mammario metastatico trattate con una prima linea chemioterapia e/ormonoterapica è superiore ai 24 mesi e circa il 15-20 per cento delle pazienti è viva a 5 anni dalla diagnosi di metastasi.

La sopravvivenza mediana delle pazienti trattate con chemioterapia di seconda linea per la malattia metastatica varia nei vari studi clinici dai 6 agli 11 mesi". Il farmacologo Silvio Garattini ha ammesso, sulla rivista Le Scienze: "Nonostante la mole di ricerche e i conseguenti impegni economici, si deve riconoscere che i risultati nel trattamento del cancro sono ancora relativamente modesti. Il miglior trattamento, quando sia possibile, rimane ancora la chirurgia, mentre tutto l'insieme dei trattamenti antitumorali (chemioterapia, immunologici e radianti) arriva a malapena a determinare una guarigione (più di cinque anni di sopravvivenza) in circa il 10 per cento dei pazienti trattati".

Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention and Research di Toronto, a giugno 2004 presso lo IEO di Umberto Veronesi, ha ammesso una verità sconsolante. E cioè, che la comunità scientifica ha sottostimato il rischio di ricaduta cui sono sottoposte le donne considerate "guarite" dalla scienza medica. In un'intervista a Daniela Minerva sull'Espresso del 26 giugno 2004, Gross ha spiegato che "sia le donne che i clinici non sembrano volerci fare attenzione.
Quindi noi viviamo nel mito che dopo un certo periodo di follow up, la paziente sia salva. Ma non è così". In genere i pazienti vengono considerati guariti dopo cinque anni liberi da malattia.

Continua Goss: "Il nostro studio ha seguito le donne oltre i cinque anni canonici e dimostrato questa terrribile realtà". Il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di Milano e membro del Consiglio direttivo della Scuola Europea di Oncologia, ha affermato sul Corriere della sera: "La chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati".
Poi si è chiesto: "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un tumore come quello all'esofago, dell'intestino, del colon, del cervello ? La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio nei tumori di origine ematica (leucemie e linfomi), negli altri tumori controlla la proliferazione per un po' in misura maggiore o minore, ma non guarisce".
Ma i pazienti conoscono la vera portata degli effetti collaterali cui vanno incontro ? "Il consenso informato dovrebbe essere una prassi consolidata", assicura il dottor Davide Ferrari.
Fonte: vincenzobrancatisano.it

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Il Professor V. Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di Milano e membro del Consiglio d'amministrazione dell’Istituto Mario Negri e del Consiglio direttivo della Scuola Europea di Oncologia, con un intervento tanto lucido quanto equidistante ha affermato:

"La chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati. La cura Di Bella è probabilmente incapace di guarire sempre, ma fa star meglio i malati.
La risposta galenica del Professor Di Bella con il suo inserto chemioterapico, va vista a mio parere come un tentativo di interpretare la talora evidente traumatica risposta a una scuotente terapia clinica, allo stato attuale poco rispettosa della biologia dell'organismo colpito da accrescimento neoplastico..."
ed ancora "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un tumore come quello dell'esofago, dell'intestino, del colon, del cervello ?
La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio nei tumori di origine ematica, negli altri tumori controlla la proliferazione per un pò in misura maggiore o minore, ma non guarisce
".

Lo scienziato K.B.Mullis, Nobel per la chimica nel '93 per aver scoperto la Polimerase Chain Reaction, metodo per amplificare il DNA applicato pure nello studio dell'HIV, in un'intervista a Celia Faber tuonò: "... i farmaci che usiamo -tutti questi maledetti- non sono meno tossici dell'AZT. E li diamo a tutti. Ognuno di noi ha una zia che è stata irradiata o che ha fatto la chemioterapia che la sta uccidendo...Sono semplicemente un gruppo di persone che sono diventate socialmente importanti e molto ricche pensando che essi potrebbero essere in grado di curare le malattie che ci affliggono. Mentre in realtà essi non possono farci niente.
E' spaventoso ma è proprio così"…….. se lo dice un premio Nobel….!

Il Professor Angelo Brigandi specialista in Oncologfia Medica ed in fibroscopia bronchiale con anni di esperienza in prestigiosi ospedali oncologici parigini, a proposito della chemioterapia afferma: "Purtroppo i chemioterapici non sono altro che dei veleni che uccidono le cellule neoplastiche, ma nello stesso tempo provocano gravi danni al nostro organismo. Il compito del medico specialista è di utilizzarli in maniera attenta e oculata in modo da provocare il minimo dei problemi con rigorosi e continui controlli. Non è un impegno facile. Ecco perché sono in molti ad auspicare soluzioni più maneggevoli ed efficaci"...ed ancora: "Credo che il suo futuro sia assai incerto dal momento che si delineano nuove opzioni terapeutiche che porteranno forse a ridurre radicalmente il ruolo di questa cura".
L'esperto allude alle "sostanze capaci di potenziare il nostro meccanismo di difesa immunitaria".

...lo stesso dice A. Scanni Primario del Fatebenefratelli di Milano "...anche i nuovi farmaci chemioterapici non porteranno certamente alla sconfitta del meccanismo intrinseco della malattia tumorale"

....nel febbraio dello scorso anno il Professor Iacobelli rilascerà questa scioccante intervista "Lo ammetto: la Cura Di Bella non è un bluff !"...in questa intervista l'oncologo-ricercatore confermerà la situazione di stallo in cui versa la ricerca contro il cancro e fornirà elementi a favore dell'efficacia terapeutica del MDB !!
Le conseguenze del trattamento antitumorale mediante chemioterapia e radiazioni nei sopravvissuti alla leucemia mieloide acuta contratta nell'età pediatrica  - 
Giovedì 26 Ottobre 2000
Le conseguenze del trattamento chemioterapico in bambini affetti da leucemia mieloide acuta, che sono sopravvissuti più di 10 anni, è stato studiato.
Dei 77 sopravvissuti, 44 erano stati trattati con chemioterapia, 18 con chemioterapia ed irradiazione della testa, e 15 con chemioterapia, irradiazione di tutto il corpo e trapianto di midollo osseo allogenico.
Nel 51% dei bambini sono state trovate anomalie della crescita, nel 30% anomalie neurocognitive, nel 28% epatite dovuta a trasfusione di sangue, nel 16% anomalie endocrine, nel 12% cataratta, e nell'8% danni cardiaci.
Il rischio cumulativo stimato di una seconda malignità è risultato del 1.8%.
(Leung W et al, J Clin Oncol 2000; 18 : 3273-3279) - Consultare: www.ematologia.it
http://www.e-oncologia.it  (Xagena 2000)

Commento NdR: I vaccini producono proprio anche questa malattia !
A questo punto ci sorge spontanea una riflessione: Non è che per caso…. i farmaci ed i vaccini indebolendo anche il Sistema Immunitario servano per creare il mercato dei malati da sfruttare economicamente o meglio ancora per sostituire il Sistema Immunitario con il Sistema ……..Monetario in $ ?
vedi: Bibliografia


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Le Verita' nascoste sulla CHEMIO
- Inchiesta - Di Vincenzo Brancatisano
La chemio è tossica, fa cadere i capelli, fa venire la nausea. Ma sappiamo davvero tutto sulla tossicità dei farmaci chemioterapici antiblastici (CA), quelli cioè che vengono usati per curare il cancro ?
Per approfondire il problema della pericolosità di questi farmaci per la salute del personale sanitario addetto alla loro manipolazione, abbiamo condotto un’inchiesta grazie alla quale viene fuori, forse per la prima volta, un quadro impressionante circa il grado di tossicità dei più diffusi farmaci antiblastici, che documenti ufficiali prodotti dalle più prestigiose agenzie scientifiche, definiscono addirittura "cancerogeni per l’uomo".
Che si possa curare il cancro con farmaci che rischiano addirittura di causarlo può sembrare paradossale ai profani, e non spetta a noi mettere in dubbio l’utilità terapeutica della chemioterapia, cui molti pazienti sanno di dovere la vita. Il problema è recente. Fino al 1980 non esistevano informazioni sul grado di rischio corso da medici, infermieri, ausiliari dei reparti oncologici.
Ma scandagliando le 104 pagine del Rapporto Istisan n. 02/16 dell’Istituto Superiore di Sanità, intitolato "Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici: rischi per la riproduzione e strategie per la prevenzione", si scopre che ancora oggi gli "incidenti che si rilevano tra gli operatori sanitari contribuiscono ad aumentare il livello di attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni e dei lavoratori stessi". Solo nel 1993 si scopriva che l’Italia e altri paesi della Cee erano sprovvisti di indicazioni per il personale sanitario, ad eccezione del Portogallo che raccomandava di incenerire i farmaci antiblastici a 1000 gradi.
Oggi, in Australia, Danimarca e Irlanda è vietato alla lavoratrice incinta di manipolare questi farmaci. In Danimarca le donne gravide non possono neppure occuparsi di pazienti che li assumono. Altri organismi raccomandano di evitare la manipolazione di antiblastici alle gravide, alle donne che allattano e addirittura al personale maschile e femminile che sta tentando di concepire. Per avere un’idea della pericolosità dei CA basta pensare che, riferendosi allo smaltimento delle urine dei pazienti trattati, uno studio presentato a Modena, recita che "queste ultime possono anche essere causa di inquinamento ambientale par contaminazione del sistema fognario".mL’impiego dei chemioterapici, sui quali per decenni s’è arenata la ricerca contro il cancro, risale agli anni ‘40 quando venne utilizzata per la prima volta la mostarda azotata per curare la leucemia.
Sono farmaci caratterizzati da una tossicità molto elevata ma non selettiva e dunque agiscono pure sui tessuti sani e vitali quali, tra gli altri, il midollo osseo, le mucose e l’apparato riproduttivo. Non solo: "Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari.
Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne , ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie". Ma veniamo a un punto cruciale.
Nel documento si legge che "mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri operatori. Invece, a partire dalla fine degli ’70 numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori sanitari". Mielodepressione, nausea, vomito, mucositi, disturbi gastrointestinali, alopecia, amenorrea, azoospermia, sterilità, neurotossicità, epatotossicità e nefrotossocità, sono i principali effetti tossici che colpiscono i pazienti.
Ma "alcuni di essi – si legge nel documento dell’Iss – sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici" prima che venissero introdotte le linee guida per la manipolazione degli antiblastici.
Nonostante tutto, anche di recente sono stati rilevati, vi si legge, disturbi a livello oculare, cutaneo, respiratorio causati dai CA vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e da altri CA; possibili tumori causati dai CA cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo maschile e femminile con riduzione della fertilità, aumento del numero degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite.
Ma non basta: "Ulteriori studi sperimentali – è la conclusione dello studio – sarebbero auspicabili per valutare gli effetti acuti e cronici di miscele complesse di CA a basse dosi", cui gli operatori sono maggiormente esposti.

Aberrazioni Cromosomiche
"Alcuni chemioterapici, a fronte di rilevanti benefici terapeutici, costituiscono un importante fattore di rischio per effetti collaterali, non solo immediati, ma anche a lungo termine, aumentando il rischio per tumori e per danni all’apparato riproduttivo", osserva la biologa Irene Figà-Talamanca, in uno dei documenti che compongono il Rapporto dell’Iss.
Solo vent’anni fa, dopo alcuni incidenti sul lavoro, "ci si è chiesto se esisteva un rischio a lungo termine per la salute degli operatori addetti alla preparazione e somministrazione dei chemioterapici". E dunque? "La preoccupazione era ben fondata, dato che gli studi successivi hanno confermato effetti mutageni (ad esempio aberrazioni cromosomiche, ndr.) e cancerogeni, oltre a danni alla salute riproduttiva del personale femminile". Anche se in questi ultimi anni si è fatto tanto, il problema, insiste Figà-Talamanca, "non può essere considerato superato" sia perché si è visto che dove le esposizioni sono tuttora presenti, "il rischio di patologia riproduttiva è rilevante, non solo per esposizioni femminili, ma anche maschili", sia per la scarsa efficacia degli studi fin qui condotti.
Come se non bastasse, i danni possono essere addirittura trasmessi all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari.
Da un’indagine epidemiologica emerge poi che questi lavoratori, essendo esposti a un rischio poco conosciuto e i cui effetti sulla salute sono difficilmente evidenziabili, "tendono a disinteressarsi della specifica problematica sanitaria".
Eppure, "ripetute esposizioni accidentali possono causare accumulo e indurre, nel lungo periodo, un effetto cronico nel lavoratore". Il tutto deve fare riflettere, spiega il Rapporto, "considerando che i nuovi farmaci di cui ancora non è ben nota la tossicità vengono continuamente introdotti nei protocolli terapeutici", specie se si considera che i chemioterapici sono usati per malattie anche non tumorali e "che l’esposizione lavorativa coinvolge un rilevante numero di infermieri".
Ma i problemi non mancano, visto che "il recente uso dei farmaci antiblastici non ha consentito, a tutt’oggi, di avere a disposizione sufficienti dati epidemiologici che consentano di poter definire con certezza gli eventuali effetti sulla salute".
L’ing. Giancarlo Salsi, responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione del Policlinico di Modena è convinto dell’esigenza di realizzare un monitoraggio dei rischi. Dice: "Siamo estremamente convinti di essere all’interno delle previsioni normative, che da noi vengono controllate in maniera spasmodica dalla farmacista Benedetta Petocchi, farmacista del Centro oncologico modenese, dove opera l’unità centralizzata per la preparazione degli antiblastici.
Ma varrebbe sempre la pena avere dei dati oggettivi sull’esposizione dei lavoratori". Dati che per ora non ci sono.
Il prof. Fabriziomaria Gobba, ricercatore in Medicina del Lavoro presso l’Università di Modena e Reggio, è autore di "Rischi professionali in ambito ospedaliero", un autorevole manuale in materia, edito da Mc Graw-Hill.
Spiega: "E’ stato ampiamente dimostrato che solo attraverso una conoscenza dei rischi è possibile offrire una prevenzione efficace e che la prevenzione parte in primo luogo dai comportamenti individuali dei soggetti esposti". Le operazioni, assicura Salsi, vengono svolte da personale dedicato, debitamente formato, equipaggiato e, tra l’altro, dentro le cappe protettive previste dalla legge.
Fonte: http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm

    

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