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Sulla Chemioterapia si sa già
tutto: Essa ha un'azione deleteria e devastante sull'intero
organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un
paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce",
guardate a che assurdità si è arrivati.
Nella chemio, la
ciclofosfamide non è altro che un
iprite chelata che viene
introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di
Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico.
Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido
cloridrico ?
Inutilita' della Chemio per sopravvivenza canceroso:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract
Lo I.S.S. (Ist. Sup. Sanita')
afferma in
questo
articolo
che la "ciclofosfamide" (pag.
6,10,20,22,23,30)
e' una sostanza CANCEROGENA
eppure viene utilizzata per la Chemio terapia...
anche qui lo si conferma:
http://www.cdc.gov/niosh/ipcsnitl/nitl0689.html
La chemioterapia distrugge completamente il sistema
immunitario, la memoria
e parti del cervello
- Eppure in Italia la si continua a praticare:
Perché ?
Studio medico USA, conferma: La Chemio distrugge il cervello
LOS ANGELES: Non ci stupisce quella che ci arriva da uno studio
dell’Università della California a Los Angeles e pubblicati
sull’ultimo numero della rivista "Breast Cancer Research and
Treatment" che mostra qualcosa che già sapevamo e cioè che la
chemioterapia è dannosa e che esistono tecniche non dannose come la
Ipertermia per le parti Molli, (fegato, pancreas, intestino, seno,
con nessun effetto collaterali negativo come cadute di capelli e
dimagrimenti, e niente bisturi, ne avvelenamenti da farmaci) e la
Radioterapia Stereotassica per le partì dure (cervello, polmone
altre parti ) inventata nei Laboratori del "Dipartimento di Fisica
Nucleare" di Stoccolma diretto dal dott. Lax in Svezia…
Ma si sa le alcune
industrie farmaceutiche, di fronte ai
soldi e anche taluni, non tutti, medici,
di fronte al dio denaro, non guardano
ai progressi della scienza ma storicamente, restano ancorati ai
farmaci di trenta anni fa.
La chemioterapia, afferma questo Studio, ma non ci stupisce,
induce modificazioni nel metabolismo cerebrale e nel flusso
ematico, e questi effetti il paziente può risentirli anche a
dieci anni di distanza. Questi risultati aiutano a spiegare i
disturbi lamentati dai pazienti sottoposti a chemioterapia.
Le persone faticano a mettere a fuoco e a ricordare le cose in un
modo che non gli accadeva prima della chemioterapia; lo spiega il
Dott. Silverman, direttore dello studio benemerito effettuato da
Lui.
Silverman e colleghi hanno usato la PET per scandire il cervello di
pazienti che erano state sottoposte a intervento chirurgico per la
rimozione di un cancro al seno da cinque a dieci anni prima. Una
parte di esse era stata sottoposta a chemioterapia per ridurre il
rischio di recidive.
Confrontando le immagini PET ottenute da questo gruppo, da un gruppo
di pazienti non sottoposte a chemioterapia e da un ulteriore gruppo
di controllo di soggetti sani, si è riscontrato come nelle pazienti
trattate si potesse riscontrare una forte diminuzione del
metabolismo cerebrale …
A questa riduzione del metabolismo corrispondeva un peggioramento
nei test sulle capacità mnemoniche.
Insomma la scoperta della acqua calda, che in Svezia era già stata
appurata dal " Karolinska Hospital Center " e in USA da diversi
Ospedali Americani e Canadesi, come la "New York University of State
Island".
La cosa migliore da fare e togliere di
mezzo ufficialmente la superata e medioevale chemioterapia,
in favore della moderna "Ipertermia" e aggiornare la “radioterapia
standard", molto imprecisa, (COLPISCE sia le
CELLULE SANE che
quelle CANCEROGENE UCCIDENDO anche quelle SANE…) con quella Stereotassica, ultra precisa, grazie all’uso di Computer e di un
"Acceleratore Lineare 3D".
Provare a chiedere cosa ne pensa l'O.M.S.
(organizzazione Mondiale della Sanità) fermiamo la chemio e i
"Chemioterapisti ad oltranza" che pesano al guadagno e non tengono
conto dei progressi della scienza.
By Duilio Pacifico - pubblicato su: "LADYSILVIA" del 5
Gennaio 2007
Tratto da:
medicina.it
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Pillole e
farmaci di Kankropoli:
"Se non siete ancora convinti, o semplicemente desiderate ulteriori
dati, eccone altri due.
Il primo è la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin
B. Jones, fisiologo presso l'Università
della California, e presentata nel 1975 al Congresso di
Cancerologia, presso l'Università di Barkeley. Oltre a denunciare
l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i
cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche,
sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste
terapie.
Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato
le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni
e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da
coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Il secondo caso riguarda uno studio condotto da quattro ricercatori
inglesi, pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al
mondo: The Lancet del 13-12-1975 e che riguarda 188 pazienti affetti
da carcinoma inoperabile ai bronchi.
La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75
giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero
una sopravvivenza media di 220 giorni."
Commento
NdR: ... e questi cancerosi non trattati dalla chemio e radio, NON
hanno seguito la terapia indicata in
in questo
sito ! ......altrimenti molti sarebbero guariti !
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TUMORE al SENO – 1 donna su 3
smette le cure della Chemio terapia
Una donna su tre con un cancro al seno smette di prendere i farmaci
a causa degli effetti collaterali ritenuti insostenibili.
L’allarme arriva da uno studio americano della
Northwestern University e segnalato dalla Bbc, condotto su
686 donne in terapia con gli
inibitori dell’aromatasi per cancro al seno sensibile
agli estrogeni.
Stando ai dati, circa una donna su 3 i sceglieva di interrompere la
terapia per sintomi come dolori articolari, vampate di calore,
aumento di peso e nausea.
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FALLIMENTO della CHEMIO
Secondo l'oncologo Umberto Tirelli, intervenuto in un convegno, "i
giornali e i programmi televisivi danno notevole risalto agli
aspetti
negativi dei trattamenti terapeutici e ne ingigantiscono gli effetti
collaterali".
Ma i risultati della nostra inchiesta dimostrano, semmai, una
disattenzione dei media in materia. D'altra parte, è difficile
ottenere dall'oncologia informazioni univoche circa l'effettiva
utilità della chemio nella cura del cancro.
Le statistiche sanitarie, poi, non sono sempre trasparenti anche
perché spesso i dati della chirurgia vengono mischiati con quelli
della medicina.
Ma se per capire di più utilizzassimo le dichiarazioni ufficiali, il
quadro non sarebbe molto positivo. Circa l'efficacia delle terapie
convenzionali in un diffuso tipo di cancro, ecco cosa si legge negli
atti ministeriali della sperimentazione Di Bella, al Protocollo n.
3, diretto da Pier Franco Conte, direttore del Dipartimento di
Oncologia e Ematologia dell'Università di Modena: "La sopravvivenza
mediana attesa dalle pazienti con carcinoma mammario metastatico
trattate con una prima linea chemioterapia e/ormonoterapica è
superiore ai 24 mesi e circa il 15-20 per cento delle pazienti è
viva a 5 anni dalla diagnosi di metastasi.
La sopravvivenza mediana delle pazienti trattate con chemioterapia
di seconda linea per la malattia metastatica varia nei vari studi
clinici dai 6 agli 11 mesi". Il farmacologo Silvio Garattini ha
ammesso, sulla rivista Le Scienze: "Nonostante la mole di ricerche e
i conseguenti impegni economici, si deve riconoscere che i risultati
nel trattamento del cancro sono ancora relativamente modesti. Il
miglior trattamento, quando sia possibile, rimane ancora la
chirurgia, mentre tutto l'insieme dei trattamenti antitumorali
(chemioterapia, immunologici e radianti) arriva a malapena a
determinare una guarigione (più di cinque anni di sopravvivenza) in
circa il 10 per cento dei pazienti trattati".
Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention and Research di
Toronto, a giugno 2004 presso lo IEO di Umberto Veronesi, ha
ammesso una verità sconsolante. E cioè, che la comunità
scientifica ha sottostimato il rischio di ricaduta cui sono
sottoposte le donne considerate "guarite" dalla scienza medica. In
un'intervista a Daniela Minerva sull'Espresso del 26 giugno 2004,
Gross ha spiegato che "sia le donne che i clinici non sembrano
volerci fare attenzione.
Quindi noi viviamo nel mito che dopo un certo periodo di
follow up, la paziente sia salva. Ma non è così". In genere i
pazienti vengono considerati guariti dopo cinque anni liberi da
malattia.
Continua Goss: "Il nostro studio ha seguito le donne oltre i cinque
anni canonici e dimostrato questa terrribile realtà". Il professor
Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto
Nazionale dei Tumori, già chirurgo e clinico all'Università di
Milano e membro del Consiglio direttivo della Scuola Europea di
Oncologia, ha affermato sul Corriere della sera: "La chemioterapia,
con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire
i tumori. E mette l'inferno in corpo ai malati".
Poi si è chiesto: "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un
tumore come quello all'esofago, dell'intestino, del colon, del
cervello ? La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il
bersaglio nei tumori di origine ematica (leucemie e linfomi), negli
altri tumori controlla la proliferazione per un po' in misura
maggiore o minore, ma non guarisce".
Ma i pazienti conoscono la vera portata degli effetti collaterali
cui vanno incontro ? "Il
consenso informato dovrebbe essere una prassi consolidata",
assicura il dottor Davide Ferrari.
Fonte: vincenzobrancatisano.it
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Il Professor V. Staudacher, membro del
Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, già chirurgo
e clinico all'Università di Milano e membro del Consiglio
d'amministrazione dell’Istituto Mario Negri e del Consiglio
direttivo della Scuola Europea di Oncologia, con un intervento tanto
lucido quanto equidistante ha affermato:
"La chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi,
è incapace di guarire i tumori. E mette l'inferno in corpo ai
malati. La cura Di Bella è probabilmente incapace di guarire sempre,
ma fa star meglio i malati.
La risposta galenica del Professor Di Bella con il suo inserto
chemioterapico, va vista a mio parere come un tentativo di
interpretare la talora evidente traumatica risposta a una scuotente
terapia clinica, allo stato attuale poco rispettosa della biologia
dell'organismo colpito da accrescimento neoplastico..." ed
ancora "La chemioterapia ha mai guarito qualcuno da un tumore
come quello dell'esofago, dell'intestino, del colon, del cervello ?
La chemioterapia, che ha dimostrato di poter colpire il bersaglio
nei tumori di origine ematica, negli altri tumori controlla la
proliferazione per un pò in misura maggiore o minore, ma non
guarisce".
Lo scienziato K.B.Mullis, Nobel per la chimica nel '93 per aver
scoperto la Polimerase Chain Reaction, metodo per amplificare il DNA
applicato pure nello studio dell'HIV, in un'intervista a Celia Faber
tuonò:
"... i farmaci che usiamo -tutti questi maledetti- non sono meno
tossici dell'AZT. E li diamo a tutti. Ognuno di noi ha una zia che è
stata irradiata o che ha fatto la chemioterapia che la sta
uccidendo...Sono semplicemente un gruppo di persone che sono
diventate socialmente importanti e molto ricche pensando che essi
potrebbero essere in grado di curare le malattie che ci affliggono.
Mentre in realtà essi non possono farci niente.
E'
spaventoso ma è proprio così"……..
se lo dice un premio Nobel….!
Il Professor Angelo Brigandi specialista in Oncologfia Medica ed in
fibroscopia bronchiale con anni di esperienza in prestigiosi
ospedali oncologici parigini, a proposito della chemioterapia
afferma:
"Purtroppo
i chemioterapici non sono altro che dei veleni che uccidono le
cellule neoplastiche, ma nello stesso tempo provocano gravi danni al
nostro organismo. Il compito del medico specialista è di utilizzarli
in maniera attenta e oculata in modo da provocare il minimo dei
problemi con rigorosi e continui controlli. Non è un impegno facile.
Ecco perché sono in molti ad auspicare soluzioni più maneggevoli ed
efficaci"...ed ancora: "Credo che il suo futuro sia assai
incerto dal momento che si delineano nuove opzioni terapeutiche che
porteranno forse a ridurre radicalmente il ruolo di questa cura".
L'esperto allude alle "sostanze capaci di potenziare il
nostro meccanismo di difesa immunitaria".
...lo stesso dice A. Scanni Primario del Fatebenefratelli di Milano
"...anche i nuovi farmaci chemioterapici non porteranno
certamente alla sconfitta del meccanismo intrinseco della malattia
tumorale"
....nel febbraio dello scorso anno il Professor Iacobelli rilascerà
questa scioccante intervista "Lo
ammetto: la Cura Di Bella
non è un bluff !"...in questa intervista
l'oncologo-ricercatore confermerà la situazione di stallo in cui
versa la ricerca contro il cancro e fornirà elementi a favore
dell'efficacia terapeutica del MDB !!
Le conseguenze del trattamento antitumorale mediante
chemioterapia e radiazioni nei sopravvissuti alla leucemia mieloide
acuta contratta nell'età pediatrica -
Giovedì 26 Ottobre 2000
Le conseguenze del trattamento chemioterapico in bambini affetti da
leucemia mieloide acuta, che sono sopravvissuti più di 10 anni, è
stato studiato.
Dei 77 sopravvissuti, 44 erano stati trattati con chemioterapia, 18
con chemioterapia ed irradiazione della testa, e 15 con
chemioterapia, irradiazione di tutto il corpo e trapianto di midollo
osseo allogenico.
Nel 51% dei bambini sono state trovate anomalie della crescita, nel
30% anomalie neurocognitive, nel 28% epatite dovuta a trasfusione di
sangue, nel 16% anomalie endocrine, nel 12% cataratta, e nell'8%
danni cardiaci.
Il rischio cumulativo stimato di una seconda malignità è risultato
del 1.8%.
(Leung W et al, J Clin Oncol 2000; 18 : 3273-3279)
-
Consultare:
www.ematologia.it
http://www.e-oncologia.it
(Xagena 2000)
Commento
NdR: I vaccini producono proprio anche questa malattia !
A
questo punto ci sorge spontanea una riflessione: Non è che per
caso…. i
farmaci ed i
vaccini
indebolendo anche il Sistema
Immunitario servano per creare il
mercato dei malati da sfruttare
economicamente o meglio ancora per
sostituire il Sistema
Immunitario con il Sistema ……..Monetario in
$
?
vedi:
Bibliografia
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Le Verita' nascoste sulla CHEMIO
-
Inchiesta - Di Vincenzo Brancatisano
La chemio è tossica, fa cadere i capelli, fa venire la
nausea. Ma sappiamo davvero tutto sulla tossicità dei farmaci
chemioterapici antiblastici (CA), quelli cioè che vengono usati per
curare il cancro ?
Per approfondire il problema della pericolosità di questi farmaci
per la salute del personale sanitario addetto alla loro
manipolazione, abbiamo condotto un’inchiesta grazie alla quale viene
fuori, forse per la prima volta, un quadro impressionante circa il
grado di tossicità dei più diffusi farmaci antiblastici, che
documenti ufficiali prodotti dalle più prestigiose agenzie
scientifiche, definiscono addirittura "cancerogeni per l’uomo".
Che si possa curare il cancro con farmaci che rischiano addirittura
di causarlo può sembrare paradossale ai profani, e non spetta a noi
mettere in dubbio l’utilità terapeutica della chemioterapia, cui
molti pazienti sanno di dovere la vita. Il problema è recente. Fino
al 1980 non esistevano informazioni sul grado di rischio corso da
medici, infermieri, ausiliari dei reparti oncologici.
Ma scandagliando le 104 pagine del Rapporto Istisan n. 02/16 dell’Istituto
Superiore di Sanità, intitolato "Esposizione professionale a
chemioterapici antiblastici: rischi per la riproduzione e strategie
per la prevenzione", si scopre che ancora oggi gli "incidenti che si
rilevano tra gli operatori sanitari contribuiscono ad aumentare il
livello di attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni
e dei lavoratori stessi". Solo nel 1993 si scopriva che l’Italia e
altri paesi della Cee erano sprovvisti di indicazioni per il
personale sanitario, ad eccezione del Portogallo che raccomandava di
incenerire i farmaci antiblastici a 1000 gradi.
Oggi, in Australia, Danimarca e Irlanda è vietato alla lavoratrice
incinta di manipolare questi farmaci. In Danimarca le donne gravide
non possono neppure occuparsi di pazienti che li assumono. Altri
organismi raccomandano di evitare la manipolazione di antiblastici
alle gravide, alle donne che allattano e addirittura al personale
maschile e femminile che sta tentando di concepire. Per avere
un’idea della pericolosità dei CA basta pensare che, riferendosi
allo smaltimento delle urine dei pazienti trattati, uno studio
presentato a Modena, recita che "queste ultime possono anche essere
causa di inquinamento ambientale par contaminazione del sistema
fognario".mL’impiego dei chemioterapici, sui quali per decenni s’è
arenata la ricerca contro il cancro, risale agli anni ‘40 quando
venne utilizzata per la prima volta la mostarda azotata per curare
la leucemia.
Sono
farmaci caratterizzati da una
tossicità molto elevata ma non selettiva e dunque agiscono pure sui
tessuti sani e vitali quali, tra gli altri, il midollo osseo, le
mucose e l’apparato riproduttivo. Non solo: "Proprio a causa delle
loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel
Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori
secondari.
Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di
cellule normali in maligne , ma tendono a ridurre le difese endogene
contro l’insorgenza di neoplasie". Ma veniamo a un punto cruciale.
Nel documento si legge che "mentre per i pazienti tali effetti
tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili
benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i
farmacisti, gli infermieri e gli altri operatori. Invece, a partire
dalla fine degli ’70 numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità
dei CA per gli operatori sanitari". Mielodepressione, nausea,
vomito, mucositi, disturbi gastrointestinali, alopecia, amenorrea,
azoospermia, sterilità, neurotossicità, epatotossicità e
nefrotossocità, sono i principali effetti tossici che colpiscono i
pazienti.
Ma "alcuni di essi – si legge nel documento dell’Iss – sono stati
osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri
dei reparti oncologici" prima che venissero introdotte le linee
guida per la manipolazione degli antiblastici.
Nonostante tutto, anche di recente sono stati rilevati, vi si legge,
disturbi a livello oculare, cutaneo, respiratorio causati dai CA
vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e da altri
CA; possibili tumori causati dai CA cancerogeni; effetti
sull’apparato riproduttivo maschile e femminile con riduzione della
fertilità, aumento del numero degli aborti spontanei e delle
malformazioni congenite.
Ma non basta: "Ulteriori studi sperimentali – è la conclusione dello
studio – sarebbero auspicabili per valutare gli effetti acuti e
cronici di miscele complesse di CA a basse dosi", cui gli operatori
sono maggiormente esposti.
Aberrazioni Cromosomiche
"Alcuni chemioterapici, a fronte di
rilevanti benefici terapeutici, costituiscono un importante fattore
di rischio per effetti collaterali, non solo immediati, ma anche a
lungo termine, aumentando il rischio per tumori e per danni
all’apparato riproduttivo", osserva la biologa Irene Figà-Talamanca,
in uno dei documenti che compongono il Rapporto dell’Iss.
Solo vent’anni fa, dopo alcuni incidenti sul lavoro, "ci si è
chiesto se esisteva un rischio a lungo termine per la salute degli
operatori addetti alla preparazione e somministrazione dei
chemioterapici". E dunque? "La preoccupazione era ben fondata, dato
che gli studi successivi hanno confermato effetti mutageni (ad
esempio aberrazioni cromosomiche, ndr.) e cancerogeni, oltre a danni
alla salute riproduttiva del personale femminile". Anche se in
questi ultimi anni si è fatto tanto, il problema, insiste
Figà-Talamanca, "non può essere considerato superato" sia perché si
è visto che dove le esposizioni sono tuttora presenti, "il rischio
di patologia riproduttiva è rilevante, non solo per esposizioni
femminili, ma anche maschili", sia per la scarsa efficacia degli
studi fin qui condotti.
Come se non bastasse, i danni possono essere addirittura trasmessi
all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari.
Da un’indagine epidemiologica emerge poi che questi lavoratori,
essendo esposti a un rischio poco conosciuto e i cui effetti sulla
salute sono difficilmente evidenziabili, "tendono a disinteressarsi
della specifica problematica sanitaria".
Eppure, "ripetute esposizioni accidentali possono causare accumulo e
indurre, nel lungo periodo, un effetto cronico nel lavoratore". Il
tutto deve fare riflettere, spiega il Rapporto, "considerando che i
nuovi farmaci di cui ancora non è ben nota la tossicità vengono
continuamente introdotti nei protocolli terapeutici", specie se si
considera che i chemioterapici sono usati per malattie anche non
tumorali e "che l’esposizione lavorativa coinvolge un rilevante
numero di infermieri".
Ma i problemi non mancano, visto che "il recente uso dei farmaci
antiblastici non ha consentito, a tutt’oggi, di avere a disposizione
sufficienti dati epidemiologici che consentano di poter definire con
certezza gli eventuali effetti sulla salute".
L’ing. Giancarlo Salsi, responsabile del Servizio Prevenzione e
Protezione del Policlinico di Modena è convinto dell’esigenza di
realizzare un monitoraggio dei rischi. Dice: "Siamo estremamente
convinti di essere all’interno delle previsioni normative, che da
noi vengono controllate in maniera spasmodica dalla farmacista
Benedetta Petocchi, farmacista del Centro oncologico modenese, dove
opera l’unità centralizzata per la preparazione degli antiblastici.
Ma varrebbe sempre la pena avere dei dati oggettivi sull’esposizione
dei lavoratori". Dati che per ora non ci sono.
Il prof. Fabriziomaria Gobba, ricercatore in Medicina del Lavoro
presso l’Università di Modena e Reggio, è autore di "Rischi
professionali in ambito ospedaliero", un autorevole manuale in
materia, edito da Mc Graw-Hill.
Spiega: "E’ stato ampiamente dimostrato che solo attraverso una
conoscenza dei rischi è possibile offrire una prevenzione efficace e
che la prevenzione parte in primo luogo dai comportamenti
individuali dei soggetti esposti". Le operazioni, assicura Salsi,
vengono svolte da personale dedicato, debitamente formato,
equipaggiato e, tra l’altro, dentro le cappe protettive previste
dalla legge.
Fonte:
http://www.vincenzobrancatisano.it/articoli/chemio.htm
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