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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


MEDICINA e TEORIA

Importanza di capire le radici della Salute
 

Le medicine alternative, i cosiddetti rimedi naturali, possono nascondere delle insidie ?

L’Igienismo Naturale ovvero, la scienza della salute ci dice che,  in un programma di prevenzione dei disturbi, o di recupero della salute sono imprescindibili sia la conoscenza degli agenti naturali sulle quali la salute si fonda, sia la conoscenza delle  cause dei disturbi e la loro rimozione.
“Eppure c’è gente che guarisce col tal metodo” così si esprimeva anche il mio amico Mimmo Tringale, direttore della pregevole rivista Aam Terra Nuova, mentre discutevo con lui i punti fragili di alcuni metodi piuttosto in voga attualmente.
E’ vero, ci sono persone che guariscono, ma non dobbiamo dimenticarci, però, che le terapie adottate nella storia furono le più disparate, e non vi fu pratica di salute, neppure la più negletta o poco nota e deleteria, che non abbia avuto un suo momento di gloria, con tanto di testimonianze documentate dei benefici ottenuti presso pazienti e terapisti entusiasti. Abbiamo spaziato dalle pratiche più blande, a quelle più aggressive e pericolose, anche letali. 
E’ storicamente accertato, che le terapie di ogni tempo hanno creato, e creano, disturbi iatrogeni di ogni tipo e gravità.
Solo per fare qualche esempio:  somministrazioni di erbe velenose, stramonio, belladonna, saturazioni di mercurio, punizioni corporali e operazioni chirurgiche devastanti ai genitali dei bimbi che si scoprivano “affetti” da masturbazione (ai tempi in cui si credeva che tale pratica fosse causa di mali), salassi ripetuti, ai più recenti talidomide, AZT, elettroshock ecc..
Molti dei metodi in voga nel passato hanno visto il loro tramonto o sono stati in seguito banditi per la loro inutilità, ma anche per i  loro effetti nefasti e vorremmo vedere oggi chi avrebbe la malsana idea di saturasi di mercurio o autorizzare un terapista a devastare i genitali dei propri figli. Eppure terapisti autorevoli e pazienti quali i re e i loro figli adottavano questi metodi.

Il fatto che qualcuno guarisca non dovrebbe assolutamente accontentare il cercatore attento, proprio per non ripetere il solito storico errore che costò e costa caro.
Tutti i rimedi adottati annoverano un certo margine di successo, solo che è oltremodo opportuno esaminare attentamente i tipi di reazione e la percentuale di successi autentici e duraturi, conteggiare le reazioni avverse, domandarsi come mai lo stesso metodo annovera anche  un certo tasso di insuccesso.
Si può affermare con un certo margine di sicurezza, che anche un metodo molto conosciuto, “ben venduto” e propagandato, non è necessariamente un buon metodo. Nella stessa maniera, un metodo poco conosciuto, poco commerciale, che dà pochi incentivi alla sua divulgazione, non è necessariamente meno valido dei metodi più noti.

vedi: Storia della Medicina  +  Medicina CINESE  

Il calcolo percentuale: se un metodo ben pubblicizzato da emittenti televisive e da abili oratori è messo alla prova da 10.000 persone con una percentuale del 10% di successo, avremmo 1.000 persone entusiaste che gridano: “funziona” !
Mentre con un metodo poco noto che viene utilizzato da 100 persone e che registrasse un successo dell’80% avremmo solo 80 persone contente. Vi lascio quindi immaginare che l’effetto dei mille guariti con un metodo mediocre sarà molto più “convincente” (a chi non approfondisce gli argomenti) di quanto non lo facciano gli 80 individui (perché numericamente quasi invisibili), guariti con un metodo molto più efficace.
Sottolineo che ora, qui, non mi sto rivolgendo a coloro che si affidano fiduciosamente alla medicina ufficiale, ma a coloro che bene o male hanno già compreso che da quella medicina è meglio stare alla larga, che  tentano in tutti i modi di trovare un’alternativa per gestire la salute in modo meno violento e più naturale.

Nell’ambiente delle medicine alternative il caos e il guazzabuglio è tale che molti aspetti vitali sfuggono spesso al cercatore più sincero e bisognoso di interventi urgenti. Ciò porta a risultati disastrosi di cui sono quasi ogni giorno impotente testimone.

Vengo a descrivere solo alcuni casi, storie vere tra le tantissime testimonianze, che ho raccolto nei decenni dedicati alla divulgazione, incontrando un numero elevato di persone con i tavoli divulgativi, nelle piazze, nelle fiere del naturale, nelle anamnesi personalizzate e nei soggiorni di salute igienisti, ma anche come volontario ospedaliero e collaboratore del tribunale dei diritti del malato.

Caso 1- Il Sig. G sosteneva di alimentarsi in maniera sana e fu stupito quando gli diagnosticarono un tumore al cervello. Consultò un medico allievo del Dr. Hamer che indicò come causa del problema, un trauma dovuto a problemi inaspettati della figlia. I mesi passavano e il problema si ingrandiva, cosi ascoltò un altro medico di Hamer che sconfessò la diagnosi dell’ altro collega (entrambi medici hameriani) intanto il dolore era tale che si era instaurata la dipendenza da antidolorifici.
Un giorno il sig G, prima di affidarsi al chirurgo mi chiese una anamnesi igienista personalizzata nella quale raccolsi tutte le informazioni sullo stile di vita a tutti i livelli. Così scoprii una lista di errori palesi per i quali era ovvio prevedere un indebolimento della salute, ma nessuno dei luminari consultati in precedenza si era interessato seriamente dello stile di vita del soggetto e degli elementi sulla quale la salute si fonda.
G. è deceduto.

Caso 2 - I genitori di D. nel tentativo di evitare di somministrare i farmaci chimici al loro figlio si avvalsero dell’omeopatia, ma vi riuscirono solo in parte in quanto gli antibiotici furono anch’essi utilizzati, ma la cosa più seria è che D. diventato giovanotto, manifestò un danno grave presso un organo vitale che i naturopati e gli omeopati consultati non seppero salvare. Una attenta anamnesi igienista evidenziò abitudini malsane di cui i vari professionisti della salute, non si erano occupati.

Ho incontrato centinaia di persone che hanno tentato con l’omeopatia, con la macrobiotica, con l’ayurveda e con tanti altri sistemi, di fronteggiare i disturbi ed evitare farmaci e chirurgia senza riuscirci.
Alcuni ci riescono per diversi anni fin che, se non comprendono e rimuovono le vere cause, incontrano uno zoccolo più duro e riconoscono che devono cambiare metodo….spesso tornando a farmaci e chirurgia.

Caso 3 – La Sig.ra D. è proprietaria di un negozio bio  e la sua  bimba si nutre esclusivamente con questi alimenti. Affezioni respiratorie e febbre hanno messo molta preoccupazione a questo genitore che è ricorso più volte al ricovero d’urgenza al pronto-soccorso. Un giorno mi confidò che il naturopata le consigliava di dare solo riso alla bimba quando stava male (l’influenza della macrobiotica…), che però la bimba rifiutava istintivamente.

Noi igienisti sappiamo che ai bimbi cosi piccoli (bimba di 15 mesi) la natura ha previsto solo latte umano quando è possibile, mentre certi tipi di frutta sono i compromessi più tollerati. Il cucciolo d’uomo non è attrezzato per gestire gli amidi per cui suggerii di eliminare i cereali per un periodo e darle solo succo d’arancia. La febbre scese senza bisogno né di ricoveri né di farmaci.
Si dà ancora poca importanza al fatto che il cibo deve essere fisiologicamente adatto a noi….

Caso 4 – La Sig.ra L. consumava solo alimenti bio, amava la fitoterapia, e la idrofangoterapia. Fu costretta a sottoporsi ad un intervento chirurgico per correre ai ripari da un’ infezione procurata da un sistema anticoncezionale invasivo e pericoloso di cui ella non conosceva i rischi (un altro caso di mancanza di conoscenza delle cause).

Caso 5 – La Sig.ra M. si sentì dire da un sostenitore della dieta in base al gruppo sanguigno, che se avesse seguito le sue istruzioni, lei si sarebbe liberata della sua asma già dal giorno dopo.
Diligentemente M. seguì la dieta prescrittale, inclusi i rimedi fitoterapici per 4 mesi, ma poi abbandonò tutto perché si accorse che il suo stato era peggiorato e che doveva ricorrere ancora più spesso ai cortisonici.

Caso 6 – G. si convinse della teoria della dieta del gruppo sanguigno e cercò di fronteggiare la sua ipertensione. Nonostante il suo entusiasmo il Sig. G continua ad assumere farmaci anti-ipertensivi chimici.

Caso 7- E. una ragazzina di 11 anni fu portata da una pediatra ayurvedica perché gli attacchi di asma notturni avevano oramai una connotazione troppo preocupante e la madre non rassegnata all’idea di accettare interventi allopatici, si rivolse ad un medico alternativo con la speranza di evitare la chimica.

Dopo aver auscultato i polmoni della piccola, il medico, con tono terroristico sentenziò che lo stadio della malattia era troppo avanzato per essere trattato con i rimedi naturali e che se non assumeva subitissimo i farmaci avrebbe rischiato di finire sotto la tenda dell’ossigeno prima di sera. Quella madre, senti il parere di un igienista che le suggerì poche semplici misure igieniche sul piano nutrizionale, sul riposo emozionale e famigliare. I farmaci non servirono e pochi giorni dopo, partirono assieme per le vacanze. Non ci risulta abbiano avuto ricadute a quasi 10 anni di distanza.

Caso 8 – La Sig. M. era una persona molto in gamba, e molto competente nel suo campo. Fu per anni presidente di una associazione per l’abrogazione dell’obbligo vaccinale, era molto vicina alla naturopatia ed avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non usare farmaci chimici.

 Un giorno mi confidò di aver notato un piccolo nodulo nel collo e che aveva iniziato ad occuparsene con l’omeopatia, la pranoterapia ecc…Come oramai faccio sempre in questi casi, cercai di metterla in guardia dicendogli che se si affidava a metodi che non si occupano approfonditamente delle cause, si rischiava di perdere tempo molto prezioso. Purtroppo, vide quella pallina dura aumentare progressivamente, mentre nell’arco di 18 mesi utilizzò medicine ayurvediche, aloe vera, medicina di Hamer, siero di Bonifacio, cartilagine di squalo, psicomagia, ecc. e si fece visitare da un medico di Di Bella, ma alla fine, per non soffocare, dovette accettare la chemioterapia e poi il cortisone. Verso la fine del suo calvario, ella, mi diede la possibilità di indagare sulle cause e fu oltremodo evidente che le cose che avrebbe dovuto cambiare già dai primi sintomi erano tante, ma non gli fu data questa possibilità, altrimenti, io sono convinto, ella sarebbe ancora qui tra noi. I numerosi naturopati e omeopati che l’ebbero in cura non si occuparono di cause ma le proposero solamente di “aggiungere prodotti e cure”.

Il terapeuta che propone terapie, senza impostare un discorso di primo piano sull’importanza della rimozione delle vere cause, si prende una grande responsabilità, che prima o poi diventerà evidente e nota.
“Non si può immaginare che una ferita da colpo di martello si rimargini con prodotti terapeutici, senza, prima di tutto, preoccuparci di evitare altre martellate su quella ferita”.

Se vogliamo dare una valutazione seria ad un metodo dobbiamo:
1)      valutare i risultati percentuali sui grandi numeri (potremmo forse concludere che il tabagismo è innocuo solo perché abbiamo conosciuto qualche nonnino che fuma e sta ancora bene)? Ad es.: quanti soggetti su 100 casi affetti dallo stesso disturbo ottengono risultati apprezzabili ?
2)      Bisogna tenere conto di quanto tempo passa senza avere ricadute o dall’insorgere di nuovi disturbi, specie se peggiori di quelli fronteggiati.

Una scienza di salute concreta deve fornire gli strumenti “le conoscenze” per prevenire i disturbi invece di crearne di nuovi.
3)      E’ necessario fare attenzione alle eventuali reazioni avverse alle terapie adottate.
4)      È necessario saper valutare se si tratti di vera guarigione (salute recuperata) o mera soppressione dei sintomi. Quando, per effetto di una qualunque terapia (se non ha operato la rimozione delle cause) otteniamo una regressione dei sintomi e un tangibile sollievo, siamo in realtà vittime di un inganno (falsa guarigione), perché per l’illusione di essere guariti, non saremo stimolati ad approfondire il discorso delle vere cause, che così continueremo tranquillamente a perpetuare indebolendoci maggiormente, con immaginabili conseguenze, che prima o poi verranno ad evidenziarsi sotto forme sempre più complesse.
5)      Comprendere l’implicazione dell’effetto placebo, e delle eventuali circostanze contingenti nell’operare un beneficio, indipendentemente dalle terapia adottate (la natura cura e il guaritore di turno se ne assume i meriti).
6)      L’importanza di capire il perché abbiamo avuto benefici, ad es: dei consigli e delle strategie adottate contemporaneamente, siamo in grado di comprendere quali siano quelle che hanno effettivamente aiutato, quelle che sono state ininfluenti, quelle che hanno rallentato il recupero e quelle che lo hanno addirittura ostacolato ? Essendo le circostanze mai identiche, la prossima volta che avremo problemi, potremmo non avere gli stessi benefici se non comprendiamo alcune dinamiche.

E’ utile fare ancora l’esempio della dieta del gruppo sanguigno. Non  ci stupisce che quando le persone riducono o sospendono il consumo di latticini e cereali, come spesso suggerisce questa dieta, ottengono risultati positivi, ma il pubblico dovrebbe sapere, che non è una intuizione recente, inventata dai fautori della teoria del gruppo sanguigno e che i testi igienisti dei secoli scorsi erano ben documentati a riguardo. Sono principi igienisti.
A bene vedere, alcuni testi taoisti scritti 5000 anni or sono già prendevano le distanze dai cereali. Intanto, intervenire sull’ uso di latticini e cereali procura giovamento indipendentemente dal gruppo sanguigno in quanto trattasi di alimenti non propriamente adatti all’uomo e al massimo alimenti di compromesso.
Il pubblico dovrebbe sapere che dalla paleontobotanica, dallo studio degli istinti, dall’anatomia e fisiologia comparate, si deduce che l’uomo è frugivoro raccoglitore (non onnivoro), come si deduce che il cavallo è erbivoro e il leone carnivoro.
Non è questione di gruppo sanguigno e non vi è essere umano che non trae vantaggio da una (se corretta) dieta vegetariana e non vi è uomo che non tragga danno dall’uso di carne, zucchero bianco, caffè ecc.., ma poi, i risultati sarebbero decisamente più consistenti e diffusi se oltre al miglioramento della nutrizione affiancassimo misure quali quelli riguardanti i problemi emozionali, il riposo, l’esercizio fisico, l’aria, la luce, il calore, il sole, lo strumento del digiuno, la teoria della tossiemia in anteposizione a quella dei virus, il ripristino del ritmo sonno/veglia, un’attenzione all’inquinamento domestico, una maggiore consapevolezza riguardo al parto non-violento e all’insidia dell’uso di farmaci e vaccini ecc., insomma, una visione più globale della vita.
Ci dispiace vedere che molte volte le persone si rivolgono ai centri igienisti come “ultima spiaggia”, dopo aver provato di tutto, arrivando quando lo stadio è a volte troppo avanzato. Ed è un peccato perché l’igienismo è l’abc della salute, la base, che si dovrebbe adottare per prevenire i disturbi o fronteggiarli già dai primi sintomi, senza aspettare che la cosa diventi più complessa… Per questi motivi sarebbe doveroso che la cultura igienista naturale fosse a disposizione di tutti, e non è un metodo che si impara dall’oggi al domani, per cui avverto sempre che decidere di informarsi all’ultimo momento, spesso non garantisce ottimi risultati.
“Il marinaio non opera la manutenzione  della propria barca in mare aperto durante la tempesta, ma sulla spiaggia a ciel sereno”.
E’ d’uopo riflettere su quale filosofia di salute ci rende più liberi e autosufficienti, a differenza delle vie che ci mantengono legati all’atto di delega agli addetti ai lavori, con conseguente dipendenza da estranei, professionisti, analisi, ricette e prodotti curativi commerciali in un susseguirsi di “prova questo e prova quello” che rallenta la conoscenza di noi stessi, mentre dovremmo riappropriarci del nostro  “libretto delle istruzioni”. Bisogna studiare e con mente aperta sperimentare.
L’igienismo non è perfetto e dovrà ancora crescere, tuttavia, non conosciamo metodo di salute che sia in grado di dare maggiore capacità di autogestione della salute senza farmaci. I fatti che ho potuto osservare mi permettono di formulare questo semplice assunto: tanto maggiore sarà la conoscenza delle leggi di natura divulgate dagli igienisti, tanto maggiore sarà la capacità del soggetto di autogestire la salute senza farmaci.
Per contro, tanto minore sarà la sua conoscenza delle suddette leggi, tanto maggiore sarà la sua vulnerabilità e fragilità.
By  Daniele Bricchi - http://igienismo-igienenaturale.blogspot.com

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Medicina Ufficiale
Dopo la rivoluzione scientifica, l'estremo fisicalismo
(e con esso il determinismo) che ha prevalso nel pensiero occidentale, ha influenzato negativamente la formazione delle teorie biologiche e mediche in quanto le ha continuamente ridotte al proprio piano interpretativo, cosa peraltro comprensibile dato le difficoltà di trovare nuovi registri, a motivo forse anche della relativa giovinezza della scienza moderna.
Di fatto oggi, che vi siano importanti differenze fra biologia e scienze fisiche viene spesso completamente ignorato, specialmente da parte di quegli studiosi che sembrano dare per scontato che la fisica sia il paradigma della scienza e che quando la si sia compresa si possa comprendere ogni altra scienza inclusa la biologia.
Al contrario, lo studio degli organismi viventi richiede principi aggiuntivi rispetto a quelli delle scienze fisiche: accanto al metodo ipotetico-deduttivo e relative varianti, considerato il metodo principe nella scienza moderna, in biologia assume fondamentale importanza il metodo osservativo-comparativo e forse ancora di più l'utilizzazione di valori euristici e programmi teleonomici che rispondano alla domanda perché ?, a quale scopo ?.
Mentre infatti la logica, intesa in senso classico, si fonda sulla categoria della necessità, nella logica del vivente si combinano caso e necessità, laddove interagiscono due sistemi altamente variabili, individui unici cioè, e configurazioni ambientali uniche.
La differenza pratica principale inoltre, nell'affrontare i due tipi di problematiche, è la costanza e la riproducibilità delle condizioni da studiare, dimodoché il ruolo esplicativo di leggi strettamente deterministiche e predittive assume un'importanza non assoluta anzi spesso controproducente, dal momento che in biologia le generalizzazioni organizzate in modelli concettuali dotati di quella flessibilità e utilità euristica mancante nelle leggi, sono, quasi invariabilmente, di natura probabilistica anche se non per questo non in contrasto con il determinismo dei processi fisici.
L'approccio alle entità biologiche, insomma, comporta uno spirito assai diverso da quello con cui si trattano i gruppi di entità inorganiche identiche, in una valorizzazione di quell'unità dell'individuo (impossibile nelle scienze fisiche) non riducibile a semplice sommatoria delle sue componenti molecolari.
Se la realtà umana sta in un piano superiore rispetto al mondo inanimato, a nulla serve ribadirne l'indiscussa identità del sostrato materiale; quello che conta è il valore biologico e quindi vitale e quindi energetico che ne risulta e che, essendo un fattore di differenza abissale non suscettibile di misurazione, conferisce alla biologia quella centralità, quel potere di unificazione di tutte le altre scienze che tanto impropriamente viene riconosciuto alle scienze fisiche.
Equiparare allora i vari livelli di esistenza dell'Universo, in una riduzione di tutti i fenomeni vitali a semplici processi fisico-chimici, significa, in una perdita di valori spirituali, guardare le cose solo in maniera angusta e improduttiva, grevemente materialista.
Laddove allora appare legittima la reazione  di Hegel nei confronti di un idealismo arroccato sulla figura di un "io" ipertrofico e incapace di incorporare la ricchezza di una realtà materiale (nella notte tutte le vacche sono nere), altrettanto legittima è la condanna di un materialismo gretto che non sappia assorbire tutte le potenzialità sopramateriali.
Nella Grande Catena dell'Essere, dove c'è la compresenza di tutti i gradi rappresentativi della vita, dal più basso al più alto, più o meno comunicanti e quindi energetici e quindi vitali in funzione dell'unità organica che li contraddistingue, non si possono ridurre tutte le differenze ad un'identità reale basata solo su variazioni quantitative, in quanto così facendo si perderebbe il senso stesso e quindi il perché del firmamento con tutte le sue creature, con il risultato che si ricadrebbe in un oscurantismo materialistico ideologico con funzione dogmatica e conservativa.
L'approccio filosofico, quindi, deve essere necessariamente diverso nel considerare le varie "ontologie regionali", caratterizzate, ciascuna, da quella propria peculiarità plasmata dall'azione  dell'universo.
Resta indiscusso, difatti, che la materia, per acquisire i caratteri della materia vivente e poi dell'uomo, abbia dovuto subire un'evoluzione prolungata nel tempo quanto il grado biologico acquisito, funzione della sovrapposizione di sistemi vitali via via sempre più complessi, basati sull'interscambio fra l'informazione acquisita storicamente e le risposte di programmi genetici, mediante l'utilizzazione di elaborati e precisi meccanismi di retroazione e di direzioni potenziali multiple, non pertinenti al mondo inanimato.
Disconoscere la capacità di un'entità biologica, e in particolare del vivente, a sintonizzarsi e ad assorbire sempre di più, a seconda del proprio quantum, le grandi linee di Energia dell'Universo, significa non riconoscere l'importanza del fattore "spirituale" o sopramateriale, con l'inevitabile inaridimento e fossilizzazione su piani numerabili sì, ma estremamente poveri e infecondi.
La biologia e la medicina pertanto hanno bisogno di una filosofia che le valorizzi per quello che sono, dove oltre alle tematiche proprie dei mondi inferiori (fisico, biologico-naturale) diventa imprescindibile l'analisi delle sue dinamiche specifiche individuali (corpo, coscienza, mente, anima, vita) e generali (culturali, sociali, etiche) nella speranza, integrandole, di individuarne il legame e la reciproca influenza.
Una filosofia della biologia (quella umana in particolare), deve perciò assumersi la responsabilità di tramite tra mondo fisico e mondo etico, con il compito di capire sia l'uno che l'altro, non tentando inutili riduzioni, ma al contrario cercando di assumere il mondo inferiore a quello superiore.
In quest'opera si delinea chiara, allora , la centralità della medicina che, con la sua facoltà di accedere ai vari livelli di esistenza dell'individuo nello studiarne le variazioni dalle condizioni sane a quelle malate e viceversa, può ottemperare alla sua funzione di collante tra mondo materiale e sopramateriale, purché non si lasci trasportare in secche miopi e particolaristiche, ma segua, nella sua vocazione olistica, tutto lo spettro delle manifestazioni della vita, in una visione antropologica totale.

Insufficienza logica del Determinismo
Nella comprensione della malattia quindi non basta capire i meccanismi patogenetici, non basta fondarsi sulla regola aurea che tutto ciò che accade ha una causa, la quale ha una causa, che ha un'altra causa...e così via: il mondo sopramateriale ha una ricchezza che non può essere imbrigliata nelle leggi del determinismo.
Nel momento in cui un particolare processo riconosce le sue possibili causazioni nell'infinito, in quel momento non ha più ragione basarsi su un metodo strettamente fisicalista.
Del resto anche sul piano strettamente logico il determinismo è un'idea contraddittoria.
Determinismo infatti significa che ogni evento presuppone il suo essere in una causa, essere di un'altra causa e così via, in un rapporto fra i vari fatti (o termini) in cui si riconosce una costante relazionale operativa che agisce dal primo termine via via fino all'infinito, ogni elemento del quale, peraltro, di volta in volta è soggetto a infiniti influssi.
Ed è qui che sta la contraddittorietà del determinismo: un nesso di causalità all'infinito, ammette nessi di causalità infiniti, come dire che non ne esistono di determinati.
Se ho una operazione A=K (costante) che è l'effettore dell'infinito, essa non può più avere i caratteri della costante, dimodocche un evento determinato da una causa non si sa quale, potendosene ammettere infinite, viene in realtà svincolato dalla morsa del determinismo.
La sua ragion d'essere, a questo punto, slitta verso un piano concettuale semplicemente metafisico dove, invece che "come accade un fatto", assume importanza primaria la domanda "perché accade un fatto", in un ottica rivolta all'essenza delle cose, a quel on e me' on, principio e fine di ogni pensiero.
Esiste una necessità ontologica delle cause, una necessità che viene prima della necessità del determinismo.
"La filosofia deve terminare con la religione" -afferma Hegel-; deve terminare in quell'indispensabile impensabile che, proprio perché impensabile, è il presupposto di ogni pensiero.
 Il determinismo dunque ha una validità relativa, nel senso che può essere propugnato solo in un ambito circoscritto definito, dove se è possibile prevedere o prefigurare la concatenazione degli eventi, è altresì d'obbligo non dimenticare che il fatto avviene "a meno di termini di ordine superiore", le cui radici inevitabilmente hanno origine nell'indeterminato e nell'indeterminabile.
Man mano che si passa dal piano meramente fisico a quello biologico, a quello umano, al limite a quello divino, risultando amplificato il processo intrinseco di dinamismo, viene accresciuta la possibilità di interazione con gli elementi dell'infinito fino al punto di disancorarsi da qualsiasi necessità determinata.
Chiunque abbia il gusto del metafisico, l'istinto della libertà e dell'indipendenza non può accettare di essere rinchiuso in alcuna "gabbia incantata" formata da regole, standard e metodi; accettare l'infinito significa non accettare alcun principio, o meglio accettare tutti i possibili archè.
Nella storia della cultura occidentale, caratterizzata secondo Comte dalle tre fasi di sviluppo (teologica, metafisica, positiva), quella positiva, rappresentata dai risultati teorici e sperimentali delle moderne scienze fisico-sperimentali, aveva comportato l'abbandono degli approcci teologici e metafisici della natura; oggi però, anche se non recuperabili integralmente e aprioristicamente, vanno reinseriti di diritto in una visione completa della scienza dove la biologia, e con essa la medicina, essendo una finestra che fa affacciare sull'infinito, evidenzia tutta la limitatezza di un mondo materiale visto con occhi solo positivisti: a grandi linee è possibile trattarlo come un tutto costante e determinato; quando esso però passa o trapassa in altri piani, bisogna valutare che regole adatte ed adattabili a un solo campo possono non essere sufficienti o adeguate se poste in altri domini di esistenza.
Del resto già nei primi decenni del Novecento Heisemberg giunge a chiarire, sulla scorta della teoria quantistica, l'insufficienza delle leggi causali a livello microfisico.
Posizione e comportamento di congetturabili stati futuri delle particelle, vale a dire degli elementi di un sistema subatomico, possono essere calcolati solo probabilisticamente.
E' impossibile cioè applicare in microfisica il modello deterministico di spiegazione della natura e accettare come universalmente valido il postulato di Laplace, secondo il quale i fenomeni non-osservati sono governati dalle stesse leggi che si applicano ai fenomeni osservati.
La spiegazione quantico-meccanica ha quindi carattere statistico e risulta, rispetto agli schemi della fisica classica, "indeterminata".
Cosa significa tutto questo, traslato in campo medico ?
Significa che fino ad un certo livello dimensionale si può ragionare in termini deterministici, osservativi, secondo gli schemi della Patologia generale e speciale.
Oltrepassato quel limite, la variazione ultradimensionale contiene una serie di fattori incontrollabili che rendono vane posizioni teoriche fondate su base descrittiva, numerabile e causale prossima.
La Patologia, insomma, caratterizzata da processi biologici costanti, può essere classificata, quantificata, sistematizzata; l'Eziologia invece, coacervo di istanze causali indeterminate, o meglio indifferenti, ha la sua ragion d'essere nel caso e quindi nell'infinito, in una connotazione epistemologica che non può non essere dal carattere "anarchico".

Per delucidare il concetto di Eziologia indifferente si prenda un esempio:
     Entità nosologica:          Ulcera gastrica
     Sintomo:                       Dolore allo stomaco
     Semeiotica:                   Proiezione algica dorsale
     Alterazione anatomica:   Erosione della mucosa
     Alterazione funzionale:    Ipercloridria
Come è facile notare, fin qui ci si può muovere in un ambito codificato, non attuabile, invece, quando si passa sul piano eziologico.

Quante e quali possono essere difatti le cause dell'ulcera ?
La risposta è: infinite, non tanto per il numero, quanto per la molteplicità delle loro combinazioni e interazioni.
Di volta in volta, invero, caso per caso, possono entrare in causa una miriade di fattori, quegli "accidenti non accidentali" - secondo una nota dell'OMS - (costituzione, aggressioni esogene, sovraccarichi mentali, problemi psicologici, tensioni sociali) che possono produrre malattia sia singolarmente sia in sinergia semplice o complessa.
Analogamente all'ulcera gastrica, verosimilmente, tutta la patologia può essere inquadrata in un prospettiva eziologica indeterministica, fermo restando, in ogni caso, il valore conoscitivo dei meccanismi e dei processi patogenetici sottostanti che rimarrebbero gli attrattori di malattia, suscettibile di remissione in prima istanza e nelle prime fasi a interventi solo sul piano corporeo.


Conseguenze mediche
Se è vero, come viene sempre più emergendo, che la parte corporea è solamente una, anche se la più visibile, delle componenti della realtà umana, allora è pur vero che un intervento terapeutico non può essere indirizzato solo a questa, ma va differenziato a seconda delle varie specificazioni.
Un sintomo, una malattia non nascono dal niente, ma sono il risultato di un modo di essere, di vivere, di pensare: come è possibile, allora, credere di risolvere i problemi di un malato guardando solo alla sua fisiopatologia, dipendente e quindi di valore emergente inferiore rispetto alla totalità di un'esistenza ?
Come può essere ritenuto possibile riassestare una vita con una pillola ?
Considerando allora per un attimo il valore del sintomo, è chiaro che esso non può avere tutta l'importanza che gli viene data oggi in medicina, tanto da costituirne la base quasi esclusiva della terapeutica

Il Sintomo
Una persona sta male perché non dorme, non mangia, è affaticata, non respira bene, deve continuamente evacuare ecc.; che poi si rivestano i dati di fatto con termini scientifici più o meno comprensibili (anoressia, astenia, tenesmo, stranguria), non deve far perdere di vista la sostanza della malattia di cui il sintomo rappresenta l'elemento più importante per il paziente, l'eliminazione del quale peraltro appare legittimo essere l'aspirazione massima della medicina.
Quando un organo o un tessuto viene offeso nei modi più vari possibili, la reazione dell'organismo si basa (tralasciando le più fini e ulteriori specificazioni di competenza della patologia generale) sulla tetrade classica formata da Rubor, Tumor, Dolor e Calor, con lo scopo di una restituito ad integrum della functio laesa.
La sede anatomica e il tipo di combinazione degli elementi della tetrade, con prevalenza o predominanza dell'uno o dell'altro, rendono ragione dei sintomi (e delle loro differenze e variazioni) la cui causa prossima è sempre il meccanismo patogenetico sottostante.
Definendo però il sintomo come la manifestazione della malattia, ci si pone la domanda: Quale malattia ?
La risposta è….. Qualsiasi malattia !
Certo, qualsiasi malattia, in quanto ha un doppio valore semantico: è il significante di un solo processo patologico, ma nello stesso istante è il significante di ciascuna malattia che attivi tale processo.
Allora è evidente che il sintomo, se è espressione di qualsiasi malattia, è l'espressione di nessuna malattia; è soltanto la manifestazione di un'alterazione organica determinabile a sua volta da qualsiasi malattia, che raramente è solo corporea.
E' vero sì che un sintomo è legato alla patologia tissutale, ma la patologia è solo l'elemento organico della malattia, inquadrabile invero nella sua totalità solo se vi si aggiunge l'eziologia, le cui radici il più delle volte, tutt'altro che sul piano fisico , hanno una valenza antropologica e ambientale.
"La malattia - è il pensiero di Salmanoff, grande medico russo- è un dramma in due atti, di cui il primo si svolge a luci spente, nel silenzio dei nostri tessuti. Quando il dolore o altri disturbi insorgono, si è quasi sempre al secondo atto".
Insomma se una persona ha un sintomo qualsiasi, ad es. stipsi, cefalea, vertigini, tosse ecc., le cause singole, multiple, complesse, sinergiche ecc., possono essere infinite, cosicché oggettivare una malattia con la sua manifestazione o con la sua patologia è estremamente riduttivo e pericoloso.
Rimane, è chiaro, l'imprescindibilità del sintomo come spia di disfunzione e di disergia di un particolare comparto anatomico che rimane attiva fino alla restitutio ad integrum dell'uomo malato; per eradicare una malattia, tuttavia, vanno individuate le cause più profonde che, se non eliminate o se mascherate da interventi medici troppo o solo sintomatici, rischiano di diventare e spesso diventano emittenti croniche di malesseri dall'andamento irreversibile e non più dominabile.
Quello che noi scorgiamo sulla superficie, quello che noi possiamo osservare, classificare, disporre con spirito metodico e logico, non ci offre che i riflessi, i segni dei processi delle profondità, in cui è nascosta, dissimulata la vera realtà.

L'Anatomia Patologica
La visualizzazione e lo studio dell'organismo nelle sue varie parti è di pertinenza dell'Anatomia.
Se oggetto di analisi sono le stesse parti nella loro condizione di malattia, siamo nel campo dell'Anatomia Patologica.
Il fegato sano, ad esempio, è di pertinenza dell'una, il fegato steatosico dell'altra, e così lo stomaco, il cervello, il sangue, le ghiandole, le membrane, le ossa ecc.
Che cosa indica l'Anatomia patologica ?
Che un determinato organo o tessuto è stato malato, o meglio che ha subito una malattia.
Quale malattia ? ……….. Qualsiasi malattia !
Risulta allora evidente che se un organo o un tessuto alterato, dove la configurazione patologica essenziale rimane la stessa, possono essere la testimonianza di qualsiasi malattia, in realtà non lo sono di nessuna malattia specifica, per cui, andare a ricercare le radici della clinica nel luogo nascosto dove la "morte parla della vita" è come cercare un ago in un pagliaio.

Gli organi rappresentano sì i supporti concreti della malattia, non ne costituiscono però mai le condizioni indispensabili.
Se dunque il corpo, gli organi, i tessuti, risultano essere effettori di qualsiasi malattia, allora possono essere considerati alla stregua delle resistenze di un conduttore, con la differenza che mentre queste assorbono e si suddividono la carica elettrica immessa nell'input, quelli assorbono la carica biologica neurogena dipendente da inputs sopra-neurologici vitali.
Nella maniera in cui oscillazioni, variazioni di tensione, black-out temporanei possono danneggiare le resistenze (lampadine, frigoriferi, radiosveglie, etc.,), cosi' pure il venir meno sotto qualsiasi forma o variazione di intensità  del flusso vitale, può determinare prima anomalie nel funzionamento degli organi (qualsiasi organo) e siamo nel campo della fisiopatologia, poi nella loro stessa struttura, e siamo nel campo dell'Anatomia patologica.
Il considerare la malattia di un organo come l'espressione di distonie e disfunzioni non solo somatiche, risulta essere d'altronde l'argomento principale su cui si fondano le varie teorie olistiche sull'essere umano, in particolare quelle di derivazione psicoanalitica.
Per Groddeck ad esempio, disconoscere il ruolo delle problematiche psichiche e morali nella genesi delle comuni malattie, significa applicare una medicina dimidiata, dal momento che gli organi sono da considerare, specialmente in condizioni di morbosità, "come via d'accesso all'interiorità".
Una stessa malattia perciò a seconda del punto d'applicazione, può provocare in differenti individui le più diverse alterazioni organiche (con conseguente diversità di sintomi) e nello stesso tempo la stessa alterazione può essere la conseguenza delle più svariate malattie.
La localizzazione, la qualità e la gravità di una malattia, inoltre, non sono legate alla bizzarria del caso, ma dipendono dal concorso e dall'interazione di molteplici elementi, quali:
1) La costituzione dell'organismo, la distribuzione delle masse, la disposizione posturale etc.
2) Il carattere, il temperamento, le caratteristiche dinamiche
3) Il momento di maggior o minor vigore fisico-psichico
4) I sovraccarichi e gli affaticamenti di qualsiasi natura e origine (mentali, psichici, intellettuali, sociali, familiari ecc.)
5) La presenza di vizi, tensioni, storture
6) La qualità e la quantità dell'apporto alimentare
7) Le condizioni ambientali
Voler caricare allora d'eccessiva responsabilità clinica un organo o un tessuto in base a una descrizione anatomo-patologica, appare alquanto velleitario: una resistenza può assorbire più o meno energia, può guastarsi e può rompersi, ma non ci dirà mai del perché accade quel che accade.
Certo, sotto il profilo squisitamente concettuale sarebbe idealmente possibile rintracciare in un organo, con una ricerca anatomo-isto-patologica infinitesima, le cause profonde di malattia di ciascun individuo - l'alterazione organica sarebbe in questo caso la fotografia del vissuto di un malato; è inutile dire, però, che in questo caso si sarebbe ben oltre i confini della medicina.

Conclusione
La ricchezza della vita non può essere numerata e codificata; la medicina e la terapeutica possono pertanto muoversi solo al di fuori e al di sopra del semplice fisicalismo; solo in questo modo possono raggiungere i recessi più profondi della vita e con essi le spiegazioni della malattia.
By Dott.Tullio Simoncini (Oncologo) - t.simoncini@flashnet.it

seguito su: Fisica dell'Intenzione, un nuovo modo di fare Medicina

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Importante: ….pur segnalando le gravi anomalie (anche criminali) della Sanita’ Mondiale gestita dalle Lobbies  farmaceutiche e dei loro “agenti-rappresentanti” inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere per Giustizia delle parole per gratificare e ringraziare quei centinaia di migliaia di medici (quelli in buona fede) che, malgrado le interferenze degli interessi di quelle Lobbies, incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono e che con i progressi delle apparecchiature tecnologiche per la diagnostica e delle tecniche interventive, stanno facendo notevoli progressi e raggiungono per essi risultati ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Vediamo ogni giorno progressi in tal senso, ma la terapeutica indicata dalla direzione della Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS (che e' legata alle linee guida di dette Lobbies), non segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di benessere per i malati.

Se questi bravi medici che operano giornalmente sul campo, conoscessero anche la Medicina Naturale, potrebbero migliorare e di molto le loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per tutti i malati.

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