Il
Genoma si può definire come l'insieme dei geni di una qualunque cellula
che appartenga a un organismo semplice come un batterio o a un organismo
complesso come può essere l'uomo.
I geni sono costituiti dalle basi presenti nel DNA (acido
deossiribonucleico): le basi sono quattro molecole formate da uno
zucchero, il deossiriboso e da basi azotate nominate
ADENINA (A),
GUANINA
(G),
CITOSINA (C),
TIMINA (T) =
AGCT, che si uniscono tramite
legami a idrogeno per formare una lunga sequenza che prende la ormai
famosa forma di doppia elica scoperta da Watson e Crick nel 1953.
Le
basi del DNA non si uniscono tra loro in modo casuale ma ogni adenina
si può unire esclusivamente con la timidina e viceversa, allo
stesso modo la guanina si può unire solamente alla citosina,
questo fa sì che se noi conosciamo la sequenza di basi di una catena
possiamo ricavarne per deduzione la sequenza anche dell'altra singola
catena.
Si afferma che il DNA umano è formato da circa 3 miliardi di basi che codificano
assieme a quello dei mitocondri ed alle cellule stesse, le caratteristiche di tutta la persona
(NdR: non ne siamo matematicamente sicuri), cioè l'informazione tradotta dal
DNA consiste nel formare le proteine, che sono le effettive prime
discendenti del DNA, infatti dal DNA vengono prodotte le proteine che
costituiscono allo stesso tempo i mattoni e i muratori delle cellule.
Il
DNA oltre alla struttura della doppia elica presenta altre strutture
cosiddette superiori, infatti, tecnicamente si dice che esiste una
struttura primaria identificata con la sequenza delle quattro basi che si
alternano su un filamento (ad esempio potrebbe essere ATCGGA... che
significa: adenina, timidina, citosina, guanina, guanina, adenina…), una
struttura secondaria identificata dalla caratteristica doppia elica, una
struttura terziaria identificata dall'avvolgersi di questa doppia elica
intorno a proteine dette ISTONI e, infine, una struttura
quaternaria molto complessa identificata dall'avvolgersi della struttura
costituita dal DNA con gli istoni a formare quelli che noi
conosciamo come CROMOSOMI e che nell'uomo sono in numero di 46.
L'unità chiamata
GENE è, invece, quella che codifica una
proteina: si intende per gene quella sequenza di basi che, tradotta dagli
organuli della cellula, porta alla formazione di una proteina. Questo
significa che noi possiamo prendere un gene (cioè la sequenza di basi del
DNA che lo rappresentano) e inserirlo in una provetta con adeguati enzimi
e corpuscoli cellulari ottenendo alla fine una proteina perfettamente
sviluppata.
In
tutto il genoma abbiamo all'incirca 180.000 geni di lunghezza variabile e
molte sequenze di DNA non codificanti, questo significa che esiste una
grossa quantità di DNA che in teoria, allo stato attuale delle
conoscenze, non serve al fine della crescita della cellula.
(NdR: vedi commento in fondo alla pagina)
"Sono
quindi questi 180.000 geni che codificano tutte le particolarità di cui
è costituita una persona";
NdR: cosi' si dice nella medicina
ufficiale +
L'abuso infantile
"marca" i geni del DNA
A
questo punto possiamo anche inserire la definizione di "organismi
transgenici": infatti, per organismo transgenico si intende
quella cellula o organismo che contiene nel suo DNA una parte modificata o
totalmente nuova (spesso un intero gene) in grado di produrre una proteina
nuova o modificata.
Ma come si fa a passare dalla sequenza di basi di DNA
al prodotto finale, cioè le proteine ?
I processi sono tanti e andrebbero
approfonditi uno ad uno.
Il
DNA viene inizialmente copiato da determinati enzimi presenti nel nucleo
(quali le TRASCRITTASI) passando dal DNA che è a doppio filamento
all'RNA che è a singolo filamento e che comprende un nuovo tipo di
zucchero non presente nel DNA: il riboso in luogo del deossiribosio, da
qui il nome acido ribonucleico o RNA. Inoltre al posto della base timidina
verrà utilizzato l'URACILE, cioè una nuova base azotata presente
solo nell'RNA.
Il
compito dell'RNA è, in pratica, di trasportare l'informazione del DNA dal
nucleo al citoplasma dove verrà tradotta e servirà a produrre una
proteina grazie a organuli chiamati “RIBOSOMI”.
Una
proteina è spesso ma non solo formata da aminoacidi, cioè molecole organiche presenti in
una varietà limitata nel nostro organismo. Praticamente il corpo umano
utilizza solo 20 aminoacidi e con questi forma tutte le proteine presenti,
è un pò come se prendessimo il nostro alfabeto levassimo una lettera
(magari la H che è quella meno utilizzata) e tentassimo di comporre tutte
le parole che conosciamo, come potete ben capire si verrebbero a formare
un numero illimitato di parole.
Le
proteine vengono prodotte dai ribosomi; il ribosoma legge l'RNA
a triplette, cioè tre basi dell'RNA per volta, ovvero quelle sufficienti
a codificare per l'aminoacido che dovrà essere attaccato alla neocatena
della proteina da rifinire.
In
questa maniera grazie alle quattro basi dell'RNA che si uniscono a formare
le triplette avremo 64 combinazioni diverse di triplette che daranno le
informazioni per costruire la proteina; tra queste triplette oltre alla
codificazione per gli aminoacidi abbiamo anche quelle che codificano per
il termine della traduzione della proteina e quelle che codificano per
l'avvio della traduzione.
Ma
se gli aminoacidi presenti nell'uomo sono 20 a cosa servono 64 triplette ?
La
risposta è nella RIDONDANZA, cioè più triplette codificano per
lo stesso aminoacido.
In questa maniera se abbiamo variazioni minime del
DNA quali mutazioni di una sola base otterremo comunque un aminoacido
spesso uguale
(dipende da quale base cambia) a quello di partenza.
(NdR: Cambiando una base si può passare da Glutammico
(carico negativamente) a Valina (apolare).
Purtroppo,
però, le mutazioni non sono così valide e a volte l'aminoacido sarà
completamente diverso e potrà modificare completamente la proteina finale
un pò come succede in alcune patologie del sangue.
A volte esistono
mutazioni ancora più pericolose che levano o aggiungono una base alla
sequenza del DNA: in questa situazione il segnale di avvio e di stop può
essere variato e quindi la proteina potrebbe anche non essere più
codificata o addirittura sviluppare proteine senza alcun senso; per
fortuna all'interno della cellula esistono determinati enzimi che riescono
a correggere gli errori che avvengono sul DNA, questo perché come abbiamo
visto sopra noi abbiamo due filamenti che sono opposti, quindi se si viene
a formare un errore su un filamento, ne abbiamo comunque un altro su cui
basare la correzione, infatti, se noi abbiamo la vecchia sequenza
conosciamo perfettamente anche quella che si aveva sull'altro filamento
per il fatto che adenina si lega con timidina e guanina si lega con
citosina = NdR: vedi YHWH.
Una
volta che le proteine sono state prodotte si può formare il resto
dell'organismo perché si può dire che le proteine sono le macchine che
permettono di unire gli zuccheri, trasmettere segnali, riparare e
quant'altro deve essere fatto nella cellula e nell'organismo.
By Fabio Venzano - con piccole correzioni da parte del
redattore di questa pagina = NdR.
Ricordiamo che il DNA non è una
struttura statica, ma è libera di muoversi nello spazio
fluido della cellula, assumendo varie conformazioni
topologiche (da topos = spazio), come annodarsi e avvolgersi
su se stesso; inoltre, tutti i processi cellulari che
comportano uno scorrimento di complessi proteici sul DNA
alterano la sua struttura nello spazio, torcendolo,
srotolandolo e creando delle regioni di super avvolgimento
del tutto simili a quelli che può assumere una corda od un
elastico. Questa struttura del DNA nello spazio viene
controllata e regolata da una serie di enzimi che si
chiamano DNA
Topoisomerasi.
Commento
NdR: l'autore di questo scritto si e' dimenticato che noi
utilizziamo per sintetizzare proteine solo il 10% del nostro
DNA e l'altro 90% a cosa serve...? in quanto la
Natura
intelligente non fa di queste cose.....
Il redattore di questa Pagina
ringrazia le indicazioni e le precisazioni di vari
personaggi del NG di it.scienza.biologia, i quali hanno
permesso di precisare alcuni punti poco chiari e/od
imprecisi.
Es.:e NON tralasciamo anche altre cose importanti che servono
alla "composizione" di una persona e cioe’:
i segnali
extracellulari, topografici, epigenetici, e non tralasciamo
pure il fatto che a innescare la divisione in una cellula
uovo animale, è la fusione con un altra cellula fecondante,
a cui la cellula uovo risponde con tutta se stessa in quanto
rete dinamica autoregolata (in cui è compreso il DNA nel suo
complesso).
Inoltre l'autore si e' dimenticato di ricordare che il DNA
ed i Cromosomi che sono la scala del DNA avviluppata su se
stessa, sono di fatto una antenna dinamica
(ricetrasmittente) immersa in liquido, antenna che risuona a
tutte le frequenze dell'UniVerso
(per armoniche).
Inoltre da recenti scoperte
effettuate da studiosi e ricercatori del laboratorio di
fluidi complessi e
biofisica molecolare dell'Universita' di Milano (Italy)
e pubblicati su "Science", nell'acqua
i frammenti di
DNA, secondo questo studio, hanno la tendenza
"spontanea" a formare
cristalli liquidi, ossia strutture molto ordinate
nelle quali le
molecole si collocano in modo regolare; i frammenti
di DNA tendono ad aderire gli uni agli altri formando
catene fisiche piu' lunghe delle singole molecole,
spiega Tommaso Bellini, uno degli autori dello studio.
Questa e' una importante scoperta perche' dimostra
inequivocabilmente le proprieta' di auto organizzazione
della
materia e potrebbe fornire la prova di cio' che
sarebbe avvenuto alle origini della Terra, perche'
questo fenomeno avrebbe favorito la nascita nel mondo
prebiotico di
legami chimici a partire da frammenti di DNA.
Questa ricerca
dimostra anche le proprieta' della materia (che essa ha
insita a livello subatomico, atomico, molecolare ecc.)
di avere in se' un "Programma
di Vita" e quindi anche nell' acqua (solvente
primordiale) proprieta' di aggregazione da studiare e da
"riscoprire"...ma gia' inizialmente ben enunciate da
Benveniste,
nella sua ricerca primordiale ma importante, sulla
memoria
dell'acqua e sulle sue proprieta' aggregatrici (cluster
dell'acqua) a livello sub atomico, atomico e molecolare.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Definizione (sintetica) di DNA:
Il DNA è un lungo
polimero costituito da unità ripetute di
nucleotidi. La catena del DNA è larga tra i 22 ed i
26 Ångström
(da 2.2 a 2.6 nanometri)
ed ogni unità nucleotidica è lunga 3.3 Ångstrom
(0.33 nanometri). Sebbene ogni unità occupi uno spazio
decisamente ridotto, la lunghezza dei polimeri di DNA
può essere sorprendentemente elevata, dal momento che
ogni filamento può contenere diversi milioni di
nucleotidi. Ad esempio, il più grande
cromosoma umano (il
cromosoma 1) contiene quasi 250 milioni di
paia di basi.
Scienziati Russi scoprono il modo di
riprogrammare il DNA -
L'abuso
infantile "marca" i geni del DNA
Queste
scoperte dimostrano che il DNA puo' essere programmato di
nuovo da "parole e frequenze" e che a sua volta puo'
influenzare "frequenze e linguaggio" !!
Di fatto il DNA e' una rete tipo Internet
ma di molto superiore come possibilita', perche essa
intermodula ad ogni istante con il CEM del Cervello
del Cuore. Queste recenti scoperte Russe mandano in
cantina come ferri vecchi le recenti tecnologie genetiche
"copia, taglia, incolla"....in quanto cio' che essi
hanno scoperto e' che il DNA puo' essere influenzato e
riprogrammato attraverso le parole e le frequenze opportune,
senza tagliare e/o sostituire i singoli geni.
Vi e' chi lo paragona ad
un nastro perforato, con tanto di testine di lettura (le
transcrittasi), segnali di start e stop, ecc., ma secondo
noi e' una visione limitata.
Di
fatto solo il 10% serve a sintetizzare proteine, ed e' questa
piccola "sezione" del DNA che interessa alla
medicina occidentale; essa viene esaminata ed analizzata;
l'altro 90% viene considerato come "DNA di scarto".
I ricercatori russi, convinti della saggezza della Natura,
hanno "esplorato" questo altro 90% arrivando a delle
scoperte sconvolgenti !
Secondo
quelle ricerche il DNA non serve solo a costruire e mantenere
il nostro corpo, ma anche come deposito (Data Bank) di memoria
dati e comunicazione. Essi hanno scoperto che il codice
genetico segue tutte le regole dei linguaggi umani; essi hanno
comparato le regole della sintassi (il modo nel quale sono
messe assieme le parole) + la semantica (studio del
significato delle parole e delle loro radici nelle varie forme
linguistiche) + le regole basilari della grammatica ed hanno
trovato che le coppie basiche (Adenina, Guanina, Citosina,
Timina) del ns. DNA seguono specifiche regole grammaticali di
un linguaggio ben preciso, come i nostri linguaggi umani. Il
che porta ad affermare che il linguaggio umano derivi proprio
dal linguaggio del DNA e non sarebbe un fenomeno indipendente
da esso.
Un
Biologo molecolare russo Pjort Garajev ed un Biofisico,
assieme ad altri colleghi hanno esplorato e compreso anche il
comportamento vibrazionale-frequenziale del DNA.
Nell'ultima riga della loro
ricerca si legge: "le funzioni
vitali dei cromosomi sono come un computer olografico che usa
radiazioni endogene di DNA"; questo significa che i
cromosomi gestiscono la modulazione di certi schemi di
frequenze sonore per mezzo di un "raggio laser" per
influenzare la frequenza del DNA e dunque quella della stessa
informazione genetica. Visto che la struttura base del DNA e
quella del linguaggio seguendo le stesse logiche di linguaggio
ormai decodificata e quindi utilizzabile, NON e' piu'
necessario fare il "taglia ed incolla" come fanno i
genetisti nei laboratori, basta conoscere la giusta frequenza
con il giusto linguaggio per ottenere la riprogrammazione del
DNA, questo avviene solo nel tessuto VIVO, ma non in vitro,
per mezzo di speciali raggi "laser" modulati e/o
radiofrequenza opportunamente scelta e modulata.
Questo
dimostra come il DNA sia comunque influenzabile anche dal un
certo tipo di Linguaggio, es. l'ipnosi, la visione di certe
immagini ecc.
Questi
scienziati hanno preparato un dispositivo che influenza il
metabolismo cellulare attraverso certe frequenze luminose e
radio, riparando in tal modo i "difetti", la memoria
delle malattie per esempio; essi anno preso-catturato
anche schemi di
informazione di un certo DNA e lo hanno immesso trasmettendolo
in un altro DNA riprogrammando cosi' le cellule per un altro
Genoma.
Es.: essi hanno trasformato
embrioni di rana in embrioni di salamandra trasmettendo il
programma informativo del DNA della rana in quello della
salamandra. la sequenza dei dati inseriti nell'embrione di
salamandra NON ha prodotto nessuno degli "effetti
collaterali" o disarmonie che si riscontrano nel
"taglia ed incolla" dei genetisti !
Queste scoperte rappresentano una eccezionale rivoluzione
trasformatrice, per di piu' semplice ed applicabile da coloro
che conoscono frequenze e linguaggio adatti, anziche'
utilizzare l'arcaico "taglia ed incolla".
Questi esperimenti mettono in luce l'enorme potere delle "onde
genetiche" che hanno una maggiore influenza sulla formazione
organica, rispetto ai processi della sequenza AGCT.
Queste
scoperte DIMOSTRANO come il linguaggio umano (Pensiero-Dolore-Linguaggio
di autocommiserazione e sofferenza) puo' riprogrammare il
proprio DNA o quello di terzi da noi resi Psicodipendenti !
Questi scienziati Russi hanno anche scoperto che il DNA in
Vivo produce delle onde di disturbo nel "vuoto",
generando i "wormholes" o buchi di verme
(microscopici campi magnetizzati che si trovano sui bordi dei
campi dei Buchi Neri) ovvero in ponti di Einstein-Rosen
(tunnel spazio-temporali) che di fatto sono aree di
connessione fra varie aree totalmente differenti
dell'UniVerso, attraverso i quali una qualsiasi informazione
puo' essere trasmessa e/o ricevuta istantaneamente, al di la' dello
spazio-tempo - vedi
OloMero
+ Atomo
+ Buchi
neri
Il DNA-Cromosomi, "attira"- riceve e/o trasmette "spinge", questi "bit"
di InFormAzione da e per la nostra Coscienza, attraverso gli
atomi che compongono le sostanze stesse del DNA nei
Cromosomi i quali si comportano come
nanotubi
ricetrasmittenti !.
vedi anche:
http://www.fosar-bludorf.com/news/index.htm
Altri siti da visionare:
-
Flam, F. "Hints of a language in junk DNA", Science
266:1320, 1994
- "Explaining 'linguistic features' of noncoding DNA"
Bonhoeffer S, Herz AV, Boerlijst MC, Nee S, Nowak MA, May
RM.
-
http://www.godandscience.org/evolution/junkdna.html
Il DNA e' influenzabile dall'Ipnosi:
www.altor.org/ipnosi-rossi.htm.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Studio sulla rivista "Nature" sconvolge le teorie
classiche della genetica del DNA
La rivista Nature ha pubblicato uno studio che ha
letteralmente sbalordito il mondo della genetica. In questo
studio si afferma e si dimostra da parte di ricercatori (Robert
Pruitt e colleghi della Purdue University, scoperta mentre
studiavano la pianta Arabidopsis) che le piante
riescono a modificare il codice genetico che ereditano dai
propri genitori per tornare a quello dei nonni !
Questa scoperta amplifica e definisce
meglio le
ideologie sull'ereditarieta' finora insegnate nelle
Universita'.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgicmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15785770
&query_hl=1&itool=pubmed_docsum
"Although
the model proposed above might represent an extraordinary
view of inheritance, each of the processes required by the
model has been demonstrated previously".
La ricerca oltre a dimostrare
che le piante hanno questa possibilita' suggerisce che anche
altre specie abbiano la stessa possibilita'; noi cultori
della Medicina Naturale affermiamo proprio questo: anche
l'uomo ha queste possibilita' cosi come gli animali.
Infatti proprio nei 10
Comandamenti che ritroviamo nella Bibbia, in Genesi cap. 20,
e' espressa proprio questa caratteristica: "le
colpe dei padri cadranno sui figli fino alla 4° generazione",
sottintendendo che successivamente alla 4° generazione cio'
non possa piu' accadere, quindi suggerisce che vi sia un
meccanismo riparatore che permette la cancellazione e/o la
riparazione della mutazione genetica indotta dagli errori
dei padri.
L'ipotesi nostra e' che ogni DNA
abbia "nascosto nel proprio RNA" la
copia del file originale
del DNA e che quindi quando intervengono mutazioni
e/o duplicazioni genetiche, alla 4° generazione il file originale ripari
quello danneggiato.
Bibliografia:
S.J. Lolle, J Victor, J.M.Young, R.E.Pruitt – Nature Online,
di:10.1038/nature03380 (2005)
Fonte: Boi@gricoltura Notizie, ediz. Ariab.
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Esami di riparazione (del DNA)
Per la prima volta è stata
osservata in tempo reale una molecola di materiale
genetico che riesce a correggere un danno nella sua
struttura.
La riparazione delle molecole di Dna danneggiate è un
meccanismo ben conosciuto in genetica, ma finora nessuno
ne aveva dato testimonianza in tempo reale. Ricercatori
del
Kavli Institute dell’Università di Delft, in Olanda,
sono riusciti a documentare, a livello di una singola
molecola di Dna, la ricombinazione omologa, uno dei
meccanismi di riparazione frequentemente messi in atto
dalle cellule. Il lavoro è stato pubblicato sulla
rivista Molecular Cell.
La rottura della molecola di Dna può essere provocata,
per esempio, dai raggi ultravioletti o dai raggi X, ma
può anche capitare durante la normale divisione
cellulare. Il tipo di danno può interessare una parte
della struttura o l’intera molecola, ma le cellule sono
dotate di diversi meccanismi per ripararlo. Se questi
danni non venissero immediatamente corretti, potrebbero
portare ad alterazioni a livello funzionale.
I ricercatori olandesi sono
riusciti ad osservare il
fenomeno di riparazione grazie a un campo
magnetico che consente di spingere e ruotare una singola
molecola di Dna nella posizione voluta. Nel momento in
cui il danno viene riparato, la posizione della molecola
cambia: in questo modo gli scienziati dell’Università di
Delft sono riusciti a osservare il processo di
riparazione in dettaglio.
La possibilità di approfondire le conoscenze su questi
meccanismi è molto importante sopratutto in campo
oncologico, dato che la formazione di un danno del
materiale genetico è uno dei processi che può portare
allo sviluppo di cellule cancerose. (s.m.)
Tratto da Galileonet.it
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Si può «suonare» una molecola
?
Johann Sebastian Bach non ci avrebbe neanche pensato, anche
perché nel Settecento non si sapeva che cosa fosse una
molecola. Ma a partire dagli Anni '80 del XX secolo molti
scienziati ci sono riusciti, a sorpresa. Facendosi aiutare
da musicisti curiosi, hanno «trasformato» proteine e DNA in
fantasiose melodie.
Tratto dall'inserto de " La Stampa" : (TST) Tutto Scienze e
Tecnologie, in ultima pagina compare un articolo dal titolo:
"DNA, uno spartito da suonare" -
By Vincenzo
Guarnieri.
Sottotitolo: Negli USA collaborazioni tra scienziati e
musicisti: le sequenze degli aminoacidi diventano note.
Su internet si moltiplicano gli esperimenti.
Come hanno fatto ?
È semplice: una composizione musicale è una sequenza di note
su un pentagramma, una molecola
di DNA è costituita da una sequenza di nucleotidi e una
proteina da una sequenza di aminoacidi.
Si tratta sempre di sequenze ! Basta quindi creare delle
regole che permettano di trasformare una in un'altra e il
gioco è fatto. Per il passaggio da DNA a proteina ci ha già
pensato la natura: il codice genetico assegna a ogni tre
nucleotidi uno specifico aminoacido. Per le altre regole,
invece, i ricercatori si sono dovuti sbizzarrire.
Come la biologa Mary Anne Clark della Texas Wesleylan
University,che ha avuto l'idea di assegnare ciascuno dei 20 aminoacidi
che formano le proteine alle note di una lunga scala
musicale.
Ma la ricercatrice non è andata a caso: ha assegnato la nota
più bassa all'aminoacido più idrofobico e la più alta al più
idrofilico, ordinando gli altri di conseguenza.
Poi ha applicato questi accorgimenti alla sequenza di una
proteina e, grazie al software ideato dal musicista John
Dunn, è riuscita ad ascoltarne la versione musicale.
Che cosa ha sentito ?
Una melodia ottenuta dal “suono” della semplice successione
di aminoacidi, cioè della struttura
primaria di quella proteina. Ma non solo: durante
l'esecuzione le note basse “dicono” che stanno
suonandogli aminoacidi idrofobici, normalmente posizionati
all'interno della struttura tridimensionale.
Le note alte, invece, “dicono” che siamo sulla superficie.
Quindi la studiosa ha trovato un metodo per percepire la
struttura della proteina in modo alternativo
alla semplice osservazione dei modelli tridimensionali. È
come se si “vedesse” la molecola
con le orecchie anziché con gli occhi. Manon si è fermata.
Gli aminoacidi si dispongono nello spazio formando geometrie
regolari, le strutture secondarie, come le eliche o i
foglietti.
Una proteina è costituita dall'insieme di queste strutture e
la ricercatrice ha voluto ascoltarle.
Come ?
Scritturando
un'intera orchestra... virtuale, naturalmente. Con i violini
alle eliche e i fiati ai foglietti, la musica fornisce
un'immagine ancora più precisa della proteina.
Provare per credere: sul sito di M.A. Clark si possono
ascoltare numerosi esempi, a volte molto particolari.
Non ci
si deve stupire quindi di un curioso quartetto che suona
simultaneamente l'emoglobina appartenente a quattro specie
diverse: tigre, uomo, elefante e toporagno. Questo
“ensemble” ci permette di percepire le differenze evolutive
tra le specie, facendoci ascoltare questa proteina del
sangue.
E il DNA, la molecola definita il “libro della vita”, può
diventare lo “spartito della vita” ?
I quattro nucleotidi (Adenina, Citosina, Timina e Guanina),
che formano
le lunghe catene dei geni, possono diventare note musicali ?
Sembra proprio di sì. L'idea più fantasiosa è stata della
compositrice americana Susan Alexjander, che ha utilizzato
le frequenze ottenute dagli spettri dei nucleotidi per
generare suoni.
Ma alcuni studiosihanno addirittura utilizzato le melodie
del DNA per fare ipotesi sull'origine della vita.
È il caso
del giapponese Nobuo Munakata, che ci lavora dall'84, quando
ha pubblicato un suo lavoro su “Nature”. Oppure Susumo Ohno,
anche lui giapponese, che ha riconosciuto grazie alla musica
una serie di “elementi ripetitivi” nella sequenza dei geni,
che risalirebbero all'origine dei geni stessi.
La musica può davvero farci capire meglio la scienza ? E la
scienza può ispirare gli artisti ?
Questi musicisti e ricercatori rispondono di sì.
Forse come chi partecipa a Roma, fino al 15 giugno 2006 ,
alla seconda edizione di “Arte Scienza”, il festival
biennale dedicato all'arte e alle applicazioni scientifiche.
Dal confronto tra artisti e scienziati potrebbe anche
nascere una scienza più divertente, soprattutto quando
diventa musica.
By
Sandro Cappelletto
Brevettata la musica del DNA
Roma, 18 dic.
2007 (Adnkronos) - La scoperta è di un team di
ricercatori italo-americani guidati da Carlo Ventura e
James Gimzewski e potrebbe in futuro portare gli
scienziati a indirizzare le cellule a differenziarsi
sulla base di suoni di riferimento ben precisi.
Il suono della vita, una
sorta di musica proveniente dai movimenti del Dna, è
stato registrato e brevettato per la prima volta da un
team di ricercatori italiani e statunitensi guidato da
Carlo Ventura, docente di Biologia molecolare
dell'università di Bologna, e dal fisico James Gimzewski,
dell'università di Los Angeles, California. La scoperta,
oltre a essere curiosa, potrebbe in futuro portare gli
scienziati a trasformarsi in 'direttori d'orchestra'
capaci di indirizzare le cellule a differenziarsi
seguendo un suono di riferimento ben preciso.
Ventura ha illustrato i risultati dei suoi studi in
occasione del convegno 'Aspetti biologici, clinici e
sociali dell'allungamento della vita media', organizzato
a Roma dall'Istituto nazionale biostrutture e biosistemi
(Inbb). "Il nostro genoma - spiega - è fatto da una
miriade di anse, di ripiegamenti che non hanno solo la
funzione di 'impacchettare' i circa due metri della
molecola del Dna in poche decine di millesimi di
millimetro di diametro del nucleo.
Per molto tempo - aggiunge - si è pensato che queste
anse servissero a guadagnare spazio, ma oggi sappiamo
che, pur facendo parte del cosiddetto Dna 'spazzatura',
cioè che non codifica alcuna proteina, hanno una precisa
funzione di 'architettura"'.
Video:
http://www.adnkronos.com/IGN/Video/?vid=1.0.1683534554
"I ripiegamenti del Dna -
afferma l'esperto - sono dinamici nell'assemblarsi e nel
disassemblarsi e questo loro muoversi in continuazione
viene trasmesso a strutture del citoscheletro fino a
creare una vibrazione sulla superficie della cellula.
Questa vibrazione è compresa nell'arco di frequenze
udibili dall'orecchio umano: dunque, non abbiamo fatto
altro che sviluppare un approccio in grado di rilevare
questi suoni. E quello che emerge è che questi rumori
sono in qualche modo 'specifici' per quello che la
cellula sta facendo in termini di espressione di geni,
in quel momento". In futuro i ricercatori mirano a
capire se il 'suono' può indirizzare le cellule e far
comprendere loro cosa fare. In pratica, con il suono
giusto si potrebbero impartire precisi ordini.
"Bisognerà capire - conclude Ventura - se a
differenziamenti specifici corrispondano frequenze
sonore specifiche. Qualora fosse così, solo in un
secondo momento si potrà vedere se, facendo ascoltare
alla cellula questi suoni, la si potrà trasformare in
quello che vogliamo".
Tratto da:
http://www.adnkronos.com
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
A Che Guevara piaceva ballare, ma aveva grande
difficoltà a farlo con una certa coerenza, perché
era “amusico”, sordo alla musica: non la «sentiva» e dunque
non riusciva a trasformare un ritmo in gesto.
Il disturbo
non affligge esclusivamente i rivoluzionari: il premio Nobel
per l'economia Milton Friedman lo dovette constatare su di
sé, dopo aver inutilmente provato a ricavare un qualche
piacere dall'ascolto di dischi e concerti. Piacere negato
anche a Sigmund Freud, che viveva a Vienna in anni colmi di
musica.
Come spiegare questa incapacità ?
Dove trovare la risposta ad altri diffusi disturbi: se ad
alcuni - Mozart il caso più noto – basta ascoltare una volta
soltanto una melodia, un brano intero, per saperlo
ricantare, trascrivere, al
contrario c'è chi non ci riuscirà mai, non solo perché è
stonato, ma perché non può memorizzare e restituire col
canto quella successione di note.
”Non vi so dire se è una questione biologica o culturale, se
è forte o meno la componente ereditaria, se il deficit è
innato, ma questa particolare forma di sordità riguarda tra
il 5 e il 10%”, dice Isabelle Peretz, autrice del saggio:
«La
musica e il cervello», pubblicato nell'Enciclopedia della
musica
Einaudi, attiva a Montreal, dove è docente di psicologia
all'università e si è specializzata in neuropsicologia
cognitiva. Accompagnata dalle riflessioni della
neuropsichiatra infantile Luisa Lopez (“la musica aiuta a
socializzare: cantare in coro è esperienza utilissima”) e
del compositore Nicola Piovani («la musica, come la poesia,
non si spiega»), la Peretz è stata protagonista della
conferenza dedicata al cervello musicale all'Auditorium di
Roma.
Numerosi gli esempi: ecco Isabelle, che dopo un incidente ha
perduto la possibilità di cantare, mentre intelligenza,
linguaggio e memoria sono intatti; ecco Albert, del tutto
incapace di rispondere con un giudizio a due musiche
diverse. Numerose anche le affermazioni in negativo:
l'orecchio musicale assoluto, cioè la capacità di
riconoscere a colpo sicuro un suono, non è sinonimo di
intelligenza, ma una qualità innata. La musica di Mozart non
rende più abili e non aumenta la capacità di attenzione:
studenti statunitensi chiamati ad assemblare figure
geometriche, dopo aver ascoltato il complesso rock
Blur, l'hanno fatto più velocemente che dopo essere stati
«sottoposti» a una sinfonia mozartiana.
”Non è chiaro se la sede della ricezione musicale risieda
nell' emisfero cerebrale destro o sinistro, ma nelle persone
che soffrono di amusia si riscontra una minore densità della
materia bianca e questa constatazione porta a ipotizzare che
il deficit sia innato, senza però che pregiudichi altre
funzioni e sensibilità”: gli studi che la Peretz conduce al
BRAMS (Brain, Music and Sound
Research) hanno portato a considerare l'”abilità musicale”
come una rete di connessioni: “Utilizzando le tecniche di
neuroimaging si è constatato che i rapporti tonali e quelli
temporali, percepiti all'ascolto come una dimensione
unificata, sono elaborati dal cervello in modo indipendente;
che esistono reti neurali specializzate nel riconoscimento
delle scale, mentre i gangli della base e del cervelletto
partecipano al controllo motorio e percettivo del ritmo”.
Sembra dunque che un insieme di luoghi e di funzioni diverse
rechino ognuno il proprio contributo all'organizzazione
formale delle nostre capacità musicali, mentre l'”amusia” si
è dimostrata più tenace di ogni rimedio.
Se anche la musica è un linguaggio, con il linguaggio
condivide dei “meccanismi di elaborazione sintattica”, ma le
capacità di ascolto, di apprendimento, di elaborazione
creativa sono «servite da reti neurali dedicate»,
disseminate ovunque nel cervello, connesse tra loro.
Misteriosamente assenti in alcuni di noi.
Tratto da:
http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/default_PDF.asp?pdf=4
L'abuso infantile
"marca" i geni del DNA
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La geografia scritta
nei geni
Le differenze genetiche tra
due persone, misurate come numero di mutazioni non
condivise, rispecchiano le distanze geografiche dei
rispettivi luoghi di nascita
Vicini di casa, vicini di
Dna. La regola generale è stata sottoscritta da ben due
gruppi di ricerca e presentata la scorsa settimana sulle
riviste
Nature e
Current Biology. Se l'affermazione va presa con le
dovute pinze, la morale dei due studi è questa: quanto
più due persone sono nate in luoghi geograficamente
lontani, tanto più saranno geneticamente distanti. E
viceversa.
Alla guida dei due team, che
hanno lavorato indipendentemente, ci sono John Novembre
dell'Università
della California (Los Angeles) e Manfred Kayser
dell'Erasmus
University Rotterdam. I ricercatori hanno mostrato
per gli esseri umani la corrispondenza tra distanza
geografia e distanza genetica analizzando centinaia di
migliaia di polimorfismi (geni che variano per una
singola lettera del Dna) nel genoma di persone
provenienti da oltre venti paesi europei. Per ciascuna,
i genetisti hanno codificato circa mezzo milione di
mutazioni.
Il genoma di tutti i
soggetti è stato poi rappresentato come un punto su di
un piano cartesiano. In questo modo, persone con genoma
molto simile (ovvero con un alto numero delle stesse
mutazioni in comune) risultano rappresentate come due
punti molto vicini. Viceversa, punti distanti
rappresentano genomi che differiscono per la maggior
parte delle mutazioni considerate.
A stupire i ricercatori è
stato il fatto che, una volta inserite le migliaia di
analisi genomiche, il grafico che ne è emerso rispecchia
la carta geopolitica dell'Europa: la maggior parte dei
genomi appartenenti, per esempio, a portoghesi e
spagnoli si trovano raggruppati in una regione dello
spazio del piano a Sud-Ovest dei genomi francesi. Come
quelli italiani si trovano a Sud-Est di quelli svizzeri.
Tenendo presente che la
differenza genetica tra gli europei è estremamente
bassa, secondo Kayser quanto osservato è perfettamente
in accordo con gli studi sulle ondate migratorie verso
l'Europa dei rappresentanti della nostra specie (Homo
sapiens) nel corso degli ultimi 20 mila anni. (t.m.)
Tratto da: galileonet.it
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Siete
contro i brevetti sul DNA ?
Chiedete i diritti d’autore del proprio DNA alle multinazionali che
brevettano il DNA umano…..
Le
sequenze di geni non servono. Bisogna leggere le proteine. Come ? Uno
scienziato in prima linea spiega
la nuova sfida
By Giovanni Sabato
Cosa pensereste se l'architetto a cui avete chiesto di progettare la
vostra casa vi presentasse un progetto scritto così: «Wwyportawhjjascenskkorexrrrjj.» ?
Sarebbe
lecito che vi domandaste se e quando vedrete mai la nuova casa finita.
Questa è la sensazione che avvertono diversi scienziati a proposito della
sequenza del genoma umano, la cui decifrazione è stata annunciata
trionfalmente ormai più di un anno fa dal celeberrimo Craig Venter
(genetista patron della Celera, l'impresa privata che per prima ha
annunciato il compimento dell'impresa) e da Michael Collin (capo del
progetto federale americano, il vero e proprio Genome Project).
Il
paragone è di Stanley Fields, genetista dell'Università di Washington a
Seattle, ed esprime bene il misto di eccitazione e frastornamento che
avvolge gli addetti ai lavori.
Eccitazione
perché senza dubbio la decifrazione del genoma è una meta scientifica
eccezionale. Frastornamento perché la sfida, adesso, è quella di dare un
senso all'immensa massa di informazione accumulata, di leggere il libro
del genoma che ora appare come una serie di lettere indistinte.
Ed
è un'impresa che si presenta ben più colossale del sequenziamento
stesso.
Si
tratta di comprendere le relazioni tra i geni, di identificare le proteine
che ciascun gene codifica e, infine, vederne la funzione nel corpo umano.
Ma decifrare le proteine non è uno scherzo. E per farlo ci sono alcune
tappe intermedie.
Quali ?
Ne
abbiamo parlato con Piero Carninci, ricercatore italiano trasferitosi da
anni in Giappone presso uno dei templi della ricerca sul genoma, il Riken
Genome Science Laboratory di Tsukuba.
Con
risultati tanto interessanti che a fine mese tornerà in Italia a ritirare
il Biotec Award 2001, che premia i ricercatori italiani che più si sono
distinti nell'ambito della biologia molecolare. Carninci lavora proprio
sul crinale tra genoma e proteoma. E premette: «La sequenza del genoma,
in sé, non può dirci molto: è solo un primo passo, sebbene
importantissimo».
Nuda
e cruda, la sequenza somiglia molto al bizzarro progetto dell'architetto:
i geni (le informazioni rilevanti, i tratti di Dna in cui è scritto come
fare le proteine) costituiscono meno del 2 per cento dell'intero genoma e
sono dispersi qua e là in una marea di sequenze diverse, molte delle
quali apparentemente prive di alcuna funzione (il cosiddetto Dna
spazzatura), e per di più possono essere spezzettati in più frammenti
intercalati da sequenze senza senso.
«Anche
solo individuare i geni nella marea di sequenze incomprensibili non è
affatto facile, tant'è che il loro stesso numero è tuttora incerto»,
ammette Carninci (vedi intervista a William Haseltine a pagina 141).
«Ancor
più arduo, poi, è capire a che serve il gene individuato, ovvero qual è
la funzione della sua proteina».
Tanto arduo quanto indispensabile, perché
il gene, in sé, non è che l'istruzione per fabbricare una o più
proteine.
Sono queste ultime che nell'organismo svolgono ogni sorta di
attività, dal trasporto dell'ossigeno alla digestione; è il loro modo di
funzionare che va sviscerato se si vuole comprendere come funziona il
corpo umano, ricavare nuove medicine o chiarire cosa ci rende diversi da
una scimmia.
Lo studio sistematico dell'insieme delle proteine prodotte
dall'organismo - il cosiddetto proteoma - è la nuova frontiera della
ricerca nell'era post-genoma.
«Senza
dubbio dalle indagini sulle proteine verranno le risposte più accurate»,
conviene Carninci:
«Ma
prima di vederne i frutti occorreranno molti anni e grossi investimenti».
Le proteine assumono strutture tridimensionali contorte e mutevoli,
interagiscono l'una con l'altra in molteplici modi e sono ben più
numerose dei geni, dato che da uno stesso gene possono derivare decine o
talvolta centinaia di proteine diverse; studiarle, dunque, è molto più
difficile che decifrare la semplice, lineare sequenza del Dna.
E nel
frattempo ?
(NdR: studiamo ed impariamo a leggere il DNA, cosa che
non si e' ancora in grado di fare; e' come avere
un'enciclopedia e non saperla leggere perche non si conoscono
i meccanismi di assemblaggio delle lettere di quell'alfabeto
ed il senso di quelle parole, quando si scopriranno).
Una
soluzione viene da studi come quello di Carninci, che prendono di mira i
prodotti intermedi tra il Dna e le proteine. Ogni volta che la cellula
legge un gene, per prima cosa fabbrica un prodotto intermedio (detto Rna
messaggero), che poi viene letto a sua volta per produrre la proteina;
questi intermediari, a differenza del genoma, contengono la sola sequenza
del gene, senza altre sequenze estranee, e vengono prodotti solo nel
momento in cui il gene in questione viene letto per produrre la proteina.
Carninci, in anni di ricerca, ha messo a punto le tecniche per isolare con
precisione inedita gli Rna messaggeri presenti nelle cellule, e le ha
impiegate per individuare e raccogliere tutti (o quasi) quelli prodotti
dal più classico animale da esperimento: il topo. Ha ottenuto così una
raccolta pressoché completa dei geni del topo.
Dai
geni isolati in questo modo si possono trarre innumerevoli informazioni.
Per
esempio, si può studiare in quali circostanze ciascun gene viene letto,
per individuare quelli che si attivano in malattie come il cancro, e che
quindi possono avere un ruolo nella malattia.
Si
possono anche analizzare l'insieme di tutti i geni accesi nella cellula in
un determinato momento, per ricavare indizi sulle loro funzioni. E si
possono inoltre condurre studi su come interagiscono tra loro le relative
proteine (cosa che con il genoma non è possibile), e identificare
proteine sconosciute che interagiscono con quelle già note; anche queste
sono informazioni preziose perché, se due proteine interagiscono,
evidentemente partecipano allo stesso processo. «Con le nostre tecniche
riusciamo a esaminare 100 mila interazioni al giorno», afferma Carninci.
Si
tratta di tecniche usate da diversi laboratori per ottenere analoghe
raccolte di geni in altri animali e anche nell'uomo. Sono gli studi sul
topo, però, a essere particolarmente fruttuosi.
A
livello genetico, infatti, questo animaletto è molto simile a noi (quasi
tutti i geni umani hanno il loro equivalente nel topo), e gli scienziati
compiono su di lui manipolazioni genetiche che nella nostra specie, per
ovvi motivi, sono impensabili. Per capire cosa fa un gene misterioso, gli
scienziati possono produrre topi che ne sono privi, osservare i guai
causati dalla sua mancanza e risalire così al suo ruolo.
A
margine rimane poi la questione del cosiddetto Dna spazzatura, che a ben
guardare spazzatura non è. Infatti proprio questo materiale genetico
forma gran parte del genoma, ma nessuno ne ha identificato la funzione.
Perché ?
«È una questione di priorità», spiega Carninci: «Non
sappiamo bene che cosa faccia e al momento abbiamo da lavorare tantissimo
sulle parti che codificano per le proteine». Di fatto, sul piano pratico
le proteine sono le strutture più interessanti: ad esempio, è
concepibile disegnare un farmaco che leghi una proteina, ma è difficile
pensare a un farmaco che agisca sul Dna del genoma. Quindi, anche se
appurassimo che questo Dna ha un ruolo in una malattia, sarebbe difficile
porvi rimedio. Ma probabilmente, aggiunge Carninci, che «il Dna
spazzatura è senz'altro essenziale per regolare l'espressione dei geni,
cioè per stabilire quando un gene deve essere letto».
In
effetti ci sono diversi gruppi che lo studiano, confrontando il genoma di
uomo, topo ed altri organismi modello.
Ci sono molte sequenze che sono
molto simili in vari organismi; e se una sequenza non cambia molto nel
corso dell'evoluzione, vuol dire che svolge un ruolo importante, che non
è spazzatura. Quando avremo la sequenza del genoma del topo, che è quasi
finita, sarà più facile elencare le sequenze conservate anche nel Dna
spazzatura e scoprire così quelle importanti.
Commento NdR: lo chiamano DNA "spazzatura"
perche' non sanno che esso e' anche parte e base - rimasuglio - di
un'elica a 12 scale 6+6, che era il nostro antico e primigeno
DNA .... dal quale siamo stati sradicati, segati, tagliati, per
mezzo di antichissima ingegneria genetica applicata... qualche
centinaia di migliaia di anni fa dagli "dei" discesi
dal cielo.
TUTTI gli antichi testi parlano di questa "discesa"
degli
"dei..... sulla terra....., specie le tavolette di argilla
degli akkadici....sumeri)Di
questi 12 filamenti, di 10 ne e' rimasti solo
l"ombra", attualmente ne conosciamo solo 2, quelli che gli
studiosi attuali hanno scoperto e tentato di decodificare,
questi altri 10 filamenti "ombra" l'attuale scienza non ne
conosce la funzione, ma e' possibile attivarli...per
ottenere delle nuove proprieta' sconosciute ai piu'....
Da ultimissime scoperte pare che
solo circa 20.000 geni siano molto piu' attivi di altri, cioe'
siano piu' complessi di altri, svolgendo attivita' su vari
fronti nel dettare informazioni sul come disporre i mattoncini
da costruzione per fare prima la cellula e poi .......l'uomo.
Ma quello che questi ricercatori non sanno ancora e' che
l'informazione che i Geni contengono NON proviene dalle
sostanze chimiche che li compongono, bensì dagli Elettroni che
sono in orbita (apparentemente) attorno agli atomi che compongono le
molecole delle sostanze
chimiche che essi (i Geni) contengono ! Quindi cercare le informazioni
solo nelle sostanze chimiche (per mezzo della scoperta dei
loro effetti) e' un errore, ma comunque un passo in avanti per
scoprire la Verita'.
Una recente scoperta di un
matematico francese Jean Claude Perez, che ha scritto un libro divulgativo
dal titolo: "Planète Trasgenique" ha confermato il carattere di
perfezione matematica e di immutabilità (salvo che non venga manomesso)
del DNA; in esso un'architettura matematica di migliaia di
"sequenze" di DNA all'interno del genoma, ubbidisce esattamente
all'ordine di Fibonacci, (matematico dell'Occidente, che ha introdotto lo
"zero", fino allora sconosciuto); quest'ordine: 1 2 3 5 8 13 21
34........, dimostra che il rapporto fra i numeri "interi" è
tale che ogni nuovo numero è la somma dei due precedenti; questo rapporto
si chiama "rapporto aureo"; questo rapporto è stato per lungo
tempo misconosciuto dalla "scienza ufficiale", ma un altro
botanico inglese tale Anglais d'Arcy Thomson, ha scoperto con meraviglia
che in natura vi sono dei numeri, esempio nel carciofo e nella pigna o
pino (nel loro cono) vi sono 5 spirali in una direzione e 5 nell'altra;
nei fiori di girasole se ne contano 34 e 55 oppure 89 e 144; questi numeri
NON sono casuali ma seguono l'ordine di Fibonacci.
La scoperta del matematico francese, ovviamente rivoluziona anche le più
recenti scoperte sul codice genetico; gli scopritori del DNA, Crik e
Watson (1953) sostenevano che la sequenza dei nucleotidi era solo frutto
del "caso"; mentre Perez al contrario dimostra che queste
sequenze NON seguono il "caso", ma bensì leggi ben precise:
l'ordine di Fibonacci; questo "codice nascosto" è stato anche
rintracciato in fossili di 135 milioni di anni fa ed è la prova della
lenta e progressiva ma immutabile evoluzione dello Spirito/mater-ia, ed
esso si ritrova in OGNI essere vivente.
Quindi Perez afferma: "Studiando l'impatto di minime mutazioni dei nucleotidi su di una sequenza di 90.000 basi del genoma umano, dimostro
l'effetto nefasto a lunga scadenza su migliaia di basi; l'architettura del
DNA è un'orologeria perfetta alla quale contribuiscono anche le regioni
non codificate dei geni, al contrario di quanto si ritiene normalmente:
….Inserendo un gene estraneo nel
DNA, si rompe questa "orologeria"; il gene si posizionerà in
qualche altra parte del genoma, ma non sappiamo ancora bene, dove, come,
quando e perché".
Cosa può succedere praticamente ?
Perez risponde: "è possibile che si entri in un ciclo di mutazioni
genetiche scollegate fra loro e che la velocità delle mutazioni aumentino
facendo perdere al genoma la sua stabilità e quindi la produzione di
"nuovi VIRUS distruttivi". Egli continua dicendo:
"modificare il DNA non è come giocare al meccano; modificare ciò
che l' evoluzione ha creato in milioni di anni può essere
pericoloso".
Il genetista italiano prof. M. Buiatti dell'Università di Firenze,
interrogato a proposito della scoperta di Perez, afferma:
"La matematica è importantissima e ci mostra i vincoli nell'operare
le manipolazioni, che dobbiamo rispettare".
Egli continua dicendo che: "l'Organismo Mutato geneticamente (OGM) è
diverso da ogni altro organismo;
NON si può predire, conoscendo i singoli geni, come l'organismo intero
reagirà; infatti le interazioni, che sono molto importanti, NON le
conosciamo".
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Nel DNA non c’è “spazzatura”
“In
realtà, della biologia non sappiamo un cazzo….”:
celebre ammissione pronunciata da Craig Ventre, ossia dal
biologo che ha lanciato (a scopo di lucro) l’Human Genome
Project; lo stesso uomo che ha proclamato di aver “mappato
l’intero DNA” dell’uomo nella sua azienda privata, la
Celera.
Come forse solo gli esperti sanno, tale “mappatura completa”
riguarda solo il 5% del DNA.
Cioè solo di quella parte (25 mila geni) che “si esprime”,
ossia che codifica e forma le proteine degli organismi
viventi.
E il restante 95%?
Quello “non si esprime”.
E’ “silente”.
Non sembra intervenire nella sintetizzazione delle proteine,
né avere una funzione attiva.
Rapida conclusione degli scienziati: dunque, non serve a
nulla.
E’ una specie di imbottitura superflua.
Anzi “spazzatura” (junk).
E naturalmente, hanno elaborato tutta una pseudo-teoria,
basata sull’evoluzionismo darwiniano, per spiegare come mai
nel DNA ci sia tanta “spazzatura”.
(NdR: una precisazione per i
non biologi: i biologi sanno che il DNA codificante
(i geni) nel “genoma umano” è solo una minima parte della
totalita’ !
Ma non e’ cosi per tutti genomi: ad es. lievito, zebrafish e
arabidopsis hanno genomi molto più compatti; idem per i
batteri o del DNA mitocondriale;
Nel genoma umano, il resto è in
parte roba strutturale (es. centromeri), in parte
serve a regolare i geni (es. enhancer e silencer, quello
che differenzia un uomo da un topo o da un elefante non
sono i prodotti genici, se non in minima parte, ma la loro
regolazione) ed in parte è davvero “spazzatura” (esempio:
Sine e ripetizioni varie) o così pare, infatti non si e’
ancora compreso bene il VERO significato di tutto il menoma
umano.)
E’ il risultato,
dicono, di una quantità di “infezioni” batteriche e
“contaminazioni” genetiche accidentali avvenute in centinaia
di milioni di secoli dal “progenitore originario” e comune
da cui si sono evoluti tutti i viventi attuali, più una
enormità di “residui” di funzioni un tempo utili al
“progenitore”, ma ormai abbandonati e inservibili, perché
“superati dall’evoluzione”.
Ora, va capito che il DNA è in qualche modo il “manuale
d’istruzione” con cui la natura fabbrica un topo o un
bambino.
E si dovrebbe spiegare come un manuale, un testo, che
ricopiato per milioni di anni ha accumulato al suo interno
un 95% di “errori di stampa” e refusi casuali - anzi di
fatto è costituito quasi solo da errori - resti capace di
funzionare egregiamente, e impartire gli ordini giusti per
fabbricare topi e bambini generalmente sani e vitali.
Ma la cosa non interessa gli “scienziati” come Ventre: loro,
si sono affrettati a brevettare i geni che fabbricano le
proteine, per sfruttarli commercialmente, fabbricare sementi
e animali trasngenici, topi con il fegato umano, soia con il
gene pesticida e così via.
Ora però, un’analisi matematica condotta dall’IBM sul genoma
“silente” ha scoperto che vi si ripetono in modo ricorrente
dei “motivi”, dei “disegni” (patterns) che misteriosamente
corrispondono a “motivi” e “patterns” che appaiono nel DNA
che si esprime.
E sono convinti che la “spazzatura”, dopotutto, serva a
qualcosa.
Anzi che forse serve più del DNA “utile”
(1).
Andiamo per ordine.
Perché la scoperta viene dall’IBM e non dagli “scienziati”
biologi?
Perché al Watson Research Center dell’Ibm, il capo Isidore
Rigoutsos e i suoi colleghi hanno messo a punto un software,
chiamato “pattern discovery”, con lo scopo di scandagliare
archivi di dati molto grandi, per esempio i dati storici di
Borsa o della stampa scientifica, alla ricerca di
informazioni utili in un mare di “spazzatura” ormai inutile.
E, giusto per provare, l’hanno applicato al DNA.
Il DNA umano ha 20-25 mila geni “utili” che codificano
proteine, e 6 miliardi di patrimonio genetico di
“spazzatura”.
All’IBM hanno scandagliato quei sei miliardi di “cose”, alla
ricerca di frequenze che si ripetessero in qualche modo
significativamente.
Ne hanno scoperto milioni.
Milioni di “motivi” e “patterns”.
Ma in particolare, ne hanno scoperto circa 128 mila, nella
spazzatura, che ricorrono anche nel genoma che si esprime.
Anzi, quegli stessi “motivi” sono super-presenti nei geni
più coinvolti in specifici processi biologici. Più
precisamente, nella “regolazione della trascrizione”.
O ancora più precisamente, i “motivi” ricorrenti sono
associati a piccole molecole di RNA che svolgono un processo
chiamato “silenziatore dei geni dopo la trascrizione”.
Di che si tratta
?
In breve, cercando di capire al volo: una cellula umana
fertilizzata, l’embrione, comincia a moltiplicarsi
rapidamente.
All’inizio, le nuove cellule sono tutte uguali.
E’ questo che fa il DNA utile: riprodurre cellule tutte
uguali a se stesse.
Se il processo continuasse così, non nascerebbe un bambino,
ma un grumo indifferenziato di carne.
Un cancro: perché il
cancro non è altro che un tessuto di cellule tutte uguali,
che proliferando invadono il corpo.
Invece, nell’embrione, avviene qualcosa di prodigioso.
Ben presto, le cellule si diversificano.
Diventano fegato, unghie, tessuto cerebrale, vene, arterie,
pancreas….ogni “cosa” con una funzione differente, ogni cosa
essenziale, ogni cosa al posto giusto nell’organismo.
E' come se un “progettista”, che segue delle istruzioni e
una mappa precisa, mettesse ogni cosa a posto.
Insomma: ogni singola cellula, pur contenendo gli stessi
identici geni, lo stesso DNA, diventa diversa.
Come ?
Perché qualcosa “spegne” ed “accende” certi precisi geni, o
certe loro funzioni, attivando o chiudendo certi
interruttori, secondo il “progetto” uomo (o topo).
Questa modulazione,
questo “spegnimento” dei geni superflui avviene non durante,
ma “dopo” la trascrizione operata dal DNA “funzionante”.
Quei 25 mila geni fanno le cellule tutte uguali.
Ma una volta prodotte, esse vengono poi “modulate” grazie a
un processo di “interferenza del RNA”, in cui molecole
“messaggere” riducono l’espressione, originariamente
“totipotente” e indiscriminato, per tenerne attuale solo una
parte.
Ora, l’IBM comincia a capire che in questo processo - il più
importante: quello che da un cancro produce un uomo con arti
ed organi sani - entra in qualche modo il DNA “spazzatura”.
“C’è un sicuro
collegamento tra la vasta area del DNA che credevamo non
funzionante con la parte del genoma che sappiamo funzionante”,
ha detto Rigoutsos: “il punto è che per verificare la scoperta, occorrono risorse e una
quantità di studiosi”.
E’ vero: solo per mappare 25 mila geni, sono occorsi
miliardi di dollari e migliaia di scienziati nei laboratori
di tutto il mondo.
Qui, si tratta di mettere pazientemente alla prova 6
miliardi di geni, o almeno 128 mila “motivi ricorrenti”, per
vedere come funzionano le cavie da laboratorio private
selettivamente dell’uno o l’altro di questi.
Decenni di ricerche.
Con la prospettiva di trovare davvero la “cura-miracolo” per
il cancro,
scoprendo il meccanismo erroneo per cui certe cellule non
obbediscono più al “progettista” e si mettono a replicarsi
tutte uguali, anziché diversificarsi e “spegnersi”.
Già da tempo altri scienziati senza scopo di lucro, del
resto, avevano puntato il dito su certi “patterns”
ricorrenti nel genoma “silente” e “spazzatura”.
Il gruppo di David Haussler all’Università di California di
Santa Cruz ha cominciato a confrontare il “genoma
spazzatura” di uomo, topo e ratto (tre mammiferi).
E per escludere il caso, hanno cercato solo le sequenze di
almeno 200 basi che si ripetessero nel DNA delle tre specie.
Sequenze così lunghe non possono essere casuali.
Ne hanno trovate 480.
Presenti non solo nei tre animali esaminati, ma anche nel
pollo e nel cane.
Ma assenti negli insetti e nei molluschi marini
(2).
La cosa che ha stupito Haussler è: come mai, nella
“evoluzione” darwiniana, queste sequenze appartenenti alla
“spazzatura” sono state conservate per milioni di anni ?
Perché da buon darwinista,
egli crede che topi, ratti, uomini, polli e cani (ma non gli
insetti) discendono da un “antenato comune” vissuto (si
crede) 400 milioni di anni fa.
Questo antenato avrà avuto quelle sequenze.
Ma come mai i progenitori le hanno conservate identiche ?
Vuol dire che quelle sequenze sono “utili”, anzi necessarie.
Per esempio a fare un animale a sangue caldo (pollo o uomo),
e non un insetto.
Evidentemente, ragiona Haussler, perché la loro scomparsa
avrebbe danneggiato la capacità di sopravvivere nella “lotta
per l’esistenza” di questi animali.
Eppure, queste sequenze super-conservatrici sono nella
“spazzatura” ritenuta silente.
“Le nostre scoperte
iniziali dimostrano invece che la maggior parte del genoma,
quella che non codifica le proteine, fa qualcosa di molto
più importante”, dice Haussler: “hanno
una parte che non conosciamo ancora, nello sviluppo e
differenziazione delle specie”: anche in questo
caso, pare, modulando il modo in cui il RNA messaggero
“spegne” e accende
gli interruttori genetici che fanno di un grumo di proteine
un uomo, oppure una gallina.
“E’ solo la punta
dell’iceberg”, dice ora il professor Chris
Ponting, della unità genetica del Medical Research Council
britannico. E se la prende con “certi
settori che hanno premuto per mappare soltanto le poche
parti del DNA che codificano le proteine, asserendo che
mappare il resto era una perdita di tempo”.
Ecco il punto.
Perché una vera e completa analisi scientifica, tesa ad
appurare una vera e completa verità, sarebbe “una perdita di
tempo ?”
Per chi ?
Risposta: per chi ha fretta di brevettare la parte del
codice “utile” a fare organismi geneticamente modificati, e
a brevettare anche quelli - nonché le tecniche genetiche per
produrli.
Il profitto e l’industria genetica hanno bloccato la
scienza.
Anzi peggio.
Profitto e industria sono corsi a produrre e vendere soia
geneticamente modificata, virus modificati per
vaccini, medicinali trasngenici, ignorando come funziona il 95% della
“cosa” che hanno modificato.
E proclamando che i loro prodotti sono “innocui”.
Ma il DNA non funziona nel modo “lineare” e semplificato che
gli scienziati a scopo di lucro affermano.
Il DNA è un dinamismo fluido, capace di agire in direzioni
imprevedibili.
Ad esempio si sa,
o si sospetta, che le modificazioni del gene possono saltare
da una specie all’altra ?
Che la soya transgenica contamina quella naturale,
trasferendole le sue proprietà ?
Che effetto possono provocare delle garze fatte di cotone
OGM posate
su una ferita ?
E i fiocchi di granturco
geneticamente modificato che vostro figlio mangia
a colazione ?
E le panelle di soia
transgenica di cui sono nutrite le vacche da latte ?
E i vaccini da
virus geneticamente modificati ?
E i farmaci “genetici”
che devono sostituire gli antibiotici, ormai sempre meno
efficaci perché i batteri sono diventati geneticamente
“resistenti” ad essi ?
L'industria risponde: nessun effetto, state tranquilli.
La garza di cotone trasngenico non infetterà il vostro DNA.
Credete a noi.
Sappiamo tutto di come funziona il DNA.
Anche quel 95 % che non abbiamo voluto studiare.
Non serve a nulla.
E’ spazzatura.
Imbottitura, come quella dei divani e delle poltrone.
Non agisce.
E’ silente.
Ossia inattivo, inerte.
Ve lo diciamo noi, che sappiamo tutto di biologia.
“Di come funziona la
biologia, in realtà, non sappiamo un cazzo…..”,
si è lasciato scappare Craig Ventre.
By Maurizio Blondet
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30/04/06
L'abuso infantile
"marca" i geni del DNA
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DNA -
C’era una volta un cristallo liquido
Singoli nano-frammenti di acido nucleico si auto-assemblano
spontaneamente in ordinate strutture, simili a quelle dei
display.
La scoperta italo-americana fornisce nuovi indizi
sull’origine della vita.
Tratto da:
http://www.galileonet.it/news/9154/cera-una-volta-un-cristallo-liquido
Dna senza
segreti - Svelata da un team di
ricerca italiano la struttura elettronica della
macromolecola
http://www.galileonet.it/news/9163/dna-senza-segreti
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Metodi computazionali in
biologia - Una nuova tecnica per sequenziare il
DNA virale
La nuova metodologia produce
risultati molto simili alle tecniche convenzionali, ma
con un costo inferiore e con una risoluzione
potenzialmente più alta.
Nell’ambito di una collaborazione internazionale,
ricercatori statunitensi e svizzeri hanno sviluppato
strumenti matematici e statistici per ricostruire
popolazioni virali, utilizzando il pirosequenziamento,
una nuova tecnica per il sequenziamento del DNA.
Lo riferisce l’ultimo numero della rivista on line ad
accesso libero “PLoS
Computational Biology”.
Finora era noto come le letture frutto del
pirosequenziamento fossero brevi e afflitte da
frequenti errori, che gli scienziati hanno cercato
di migliorarlo per molto tempo. Ora il nuovo processo
sviluppato presso l’ETH
di Zurigo ha dimostrato di poter diminuire il tasso
di errore e di fornire informazioni in modo più veloce
ed efficiente.
Il metodo è stato applicato
a quattro popolazioni di
HIV-1 ottenute da
pazienti resistenti ai farmaci, che sono poi state
confrontate con 165 sequenze ottenute direttamente
mediante
sequenziamento, per esempio per clonazione dagli
stessi campioni. “Queste nuove tecniche producono
risultati molto simili alle tecniche convenzionali, ma
con un costo inferiore e con una risoluzione
potenzialmente più alta”, ha spiegato Niko
Beerenwinkel dell’ETH, che ha partecipato allo studio.
La conoscenza della struttura genetica delle popolazioni
virali è critica per proseguire la ricerca biomedica
sulla progressione della malattia, sulla progettazione
di vaccini e sulla resistenza ai farmaci.
L’abilità di stimare la struttura delle popolazioni
virali mantiene la grande promessa di una nuova e più
profonda comprensione dell’evoluzione virale e del
controllo delle malattie. (fc)
Tratto da:
http://lescienze.espresso.repubblica.it
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Osservata in tempo reale la riparazione del DNA
Grazie all'applicazione di un campo magnetico
esterno è stato possibile muovere e spostare una singola
molecola di DNA nel modo voluto
Per la
prima volta ricercatori della
Kavli Institute of Nanoscience a Delft, nei Paesi
Bassi, sono riusciti a osservare la riparazione
spontanea di un danno in una singola molecola di DNA.
Le cellule possiedono meccanismi di riparazione dei
continui da anni a carico del DNA che si verificano
continuamente in modo accidentale. Essi possono variare
dalla variazione di un singolo nucleotide a una rottura
totale della struttura del DNA. Queste rotture, per
esempio, possono essere causate dalla radiazione
ultravioletta o da i raggi X, ma possono verificarsi
anche durante la divisione cellulare, quando i singoli
filamenti della doppia elica di DNA si separano per la
duplicazione.
Se questo tipo di rotture non viene riparato in modo
corretto c’è un alto rischio di malfunzionamenti dei
meccanismi cellulari che possono portare alla creazione
di cellule cancerose.
Stando
a quanto riferito in un articolo pubblicato sulla
rivista “Molecular Cell”, uno dei principali meccanismi
di riparazione in questo caso è noto come ricombinazione
omologa: proprio questo processo è stato osservato per
la prima volta dai ricercatori della Delft in tempo
reale grazie a una innovativa metodica che utilizza un
campo magnetico applicato dall’esterno che permette agli
sperimentatori di muovere e ruotare la molecola di DNA
in modo controllato. (fc)
Fonte:
Molecular Cell - Tratto da:
http://lescienze.espresso.repubblica.it
Commento
NdR: cio' significa che i campi elettromagnetici possono
modificare il Dna ! e quindi l'elettrosmog
esistente sulla Terra e' dannatamente
pericoloso !
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