Le
medicine alternative, i
cosiddetti rimedi naturali,
possono nascondere
delle insidie ?
L’Igienismo
Naturale ovvero, la scienza della salute ci
dice che, in un programma di prevenzione dei
disturbi, o di recupero della salute sono
imprescindibili sia la conoscenza degli agenti
naturali sulle quali la salute si fonda, sia la
conoscenza delle cause dei disturbi e la loro
rimozione.
“Eppure c’è gente che guarisce col tal metodo”
così si esprimeva anche il mio amico Mimmo
Tringale, direttore della pregevole rivista Aam
Terra Nuova, mentre discutevo con lui i punti
fragili di alcuni metodi piuttosto in voga
attualmente.
E’ vero, ci sono persone che guariscono, ma non
dobbiamo dimenticarci, però, che le terapie
adottate nella storia furono le più disparate, e
non vi fu pratica di salute, neppure la più
negletta o poco nota e deleteria, che non abbia
avuto un suo momento di gloria, con tanto di
testimonianze documentate dei benefici ottenuti
presso pazienti e terapisti entusiasti. Abbiamo
spaziato dalle pratiche più blande, a quelle più
aggressive e pericolose, anche letali.
E’ storicamente accertato, che le terapie di
ogni tempo hanno creato, e creano, disturbi
iatrogeni di ogni tipo e gravità.
Solo per fare qualche esempio: somministrazioni
di erbe velenose, stramonio, belladonna,
saturazioni di mercurio, punizioni corporali e
operazioni chirurgiche devastanti ai genitali
dei bimbi che si scoprivano “affetti” da
masturbazione (ai tempi in cui si credeva che
tale pratica fosse causa di mali), salassi
ripetuti, ai più recenti
talidomide,
AZT,
elettroshock ecc..
Molti dei metodi in voga nel passato hanno visto
il loro tramonto o sono stati in seguito banditi
per la loro inutilità, ma anche per i loro
effetti nefasti e vorremmo vedere oggi chi
avrebbe la malsana idea di saturasi di mercurio
o autorizzare un terapista a devastare i
genitali dei propri figli. Eppure terapisti
autorevoli e pazienti quali i re e i loro figli
adottavano questi metodi.
Il fatto che qualcuno guarisca
non dovrebbe assolutamente accontentare il
cercatore attento, proprio per non ripetere il
solito storico errore che costò e costa caro.
Tutti i rimedi adottati annoverano un certo
margine di successo, solo che è oltremodo
opportuno esaminare attentamente i tipi di
reazione e la percentuale di successi autentici
e duraturi, conteggiare le reazioni avverse,
domandarsi come mai lo stesso metodo annovera
anche un certo tasso di insuccesso.
Si può affermare con un certo margine di
sicurezza, che anche un metodo molto conosciuto,
“ben venduto” e propagandato, non è
necessariamente un buon metodo. Nella stessa
maniera, un metodo poco conosciuto, poco
commerciale, che dà pochi incentivi alla sua
divulgazione, non è necessariamente meno valido
dei metodi più noti.
vedi:
Storia della
Medicina
+
Medicina CINESE
Il calcolo percentuale: se un
metodo ben pubblicizzato da emittenti televisive
e da abili oratori è messo alla prova da 10.000
persone con una percentuale del 10% di successo,
avremmo 1.000 persone entusiaste che gridano:
“funziona” !
Mentre con un metodo poco noto che viene
utilizzato da 100 persone e che registrasse un
successo dell’80% avremmo solo 80 persone
contente. Vi lascio quindi immaginare che
l’effetto dei mille guariti con un metodo
mediocre sarà molto più “convincente” (a chi non
approfondisce gli argomenti) di quanto non lo
facciano gli 80 individui (perché numericamente
quasi invisibili), guariti con un metodo molto
più efficace.
Sottolineo che ora, qui, non mi sto rivolgendo a
coloro che si affidano fiduciosamente alla
medicina ufficiale, ma a coloro che bene o male
hanno già compreso che da quella medicina è
meglio stare alla larga, che tentano in tutti i
modi di trovare un’alternativa per gestire la
salute in modo meno violento e più naturale.
Nell’ambiente delle medicine
alternative il caos
e il guazzabuglio
è tale che molti aspetti vitali sfuggono
spesso al cercatore più sincero e bisognoso di
interventi urgenti. Ciò porta a risultati
disastrosi di cui sono quasi ogni giorno
impotente testimone.
Vengo a descrivere solo alcuni
casi, storie vere tra le tantissime
testimonianze, che ho raccolto nei decenni
dedicati alla divulgazione, incontrando un
numero elevato di persone con i tavoli
divulgativi, nelle piazze, nelle fiere del
naturale, nelle anamnesi personalizzate e nei
soggiorni di salute igienisti, ma anche come
volontario ospedaliero e collaboratore del
tribunale dei diritti del malato.
Caso 1- Il Sig. G sosteneva di
alimentarsi in maniera sana e fu stupito quando
gli diagnosticarono un tumore al cervello.
Consultò un medico allievo del Dr. Hamer che
indicò come causa del problema, un trauma dovuto
a problemi inaspettati della figlia. I mesi
passavano e il problema si ingrandiva, cosi
ascoltò un altro medico di
Hamer che sconfessò
la diagnosi dell’ altro collega (entrambi medici
hameriani) intanto il dolore era tale che si era
instaurata la dipendenza da antidolorifici.
Un giorno il sig G, prima di affidarsi al
chirurgo mi chiese una anamnesi igienista
personalizzata nella quale raccolsi tutte le
informazioni sullo stile di vita a tutti i
livelli. Così scoprii una lista di errori palesi
per i quali era ovvio prevedere un indebolimento
della salute, ma nessuno dei luminari consultati
in precedenza si era interessato seriamente
dello stile di vita del soggetto e degli
elementi sulla quale la salute si fonda.
G. è deceduto.
Caso 2 - I genitori di D. nel
tentativo di evitare di somministrare i
farmaci
chimici al loro figlio si avvalsero
dell’omeopatia, ma vi riuscirono solo in parte
in quanto gli antibiotici furono anch’essi
utilizzati, ma la cosa più seria è che D.
diventato giovanotto, manifestò un danno grave
presso un organo vitale che i naturopati e gli
omeopati consultati non seppero salvare. Una
attenta anamnesi igienista evidenziò abitudini
malsane di cui i vari professionisti della
salute, non si erano occupati.
Ho incontrato centinaia di
persone che hanno tentato con l’omeopatia, con
la macrobiotica, con l’ayurveda e con tanti
altri sistemi, di fronteggiare i disturbi ed
evitare farmaci e chirurgia senza riuscirci.
Alcuni ci riescono per diversi anni fin che, se
non comprendono e rimuovono le vere cause,
incontrano uno zoccolo più duro e riconoscono
che devono cambiare metodo….spesso tornando a
farmaci e chirurgia.
Caso 3 – La Sig.ra D. è
proprietaria di un negozio bio e la sua bimba
si nutre esclusivamente con questi alimenti.
Affezioni respiratorie e febbre hanno messo
molta preoccupazione a questo genitore che è
ricorso più volte al ricovero d’urgenza al
pronto-soccorso. Un giorno mi confidò che il
naturopata le consigliava di dare solo riso alla
bimba quando stava male (l’influenza della
macrobiotica…), che però la bimba rifiutava
istintivamente.
Noi igienisti sappiamo che ai
bimbi cosi piccoli (bimba di 15 mesi) la natura
ha previsto solo
latte
umano quando è possibile, mentre certi tipi
di frutta sono i compromessi più tollerati. Il
cucciolo d’uomo non è attrezzato per gestire gli
amidi per cui suggerii di eliminare i cereali
per un periodo e darle solo succo d’arancia. La
febbre scese senza bisogno né di ricoveri né di
farmaci.
Si dà ancora poca importanza al fatto che il
cibo deve essere fisiologicamente adatto a noi….
Caso 4 – La Sig.ra L. consumava
solo alimenti bio, amava la fitoterapia, e la
idrofangoterapia. Fu costretta a sottoporsi ad
un intervento chirurgico per correre ai ripari
da un’ infezione procurata da un sistema
anticoncezionale invasivo e pericoloso di cui
ella non conosceva i rischi (un altro caso di
mancanza di conoscenza delle cause).
Caso 5 – La Sig.ra M. si sentì
dire da un sostenitore della dieta in base al
gruppo sanguigno, che se avesse seguito le sue
istruzioni, lei si sarebbe liberata della sua
asma già dal giorno dopo.
Diligentemente M. seguì la dieta prescrittale,
inclusi i rimedi fitoterapici per 4 mesi, ma poi
abbandonò tutto perché si accorse che il suo
stato era peggiorato e che doveva ricorrere
ancora più spesso ai cortisonici.
Caso 6 – G. si convinse della
teoria della dieta del gruppo sanguigno e cercò
di fronteggiare la sua ipertensione. Nonostante
il suo entusiasmo il Sig. G continua ad assumere
farmaci anti-ipertensivi chimici.
Caso 7- E. una ragazzina di 11
anni fu portata da una pediatra ayurvedica
perché gli attacchi di asma notturni avevano
oramai una connotazione troppo preocupante e la
madre non rassegnata all’idea di accettare
interventi allopatici, si rivolse ad un medico
alternativo con la speranza di evitare la
chimica.
Dopo aver auscultato i polmoni
della piccola, il medico, con tono terroristico
sentenziò che lo stadio della malattia era
troppo avanzato per essere trattato con i rimedi
naturali e che se non assumeva subitissimo i
farmaci avrebbe rischiato di finire sotto la
tenda dell’ossigeno prima di sera. Quella madre,
senti il parere di un igienista che le suggerì
poche semplici misure igieniche sul piano
nutrizionale, sul riposo emozionale e
famigliare. I farmaci non servirono e pochi
giorni dopo, partirono assieme per le vacanze.
Non ci risulta abbiano avuto ricadute a quasi 10
anni di distanza.
Caso 8 – La Sig. M. era una
persona molto in gamba, e molto competente nel
suo campo. Fu per anni presidente di una
associazione per l’abrogazione dell’obbligo
vaccinale, era molto vicina alla naturopatia ed
avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non usare
farmaci chimici.
Un giorno mi confidò di aver
notato un piccolo nodulo nel collo e che aveva
iniziato ad occuparsene con l’omeopatia, la
pranoterapia ecc…Come oramai faccio sempre in
questi casi, cercai di metterla in guardia
dicendogli che se si affidava a metodi che non
si occupano approfonditamente delle cause, si
rischiava di perdere tempo molto prezioso.
Purtroppo, vide quella pallina dura aumentare
progressivamente, mentre nell’arco di 18 mesi
utilizzò medicine ayurvediche, aloe vera,
medicina di Hamer, siero di Bonifacio,
cartilagine di squalo, psicomagia, ecc. e si
fece visitare da un medico di Di Bella, ma alla
fine, per non soffocare, dovette accettare la
chemioterapia e poi il cortisone. Verso la fine
del suo calvario, ella, mi diede la possibilità
di indagare sulle cause e fu oltremodo evidente
che le cose che avrebbe dovuto cambiare già dai
primi sintomi erano tante, ma non gli fu data
questa possibilità, altrimenti, io sono
convinto, ella sarebbe ancora qui tra noi. I
numerosi naturopati e omeopati che l’ebbero in
cura non si occuparono di cause ma le proposero
solamente di “aggiungere prodotti e cure”.
Il terapeuta che propone terapie,
senza impostare un discorso di primo piano
sull’importanza della rimozione delle vere
cause, si prende una grande responsabilità, che
prima o poi diventerà evidente e nota.
“Non si può immaginare che una ferita da colpo
di martello si rimargini con prodotti
terapeutici, senza, prima di tutto, preoccuparci
di evitare altre martellate su quella ferita”.
Se vogliamo dare una valutazione
seria ad un metodo dobbiamo:
1) valutare i risultati percentuali sui
grandi numeri (potremmo forse concludere che il
tabagismo è innocuo solo perché abbiamo
conosciuto qualche nonnino che fuma e sta ancora
bene)? Ad es.: quanti soggetti su 100 casi
affetti dallo stesso disturbo ottengono
risultati apprezzabili ?
2) Bisogna tenere conto di quanto tempo
passa senza avere ricadute o dall’insorgere di
nuovi disturbi, specie se peggiori di quelli
fronteggiati.
Una
scienza di
salute concreta deve fornire gli strumenti
“le conoscenze” per prevenire i disturbi
invece di crearne di nuovi.
3) E’ necessario fare attenzione alle
eventuali reazioni avverse alle terapie
adottate.
4) È necessario saper valutare se si tratti
di vera guarigione (salute recuperata) o mera
soppressione dei sintomi. Quando, per effetto di
una qualunque terapia (se non ha operato la
rimozione delle cause) otteniamo una regressione
dei sintomi e un tangibile sollievo, siamo in
realtà vittime di un inganno (falsa guarigione),
perché per l’illusione di essere guariti, non
saremo stimolati ad approfondire il discorso
delle vere cause, che così continueremo
tranquillamente a perpetuare indebolendoci
maggiormente, con immaginabili conseguenze, che
prima o poi verranno ad evidenziarsi sotto forme
sempre più complesse.
5) Comprendere l’implicazione dell’effetto
placebo, e
delle eventuali circostanze contingenti
nell’operare un beneficio, indipendentemente
dalle terapia adottate (la natura cura e il
guaritore di turno se ne assume i meriti).
6) L’importanza di capire il perché abbiamo
avuto benefici, ad es: dei consigli e delle
strategie adottate contemporaneamente, siamo in
grado di comprendere quali siano quelle che
hanno effettivamente aiutato, quelle che sono
state ininfluenti, quelle che hanno rallentato
il recupero e quelle che lo hanno addirittura
ostacolato ? Essendo le circostanze mai
identiche, la prossima volta che avremo
problemi, potremmo non avere gli stessi benefici
se non comprendiamo alcune dinamiche.
E’ utile fare ancora l’esempio
della dieta
del gruppo sanguigno. Non ci stupisce che
quando le persone riducono o sospendono il
consumo di
latticini e cereali, come spesso suggerisce
questa dieta, ottengono risultati positivi, ma
il pubblico dovrebbe sapere, che non è una
intuizione recente, inventata dai fautori della
teoria del gruppo sanguigno e che i testi
igienisti dei secoli scorsi erano ben
documentati a riguardo. Sono principi igienisti.
A bene vedere, alcuni testi taoisti scritti 5000
anni or sono già prendevano le distanze dai
cereali. Intanto, intervenire sull’ uso di
latticini e cereali procura giovamento
indipendentemente dal gruppo sanguigno in quanto
trattasi di alimenti non propriamente adatti
all’uomo e al massimo alimenti di compromesso.
Il pubblico dovrebbe sapere che dalla
paleontobotanica, dallo studio degli istinti,
dall’anatomia e fisiologia comparate, si deduce
che l’uomo è frugivoro raccoglitore (non
onnivoro), come si deduce che il cavallo è
erbivoro e il leone carnivoro.
Non è questione di gruppo sanguigno e non vi è
essere umano che non trae vantaggio da una (se
corretta) dieta vegetariana e non vi è uomo che
non tragga danno dall’uso di carne, zucchero
bianco, caffè ecc.., ma poi, i risultati
sarebbero decisamente più consistenti e diffusi
se oltre al miglioramento della nutrizione
affiancassimo misure quali quelli riguardanti i
problemi emozionali, il riposo, l’esercizio
fisico, l’aria, la luce, il calore, il sole, lo
strumento del
digiuno, la teoria della
tossiemia
in anteposizione a quella dei virus, il
ripristino del ritmo sonno/veglia, un’attenzione
all’inquinamento domestico, una maggiore
consapevolezza riguardo al
parto
non-violento e all’insidia dell’uso di
farmaci e
vaccini
ecc., insomma, una visione più globale della
vita.
Ci dispiace vedere che molte volte le persone si
rivolgono ai centri igienisti come “ultima
spiaggia”, dopo aver provato di tutto, arrivando
quando lo stadio è a volte troppo avanzato. Ed è
un peccato perché l’igienismo
è l’abc della salute, la base, che si dovrebbe
adottare per prevenire i disturbi o
fronteggiarli già dai primi sintomi, senza
aspettare che la cosa diventi più complessa… Per
questi motivi sarebbe doveroso che la cultura
igienista naturale fosse a disposizione di
tutti, e non è un metodo che si impara dall’oggi
al domani, per cui avverto sempre che decidere
di informarsi all’ultimo momento, spesso non
garantisce ottimi risultati.
“Il marinaio non opera la manutenzione della
propria barca in mare aperto durante la
tempesta, ma sulla spiaggia a ciel sereno”.
E’ d’uopo riflettere su quale filosofia di
salute ci rende più liberi e autosufficienti, a
differenza delle vie che ci mantengono legati
all’atto di delega agli addetti ai lavori, con
conseguente dipendenza da estranei,
professionisti, analisi, ricette e prodotti
curativi commerciali in un susseguirsi di “prova
questo e prova quello” che rallenta la
conoscenza di noi stessi, mentre dovremmo
riappropriarci del nostro “libretto delle
istruzioni”. Bisogna studiare e con mente aperta
sperimentare.
L’igienismo non è perfetto e dovrà ancora
crescere, tuttavia, non conosciamo metodo di
salute che sia in grado di dare maggiore
capacità di autogestione della salute senza
farmaci. I fatti che ho potuto osservare mi
permettono di formulare questo semplice assunto:
tanto maggiore sarà la conoscenza delle leggi di
natura divulgate dagli igienisti, tanto maggiore
sarà la capacità del soggetto di autogestire la
salute senza farmaci.
Per contro, tanto minore sarà la sua conoscenza
delle suddette leggi, tanto maggiore sarà la sua
vulnerabilità e fragilità.
By Daniele Bricchi -
http://igienismo-igienenaturale.blogspot.com
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Medicina Ufficiale
Dopo la
rivoluzione scientifica, l'estremo fisicalismo (e con esso il determinismo) che ha
prevalso nel pensiero occidentale, ha influenzato negativamente la formazione delle teorie
biologiche e mediche in quanto le ha continuamente ridotte al proprio piano
interpretativo, cosa peraltro comprensibile dato le difficoltà di trovare nuovi registri,
a motivo forse anche della relativa giovinezza della scienza moderna.
Di fatto oggi, che vi siano importanti differenze fra biologia e scienze fisiche
viene spesso completamente ignorato, specialmente da parte di quegli studiosi che sembrano
dare per scontato che la fisica sia il paradigma della scienza e che quando la si sia
compresa si possa comprendere ogni altra scienza inclusa la biologia.
Al contrario, lo studio degli organismi viventi richiede principi aggiuntivi rispetto a
quelli delle scienze fisiche: accanto al metodo ipotetico-deduttivo e relative varianti,
considerato il metodo principe nella scienza moderna, in biologia assume fondamentale
importanza il metodo osservativo-comparativo e forse ancora di più l'utilizzazione di
valori euristici e programmi teleonomici che rispondano alla domanda perché ?, a quale
scopo ?.
Mentre infatti la logica, intesa in senso classico, si fonda sulla categoria della
necessità, nella logica del vivente si combinano caso e necessità, laddove interagiscono
due sistemi altamente variabili, individui unici cioè, e configurazioni ambientali
uniche.
La differenza pratica principale inoltre, nell'affrontare i due tipi di problematiche, è
la costanza e la riproducibilità delle condizioni da studiare, dimodoché il ruolo
esplicativo di leggi strettamente deterministiche e predittive assume un'importanza non assoluta anzi spesso
controproducente, dal momento che in biologia le generalizzazioni organizzate in modelli
concettuali dotati di quella flessibilità e utilità euristica mancante nelle leggi,
sono, quasi invariabilmente, di natura probabilistica anche se non per questo non in
contrasto con il determinismo dei processi fisici.
L'approccio alle entità biologiche, insomma, comporta uno spirito assai diverso da quello
con cui si trattano i gruppi di entità inorganiche identiche, in una valorizzazione di
quell'unità dell'individuo (impossibile nelle scienze fisiche) non riducibile a semplice
sommatoria delle sue componenti molecolari.
Se la realtà umana sta in un piano superiore rispetto al mondo inanimato, a nulla serve
ribadirne l'indiscussa identità del sostrato materiale; quello che conta è il valore
biologico e quindi vitale e quindi energetico che ne risulta e che, essendo un fattore di
differenza abissale non suscettibile di
misurazione, conferisce alla biologia quella centralità, quel potere di unificazione di
tutte le altre scienze che tanto impropriamente viene riconosciuto alle scienze fisiche.
Equiparare allora i vari livelli di esistenza dell'Universo, in una riduzione di tutti i
fenomeni vitali a semplici processi fisico-chimici, significa, in una perdita di valori
spirituali, guardare le cose solo in
maniera angusta e improduttiva, grevemente materialista.
Laddove allora appare legittima la reazione di Hegel nei confronti di un idealismo
arroccato sulla figura di un "io" ipertrofico e incapace di incorporare la
ricchezza di una realtà materiale (nella notte tutte le vacche sono nere), altrettanto
legittima è la condanna di un materialismo
gretto che non sappia assorbire tutte le potenzialità sopramateriali.
Nella Grande Catena dell'Essere, dove c'è la compresenza di tutti i gradi rappresentativi
della vita, dal più basso al più alto, più o meno comunicanti e quindi energetici e
quindi vitali in funzione dell'unità organica che li contraddistingue, non si possono
ridurre tutte le differenze ad un'identità reale basata solo su variazioni quantitative,
in quanto così facendo si perderebbe il senso stesso e quindi il perché del firmamento
con tutte le sue creature, con il risultato che si ricadrebbe in un oscurantismo
materialistico ideologico con funzione dogmatica e conservativa.
L'approccio filosofico, quindi, deve essere necessariamente diverso nel considerare le
varie "ontologie regionali", caratterizzate, ciascuna, da quella propria
peculiarità plasmata dall'azione dell'universo.
Resta indiscusso, difatti, che la materia, per acquisire i caratteri della materia vivente
e poi dell'uomo, abbia dovuto subire un'evoluzione prolungata nel tempo quanto il grado
biologico acquisito, funzione della sovrapposizione di sistemi vitali via via sempre più
complessi, basati
sull'interscambio fra l'informazione acquisita storicamente e le risposte di programmi
genetici, mediante l'utilizzazione di elaborati e precisi meccanismi di retroazione e di
direzioni potenziali multiple, non pertinenti al mondo inanimato.
Disconoscere la capacità di un'entità biologica, e in particolare del vivente, a
sintonizzarsi e ad assorbire sempre di più, a seconda del proprio quantum, le grandi
linee di Energia dell'Universo, significa non riconoscere l'importanza del fattore
"spirituale" o sopramateriale, con l'inevitabile inaridimento e fossilizzazione
su piani numerabili sì, ma estremamente poveri e infecondi.
La biologia e la medicina pertanto hanno bisogno di una filosofia che le valorizzi per
quello che sono, dove oltre alle tematiche proprie dei mondi inferiori (fisico,
biologico-naturale) diventa imprescindibile l'analisi delle sue dinamiche specifiche
individuali (corpo, coscienza, mente, anima, vita) e generali (culturali, sociali, etiche)
nella speranza, integrandole, di individuarne il legame e la reciproca influenza.
Una filosofia della biologia (quella umana in particolare), deve perciò assumersi la
responsabilità di tramite tra mondo fisico e mondo etico, con il compito di capire sia
l'uno che l'altro, non tentando inutili riduzioni, ma al contrario cercando di
assumere
il mondo inferiore a quello superiore.
In quest'opera si delinea chiara, allora , la centralità della medicina che, con la sua
facoltà di accedere ai vari livelli di esistenza dell'individuo nello studiarne le
variazioni dalle condizioni sane a quelle malate e viceversa, può ottemperare alla sua
funzione di collante tra mondo materiale e sopramateriale, purché non si lasci
trasportare in secche miopi e particolaristiche, ma segua, nella sua vocazione
olistica,
tutto lo spettro delle manifestazioni della vita, in una visione antropologica
totale.
Insufficienza
logica del Determinismo
Nella comprensione della malattia quindi non basta capire i meccanismi patogenetici, non
basta fondarsi sulla regola aurea che tutto ciò che accade ha una causa, la quale ha una
causa, che ha un'altra causa...e così via: il mondo sopramateriale ha una ricchezza che
non può essere imbrigliata nelle leggi del determinismo.
Nel momento in cui un particolare processo riconosce le sue possibili causazioni
nell'infinito, in quel momento non ha più ragione basarsi su un metodo strettamente
fisicalista.
Del resto anche sul piano strettamente logico il determinismo è un'idea contraddittoria.
Determinismo infatti significa che ogni evento presuppone il suo essere in una causa,
essere di un'altra causa e così via, in un rapporto fra i vari fatti (o termini) in cui
si riconosce una costante relazionale operativa che agisce dal primo termine via via fino
all'infinito, ogni elemento del quale, peraltro, di volta in volta è soggetto a infiniti
influssi.
Ed è qui che sta la contraddittorietà del determinismo: un nesso di causalità
all'infinito, ammette nessi di causalità infiniti, come dire che non ne esistono di
determinati.
Se ho una operazione A=K (costante) che è l'effettore dell'infinito, essa non può più
avere i caratteri della costante, dimodocche un evento determinato da una causa non si sa
quale, potendosene ammettere infinite, viene in realtà svincolato dalla morsa del
determinismo.
La sua ragion d'essere, a questo punto, slitta verso un piano concettuale semplicemente
metafisico dove, invece che "come accade un fatto", assume importanza primaria
la domanda "perché accade un fatto", in un ottica rivolta all'essenza delle
cose, a quel on e me' on, principio e fine di ogni
pensiero.
Esiste una necessità ontologica delle cause, una necessità che viene prima della
necessità del determinismo.
"La filosofia deve terminare con la religione" -afferma Hegel-; deve terminare
in quell'indispensabile impensabile che, proprio perché impensabile, è il presupposto di
ogni pensiero.
Il determinismo dunque ha una validità relativa, nel senso che può essere
propugnato solo in un ambito circoscritto definito, dove se è possibile prevedere o
prefigurare la concatenazione degli eventi, è altresì d'obbligo non dimenticare che il
fatto avviene "a meno di termini di ordine
superiore", le cui radici inevitabilmente hanno origine nell'indeterminato e
nell'indeterminabile.
Man mano che si passa dal piano meramente fisico a quello biologico, a quello umano, al
limite a quello divino, risultando amplificato il processo intrinseco di dinamismo, viene
accresciuta la possibilità di interazione con gli elementi dell'infinito fino al punto di
disancorarsi da qualsiasi
necessità determinata.
Chiunque abbia il gusto del metafisico, l'istinto della libertà e dell'indipendenza non
può accettare di essere rinchiuso in alcuna "gabbia incantata" formata da
regole, standard e metodi; accettare l'infinito significa non accettare alcun principio, o
meglio accettare tutti i possibili archè.
Nella storia della cultura occidentale, caratterizzata secondo Comte dalle tre fasi di
sviluppo (teologica, metafisica, positiva), quella positiva, rappresentata dai risultati
teorici e sperimentali delle moderne scienze fisico-sperimentali, aveva comportato
l'abbandono degli approcci teologici e
metafisici della natura; oggi però, anche se non recuperabili integralmente e
aprioristicamente, vanno reinseriti di diritto in una visione completa della scienza dove
la biologia, e con essa la medicina, essendo una finestra che fa affacciare sull'infinito,
evidenzia tutta la limitatezza di un mondo materiale visto con occhi solo positivisti: a
grandi linee è possibile trattarlo come un tutto costante e determinato; quando esso
però passa o trapassa in altri piani, bisogna valutare che regole adatte ed adattabili a
un solo campo possono non essere sufficienti o adeguate se poste in altri
domini di esistenza.
Del resto già nei primi decenni del Novecento Heisemberg giunge a chiarire, sulla scorta
della teoria quantistica, l'insufficienza delle leggi causali a livello microfisico.
Posizione e comportamento di congetturabili stati futuri delle particelle, vale a dire
degli elementi di un sistema subatomico, possono essere calcolati solo
probabilisticamente.
E' impossibile cioè applicare in microfisica il modello deterministico di spiegazione
della natura e accettare come universalmente valido il postulato di Laplace, secondo il
quale i fenomeni non-osservati sono governati dalle
stesse leggi che si applicano ai fenomeni osservati.
La spiegazione quantico-meccanica ha quindi carattere statistico e risulta, rispetto agli
schemi della fisica classica, "indeterminata".
Cosa significa tutto questo, traslato in campo medico ?
Significa che fino ad un certo livello dimensionale si può ragionare in termini
deterministici, osservativi, secondo gli schemi della Patologia generale e speciale.
Oltrepassato quel limite, la variazione ultradimensionale contiene una serie di fattori
incontrollabili che rendono vane posizioni teoriche fondate su base descrittiva,
numerabile e causale prossima.
La Patologia, insomma, caratterizzata da processi biologici costanti, può essere
classificata, quantificata, sistematizzata; l'Eziologia invece, coacervo di istanze
causali indeterminate, o meglio indifferenti, ha la sua ragion d'essere nel caso e quindi
nell'infinito, in una connotazione epistemologica che non può non essere dal carattere
"anarchico".
Per delucidare il concetto di Eziologia indifferente si prenda un esempio:
Entità nosologica:
Ulcera gastrica
Sintomo:
Dolore allo stomaco
Semeiotica:
Proiezione algica dorsale
Alterazione anatomica: Erosione della mucosa
Alterazione funzionale: Ipercloridria
Come è facile notare, fin qui ci si può muovere in un ambito codificato, non attuabile,
invece, quando si passa sul piano eziologico.
Quante e quali possono essere difatti le cause dell'ulcera ?
La risposta è: infinite, non tanto per il numero, quanto per la molteplicità delle loro
combinazioni e interazioni.
Di volta in volta, invero, caso per caso, possono entrare in causa una miriade di fattori,
quegli "accidenti non accidentali" - secondo una nota dell'OMS - (costituzione,
aggressioni esogene, sovraccarichi mentali, problemi psicologici, tensioni sociali) che
possono produrre malattia sia singolarmente sia in sinergia semplice o complessa.
Analogamente all'ulcera gastrica, verosimilmente, tutta la patologia può essere
inquadrata in un prospettiva eziologica indeterministica, fermo restando, in ogni caso, il
valore conoscitivo dei meccanismi e dei processi patogenetici sottostanti che rimarrebbero
gli attrattori di malattia, suscettibile di remissione in prima istanza e nelle prime fasi
a interventi solo sul piano corporeo.
Conseguenze mediche
Se è vero, come viene sempre più emergendo, che la parte corporea è solamente una,
anche se la più visibile, delle componenti della realtà umana, allora è pur vero che un
intervento terapeutico non può essere indirizzato solo a questa, ma va differenziato a
seconda delle varie specificazioni.
Un sintomo, una malattia non nascono dal niente, ma sono il risultato di un modo di
essere, di vivere, di pensare: come è possibile, allora, credere di risolvere i problemi
di un malato guardando solo alla sua fisiopatologia, dipendente e quindi di valore
emergente inferiore rispetto alla totalità di un'esistenza ?
Come può essere ritenuto possibile riassestare una vita con una pillola ?
Considerando allora per un attimo il valore del sintomo, è chiaro che esso non può avere
tutta l'importanza che gli viene data oggi in medicina, tanto da costituirne la base quasi
esclusiva della terapeutica
Il Sintomo
Una persona sta male perché non dorme, non mangia, è affaticata, non respira bene,
deve continuamente evacuare ecc.; che poi si rivestano i dati di fatto con termini
scientifici più o meno comprensibili (anoressia, astenia, tenesmo,
stranguria), non deve
far perdere di vista la sostanza
della malattia di cui il sintomo rappresenta l'elemento più importante per il paziente,
l'eliminazione del quale peraltro appare legittimo essere l'aspirazione massima della
medicina.
Quando un organo o un tessuto viene offeso nei modi più vari possibili, la reazione
dell'organismo si basa (tralasciando le più fini e ulteriori specificazioni di competenza
della patologia generale) sulla tetrade classica formata da Rubor, Tumor, Dolor e Calor,
con lo scopo di una restituito ad integrum della functio laesa.
La sede anatomica e il tipo di combinazione degli elementi della tetrade, con prevalenza o
predominanza dell'uno o dell'altro, rendono ragione dei sintomi (e delle loro differenze e
variazioni) la cui causa prossima è sempre il meccanismo patogenetico sottostante.
Definendo però il sintomo come la manifestazione della malattia, ci si pone la domanda:
Quale malattia ?
La risposta è
.. Qualsiasi malattia !
Certo, qualsiasi malattia, in quanto ha un doppio valore semantico: è il significante di
un solo processo patologico, ma nello stesso istante è il significante di ciascuna
malattia che attivi tale processo.
Allora è evidente che il sintomo, se è espressione di qualsiasi malattia, è
l'espressione di nessuna malattia; è soltanto la manifestazione di un'alterazione
organica determinabile a sua volta da qualsiasi malattia, che raramente è solo corporea.
E' vero sì che un sintomo è legato alla patologia tissutale, ma la patologia è solo
l'elemento organico della malattia, inquadrabile invero nella sua totalità solo se vi si
aggiunge l'eziologia, le cui radici il più delle volte, tutt'altro che sul piano fisico ,
hanno una valenza antropologica e ambientale.
"La malattia - è il pensiero di Salmanoff, grande medico russo- è un dramma in due
atti, di cui il primo si svolge a luci spente, nel silenzio dei nostri tessuti. Quando il
dolore o altri disturbi insorgono, si è quasi sempre al secondo atto".
Insomma se una persona ha un sintomo qualsiasi, ad es. stipsi, cefalea, vertigini, tosse
ecc., le cause singole, multiple, complesse, sinergiche ecc., possono essere infinite,
cosicché oggettivare una malattia con la sua manifestazione o con la sua patologia è
estremamente riduttivo e pericoloso.
Rimane, è chiaro, l'imprescindibilità del sintomo come spia di disfunzione e di disergia
di un particolare comparto anatomico che rimane attiva fino alla restitutio ad integrum
dell'uomo malato; per eradicare una malattia, tuttavia, vanno individuate le cause più
profonde che, se non eliminate o se mascherate da interventi medici troppo o solo
sintomatici, rischiano di diventare e spesso diventano emittenti croniche di malesseri
dall'andamento irreversibile e non più dominabile.
Quello che noi scorgiamo sulla superficie, quello che noi possiamo osservare,
classificare, disporre con spirito metodico e logico, non ci offre che i riflessi, i segni
dei processi delle profondità, in cui è
nascosta, dissimulata la vera realtà.
L'Anatomia Patologica
La visualizzazione e lo studio dell'organismo nelle sue varie parti è di pertinenza
dell'Anatomia.
Se oggetto di analisi sono le stesse parti nella loro condizione di malattia, siamo nel
campo dell'Anatomia Patologica.
Il fegato sano, ad esempio, è di pertinenza dell'una, il fegato steatosico
dell'altra, e così lo stomaco, il cervello, il sangue, le ghiandole, le membrane, le ossa
ecc.
Che cosa indica l'Anatomia patologica ?
Che un determinato organo o tessuto è stato malato, o meglio che ha subito una malattia.
Quale malattia ?
.. Qualsiasi malattia !
Risulta allora evidente che se un organo o un tessuto alterato, dove la configurazione
patologica essenziale rimane la stessa, possono essere la testimonianza di qualsiasi
malattia, in realtà non lo sono di nessuna malattia specifica, per cui, andare a
ricercare le radici della clinica nel luogo nascosto dove la "morte parla della
vita" è come cercare un ago in un pagliaio.
Gli organi rappresentano
sì i supporti concreti della malattia, non ne costituiscono però mai le condizioni
indispensabili.
Se dunque il corpo, gli organi, i tessuti, risultano essere effettori di qualsiasi
malattia, allora possono essere considerati alla stregua delle resistenze di un
conduttore, con la differenza che mentre queste assorbono e si suddividono la carica
elettrica immessa nell'input, quelli assorbono la carica biologica neurogena dipendente da
inputs sopra-neurologici vitali.
Nella maniera in cui oscillazioni, variazioni di tensione, black-out temporanei possono
danneggiare le resistenze (lampadine, frigoriferi, radiosveglie, etc.,), cosi' pure il
venir meno sotto qualsiasi forma o variazione di intensità del flusso vitale, può
determinare prima anomalie nel funzionamento degli organi (qualsiasi organo) e siamo nel
campo della fisiopatologia, poi nella loro stessa struttura, e siamo nel campo
dell'Anatomia patologica.
Il considerare la malattia di un organo come l'espressione di distonie e disfunzioni non
solo somatiche, risulta essere d'altronde l'argomento principale su cui si fondano le
varie teorie olistiche sull'essere umano, in particolare quelle di derivazione
psicoanalitica.
Per Groddeck ad esempio, disconoscere il ruolo delle problematiche psichiche e morali
nella genesi delle comuni malattie, significa applicare una medicina
dimidiata, dal
momento che gli organi sono da considerare, specialmente in condizioni di morbosità,
"come via d'accesso all'interiorità".
Una stessa malattia perciò a seconda del punto d'applicazione, può provocare in
differenti individui le più diverse alterazioni organiche
(con conseguente diversità di sintomi) e nello stesso tempo la stessa alterazione
può essere la conseguenza delle più svariate malattie.
La localizzazione, la qualità e la gravità di una malattia, inoltre, non sono legate
alla bizzarria del caso, ma dipendono dal concorso e dall'interazione di molteplici
elementi, quali:
1) La costituzione dell'organismo, la distribuzione delle masse, la
disposizione posturale etc.
2) Il carattere, il temperamento, le caratteristiche dinamiche
3) Il momento di maggior o minor vigore fisico-psichico
4) I sovraccarichi e gli affaticamenti di qualsiasi natura e origine
(mentali, psichici, intellettuali, sociali, familiari ecc.)
5) La presenza di vizi, tensioni, storture
6) La qualità e la quantità dell'apporto
alimentare
7) Le condizioni ambientali
Voler caricare allora d'eccessiva responsabilità clinica un organo o un tessuto in base a
una descrizione anatomo-patologica, appare alquanto velleitario: una resistenza può
assorbire più o meno energia, può guastarsi e può rompersi, ma non ci dirà mai del
perché accade quel che accade.
Certo, sotto il profilo squisitamente concettuale sarebbe idealmente possibile
rintracciare in un organo, con una ricerca anatomo-isto-patologica infinitesima, le cause
profonde di malattia di ciascun individuo - l'alterazione organica sarebbe in questo caso
la fotografia del vissuto di
un malato; è inutile dire, però, che in questo caso si sarebbe ben oltre i confini
della medicina.
Conclusione
La ricchezza della vita non può essere numerata e codificata; la medicina e la
terapeutica possono pertanto muoversi solo al di fuori e al di sopra del semplice
fisicalismo; solo in questo modo possono raggiungere i recessi più profondi della vita e
con essi le spiegazioni della malattia.
By Dott.Tullio Simoncini (Oncologo) -
t.simoncini@flashnet.it
seguito su:
Fisica dell'Intenzione, un nuovo modo di fare
Medicina
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Importante:
….pur segnalando le gravi anomalie (anche
criminali) della Sanita’ Mondiale gestita dalle
Lobbies farmaceutiche
e dei loro “agenti-rappresentanti”
inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari
nel Mondo intero, vogliamo anche ricordare e
spendere per Giustizia delle parole per
gratificare e ringraziare quei
centinaia di migliaia di
medici (quelli in buona fede) che,
malgrado le interferenze degli interessi
di quelle
Lobbies,
incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare
i malati che a loro si rivolgono e che con i
progressi delle apparecchiature tecnologiche per
la diagnostica e delle tecniche
interventive, stanno facendo notevoli
progressi e raggiungono per essi risultati ed
effetti benefici, che fino a qualche anno fa
erano impensabili.
Vediamo ogni giorno progressi in tal senso, ma
la terapeutica indicata dalla direzione
della Sanita’ ufficiale Mondiale =
OMS (che e' legata alle
linee guida di dette
Lobbies), non segue, salvo rari casi,
quella curva progressiva di benessere per i
malati.
Se questi bravi medici
che operano giornalmente sul campo, conoscessero
anche la Medicina
Naturale, potrebbero migliorare e di molto le
loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per
tutti i malati.
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