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Ecco cosa afferma
il dott. F. Franchi:
"Il più grande ostacolo al progresso della
scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti,
tra i quali si crea una rete (il cosiddetto
establishment) che controlla i fondi per la
ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi
accademici, le royalities per i test ed i
farmaci, e mira a mantenere la sua posizione
dominante di successo evitando per quanto
possibile che altre idee, altre soluzioni, altre
teorie possano filtrare scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
Il marketing
delle malattie: come creare malattie e malati
By Antonella Randazzo - 24/09/2008
Negli ultimi anni sono proliferati gli operatori
del marketing che utilizzano la
sensibilizzazione ai problemi sanitari come uno
strumento potente per vendere farmaci. Sono
aumentate a dismisura anche le pubblicità dei
farmaci. Ad ogni ora del giorno vengono
trasmessi spot per incrementare le vendite di
prodotti farmaceutici contro il mal di testa,
mal di schiena, mal di gola, raffreddore, ecc.
Per rendere più accattivante il messaggio
pubblicitario, le aziende farmaceutiche talvolta
utilizzano i camici bianchi o, nelle campagne
promozionali, anche personaggi noti, che
diventano testimoni del "vissuto di malattia".
Ciò tende a suscitare fiducia, che poi viene ad
essere fiducia nel farmaco. Talvolta vengono
organizzate vere e proprie campagne di
promozione di alcuni farmaci.
Il fenomeno è stato definito "commercio di
malattie" -
Disease Mongering -, e consiste nella
diffusione di informazioni riguardo a malattie o
a presunte malattie, con lo scopo di vendere
farmaci. Si tratta di promozione commerciale
camuffata da campagna d'informazione sanitaria.
Sempre più spesso queste campagne sono
organizzate e finanziate direttamente dalle
industrie chimico-farmaceutiche.
La portata del fenomeno è assai più ampia di
quanto si possa credere. Si tratta di diffondere
ansia e timori rispetto alla salute, e poi di
proporre l'acquisto del farmaco come un
risolutore del problema.
Alcune delle "malattie" propagandate sono la
depressione, l'Adhd,
il mal di testa e i disturbi dell'alimentazione.
Le campagne del "commercio
delle malattie" non mirano a far
comprendere davvero le radici del problema,
ma a vendere farmaci.
Oggi il settore farmaceutico rappresenta uno dei
settori di maggiore profitto per le industrie, e
proprio grazie alla pubblicità e ad altre
iniziative di marketing, il mercato si
sta espandendo notevolmente. Si tratta di un
mercato che vuole continuare ad estendersi e ad
imporsi, anche a discapito della salute umana.
Spiega Roberto Satolli, presidente di Zadig
(agenzia di giornalismo scientifico):
“Tutti gli attori in gioco hanno interessi
solidali: gli specialisti, che possono aumentare
i pazienti e di conseguenza il reddito... gli
amministratori dei centri di diagnosi o di cura,
che reclutano un maggior numero di assistiti e
fatturano un maggior volume di prestazioni; i
produttori di apparecchiature diagnostiche...
non ultime le case farmaceutiche, che...
agiscono come il vero motore di tutta la
catena... in realtà a ben scavare, nascosto
dietro il paravento di una società di pubbliche
relazioni, si trova spesso il finanziamento di
una o più aziende, soprattutto farmaceutiche. E
lo scopo è quasi sempre lo stesso: amplificare
l'importanza (per la gravità, diffusione,
implicazioni economiche e sociali eccetera) di
questa o quella malattia per assoldare pazienti,
moltiplicare le prestazioni, potenziare le
strutture, sviluppare l'attività... vale la pena
di sezionare e smontare il meccanismo, per
analizzarlo in tutti i suoi dettagli, al fine di
difendersi meglio dalle pericolose distorsioni
che può produrre sulla vita e sulla salute delle
persone e della popolazione”.(1)
Addirittura, data la mole degli affari e il
livello ormai altissimo di mistificazione, c’è
chi si chiede se venga prima prodotto il farmaco
e poi inventata e “divulgata” la malattia. Il
“lavoro” dovrà consistere nel rendere patologico
ogni sintomo o piccolo problema, per convincere
ad usare tutta una serie di farmaci. In altre
parole, si tratta del "disease mongering",
ovvero delle tecniche per accrescere il numero
delle persone che si sentono malate, al fine di
vendere più farmaci.
Spiega la rivista “PLoS Medicine”:
“Sotto l'etichetta di disease mongering
vengono raggruppate tutte quelle strategie che
puntano ad aumentare il numero di malati e di
malattie con il solo scopo di allargare il
mercato della salute. Anche se di questa pratica
scorretta sono accusate principalmente le
multinazionali del farmaco,
tecniche analoghe possono essere messe in atto,
per esempio, dagli specialisti, quando rivolgono
improvvisamente la loro attenzione a particolari
patologie, fino a quel momento "sottovalutate".
Sono tante le tecniche a disposizione di un
aspirante disease mongering per
creare più pazienti:
trasformare uno stato da fisiologico a
patologico (come nel caso della menopausa);
inventare di sana pianta una sindrome,
definendola in maniera ambigua (disfunzione
sessuale femminile); cambiare la definizione di
una patologia, esagerandone l'incidenza e
sfumando volutamente la differenza tra casi
gravi – da trattare con farmaci – e quelli più
lievi che non necessitano di cure (Adhd);
abbassare le soglie di riferimento sopra le
quali sono consigliate terapie farmacologiche
(livelli di colesterolo, pressione arteriosa);
sponsorizzare un'associazione di pazienti per
lanciare una campagna di sensibilizzazione su
una malattia etichettata come "trascurata”.(2)
Ovviamente, ai gruppi
farmaceutici non interessa la salute delle
persone, anzi, più malati ci sono
e più guadagnano, dunque interessa molto di più
che le persone si sentano malate e, soprattutto,
che credano di risolvere i propri problemi
attraverso i farmaci.
Le società farmaceutiche sono ormai diventate
esperte nell’organizzare campagne
“pro-malattia”, in cui assoldano “esperti” o
persone che si presumono guarite dalle loro
medicine. Per promuovere la malattia usano
diversi mezzi: le riviste scientifiche e non, le
associazioni, i medici, gli sponsor di vario
tipo, ecc. Lo scopo è quello di convincere che è
opportuno utilizzare i farmaci per ogni minimo
disturbo.
La rivista "Pharmaceutical Marketing" ha
spiegato in una “guida pratica all'educazione
medica” come si debba
creare il bisogno di cura prima di produrre il
farmaco.
A tale scopo occorre attivare scienziati di
spicco, che durante i congressi parlino della
“malattia”, della diagnosi e della cura.
Altre tecniche sono state spiegate da Philippe
Pignarre, che per molti anni ha lavorato
nell’industria farmaceutica. Egli sostiene che
il settore farmaceutico è il “gioiello della
corona del capitalismo” e che
per mantenere alti i
profitti si è disposti a tutto.
Pignarre spiega alcune strategie impiegate di
sovente: “si pubblica uno stesso articolo,
sotto firme diverse, per aumentare la notorietà
di una nuova molecola e suggerire ai medici che
i suoi vantaggi sono stati davvero confermati;
poi la si può addirittura commercializzare sotto
due nomi diversi per imporla più rapidamente
(strategia detta di co-marketing); infine si fa
pressione per farla prescrivere in prima battuta,
ecc. …
C’è anche la ‘strategia di nicchia’: i
laboratori propongono il loro medicinale nel
sottodominio limitato di una patologia e in
seguito ‘lavorano per allargare questa nicchia,
preparando i medici al depistaggio e
sensibilizzando sia la stampa che il grande
pubblico. Si sono così visti nascere alcune
‘nuove’ turbe psichiatriche’, come certe forme
di depressione breve o di schizofrenia precoce…
Davanti alla difficoltà di trovare nuovi
medicinali, i laboratori si accingono dunque a
inventare nuovi pazienti per vendere i loro
vecchi prodotti. A questo fine, essi ricorrono a
tutti gli stratagemmi del sistema pubblicitario,
utilizzando le tattiche di comunicazione che si
indirizzano direttamente alle masse per il
tramite dei media”.(3)
In una società in cui si semina paura,
insicurezza e complessi estetici non è
difficilissimo convincere qualcuno che c’è
qualcosa che non va nel proprio organismo, e che
dunque c’è bisogno di assumere farmaci.
Lo scrittore Ray Moynihan e il ricercatore Alan
Cassels hanno scritto un libro dal titolo “Farmaci
che ammalano e case farmaceutiche che ci
trasformano in pazienti” (Ed. Nuovi
Mondi Media, 2005), in cui raccontano
dell’intento delle società farmaceutiche,
espresso dal direttore generale della Merck,
Henry Gadsen, di “creare
farmaci per le persone sane, così da poter
vendere proprio a tutti”.
Altri studiosi, come H. Gilbert Welch, autore
del libro “Should I Be Tested for Cancer? Maybe
Not and Here's Why” ("Devo fare un controllo per
sapere se ho un cancro ? Forse no, ed ecco
perché"), parlano di "epidemia
di diagnosi", ovvero la smania di
fare analisi e di capire se abbiamo qualche
malattia. Si tratta di un'epidemia che
coinvolgerebbe anche persone perfettamente sane
o con disturbi che non richiederebbero alcuna
cura farmacologica.
Il marketing delle malattie punta a renderci
tutti malati, e a farci ritenere che la
scienza possa risolvere anche gli scompensi
psicologici che lo stesso ambiente mediatico ci
spinge ad avere. Tale mercato tende ad
ingigantire i problemi e a dare stime molto alte
della loro diffusione (le cifre crescono di anno
in anno), per far credere che facilmente si
possa essere colpiti. La fonte da cui proviene
l'informazione viene spacciata sempre per
autorevole e "scientifica", per rendere
l'informazione più persuasiva. Tuttavia, spesso
i dati forniti e altri messaggi promozionali
sulla malattia sono incontrollabili, perché non
viene indicata precisamente la fonte.
Il più delle volte si tratta di cifre
approssimative o addirittura inventate. Gli
sponsor delle campagne di marketing delle
malattie tendono a nascondersi, per far apparire
che l'informazione possa essere obiettiva in
quanto non motivata da interessi economici. In
molte campagne promozionali dei farmaci, gli
sponsor (le case farmaceutiche) raggiungono i
loro obiettivi grazie a programmi televisivi in
cui l'informazione appare come dovuta a motivi
di tutela sanitaria. Vengono utilizzati
professionisti di marketing di alto livello, per
rendere le campagne promozionali efficaci, e
camuffare un'iniziativa di natura commerciale in
uno spazio dedicato al bene comune.
Nel 2002, il British Medical Journal, a
proposito del "commercio
di malattie", scriveva che "si
possono fare molti soldi dicendo ai sani che
sono malati".(4)
Come osserva Satolli, l'apparato del marketing
delle malattie è pronto a fornirci le sue
soluzioni: “La conclusione è in genere semplice,
anzi semplicistica. Dopo aver ingigandito i
rischi... si lancia in conclusione un messaggio
rassicurante: niente paura, c'è qualcosa (un
farmaco, un intervento, una cura) che risolve
tutto senza difficoltà. A questo punto la
comunicazione assume quasi invariabilmente una
struttura retorica che si richiama alla funzione
teatrale del "deus ex machina", cioè
dell'intervento finale risolutore in chiave
quasi miracolistica. Anzi si può dire che sia
questa la struttura argomentativa tipica dei
messaggi promozionali, nei quali l'informazione
più importante (cioè quella che sta più a cuore
a chi parla) anziché essere anticipata
all'inizio, come nell'esposizione giornalistica,
arriva spesso solo alla fine di un percorso che
svolge la funzione di preparare all'apoteosi.
Questo aspetto è talmente tipico, che può essere
"patognomonico": quando si ha il dubbio che un
messaggio abbia finalità promozionali, si può
saltare in fondo: se nelle ultime righe è citato
un farmaco risolutivo, probabilmente il sospetto
è fondato”.(5)
Nel settore della produzione dei farmaci,
soltanto sei
corporation
(Bayer, Glaxo, Pfizer, Aventis, Novartis e
Roche) controllano il 70% dell'intero mercato
mondiale, controllando anche la
ricerca scientifica.
I cartelli farmaceutici
hanno oggi un notevole potere di creare farmaci
e di metterli in commercio senza accertarne i
rischi per la salute di chi li assumerà.
Gli effetti collaterali sono spesso talmente
pesanti da generare vere e proprie patologie
o da compromettere
gravemente la salute del paziente.
L'industria del farmaco deve di tanto in tanto
lanciare nuovi farmaci o sostituire quelli che
sono stati identificati come gravemente nocivi.
Per vendere i nuovi farmaci, deve suscitare
nuovamente fiducia, e ha bisogno di sollevare un
notevole battage mediatico. Un mezzo efficace è
quello di utilizzare le riviste più autorevoli
del settore scientifico.
I lettori di queste riviste credono che gli
articoli siano "obiettivi" e invece sempre più
spesso sono sponsorizzati dalle case
farmaceutiche allo scopo di sostenere un nuovo
prodotto che metteranno presto in commercio.
Il Direttore Generale di United Health Europe,
Richard Smith, in un discorso fatto presso la
Medical Society di Londra nell'ottobre del 2004,
spiegò il meccanismo di propaganda delle
industrie farmaceutiche attraverso le riviste
scientifiche:
"Le pubblicità possono essere spesso
ingannevoli e i profitti nell'ordine dei milioni,
ma le pubblicità stanno lì in bella vista, sotto
gli occhi della critica... Il vero problema, ben
più importante, ha a che fare con gli studi
originali, in particolare i test clinici,
pubblicati dalle riviste. Ben lungi dal far loro
la tara, i lettori considerano i test
controllati a distribuzione casuale come una
delle più alte forme di evidenza. Un test su
vasta scala pubblicato su una delle maggiori
riviste possiede il marchio d'approvazione della
rivista (a differenza della pubblicità), sarà
distribuito in tutto il mondo e può ben ricevere
una copertura globale dai media, specialmente se
promosso allo stesso tempo dai lanci di stampa
sia della rivista sia della costosa società di
pubbliche relazioni, assoldata dalla compagnia
farmaceutica che ha sponsorizzato lo studio.
Per un'industria farmaceutica, un test
dall'esito favorevole vale quanto migliaia di
pagine di pubblicità, ragion per cui una
compagnia arriva a spendere talvolta oltre un
milione di dollari in ristampe dello studio da
distribuire in tutto il mondo. I medici che
ricevono le ristampe possono non leggerle, ma
rimarranno impressionati dal nome della rivista
sulla quale compaiono.
La qualità della rivista consacrerà la qualità
del farmaco... C'è una forte evidenza che le
compagnie stiano ottenendo i risultati che
vogliono, e ciò è tanto più preoccupante perché
dai due terzi ai tre quarti degli studi
pubblicati sulle maggiori riviste - Annals of
Internal Medicine, JAMA, Lancet e New England
Journal of Medicine - sono finanziati
dall'industria ... sono disponibili varie
strategie di pubblicazione per assicurare la
massima esposizione di risultati positivi.
Alcune compagnie sono ricorse al tentativo di
sopprimere gli studi negativi, ma si tratta di
una strategia rozza, che tra l'altro dovrebbe
essere ben raramente necessaria se la compagnia
sta ponendo le "giuste" domande. Una strategia
di gran lunga migliore consiste nel pubblicare i
risultati positivi più di una volta, spesso in
supplementi alle riviste, che sono altamente
vantaggiosi per gli editori e si sono mostrati
di dubbia qualità... E' inoltre possibile
combinare i risultati provenienti da differenti
centri in molteplici combinazioni. Queste
strategie sono state smascherate nei casi del
Risperidone e dell'Odansetron, ma è un lavoro
immenso cercare di scoprire quanti test sono
davvero indipendenti e quanti, invece, sono
semplicemente lo stesso risultato che viene
pubblicato più e più volte."(6)
La fiducia acritica nella scienza e nella
farmacologia è dovuta soprattutto alla
propaganda mediatica che ogni persona subisce, e
al prestigio di cui sono ammantati gli ambienti
della scienza ufficiale. Eppure i fatti concreti
rivelano che sia la farmacologia che la medicina
ufficiale possono provocare malattie e morte.
Oggi sarebbero circa 90 i morti al giorno in
Italia per errori medici, per effetti
collaterali dei farmaci o per malattie prese
negli ospedali.
Soltanto nel nostro paese dunque morirebbero
almeno 30.000
persone all'anno a causa della medicina e di
altri fattori correlati.
Peraltro, i cartelli farmaceutici sono oggi
strettamente collegati alle maggiori aziende
alimentari, come la Kellogg e la Nestlé.
Tali società portano avanti ricerche sugli
additivi alimentari, sui conservanti, sui
coloranti o sugli "aromi".
Negli ultimi decenni è aumentato
considerevolmente sia l'uso di psicofarmaci, sia
il fenomeno della sofisticazione alimentare,
senza che le autorità abbiano mai sollevato il
problema, nonostante le conseguenze drammatiche.
Nessun cittadino viene mai avvertito dalle
autorità circa i rischi che può correre
assumendo un determinato psicofarmaco o
consumando alimenti adulterati. Dunque, le
nostre autorità rivelano anche in questo modo di
essere sottomesse al potere del gruppo che
controlla l'industria alimentare e farmaceutica,
e di non avere alcun riguardo per la salute
delle persone.
Lo scrittore Ray Moynihan e il ricercatore Alan
Cassels hanno scritto un libro dal titolo
"Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che
ci trasformano in pazienti" (Ed. Nuovi Mondi
Media, 2005), in cui raccontano dell’intento
delle società farmaceutiche, espresso dal
direttore generale della Merck, Henry Gadsen, di
“creare farmaci per le persone sane, così da
poter vendere proprio a tutti”.
Altri studiosi, come H.Gilbert Welch, autore del
libro "Should I Be Tested for Cancer? Maybe Not
and Here's Why" ("Devo fare un controllo per
sapere se ho un cancro ? Forse no, ed ecco
perché"), parlano di "epidemia di diagnosi",
ovvero la smania di fare analisi e di capire se
abbiamo qualche malattia. Si tratta di
un'epidemia che coinvolgerebbe anche persone
perfettamente sane o con disturbi che non
richiederebbero alcuna cura farmacologica.
Per fare in modo che ogni disturbo abbia la
corrispettiva cura, si fa in modo da etichettare
come malattie anche piccoli disturbi, sintomi
passeggeri o comportamenti. Tutto questo viene
reso realistico attraverso statistiche e
ricerche false o fittizie. In tal modo nascono
cure farmaceutiche per la “timidezza”, le gambe
stanche, la "fobia sociale" o la distrazione.
Anche la tristezza temporanea, magari per un
lutto o un divorzio, può diventare una malattia
curabile con
psicofarmaci. Entrare in uno studio medico
significa quasi sempre ricevere cure
farmacologiche, anche quando varrebbe la pena
chiedersi se il disturbo dipenda da insane
abitudini alimentari o da altre cause non
patologiche e facilmente evitabili.
Tutti sanno che i farmaci possono creare effetti
collaterali, e dunque sarebbe meglio non
assumerne se non c’è un’effettiva necessità.
Assumerli quando si è sani, soltanto perché
attraverso tecniche mediatiche ci hanno convinto
che non lo si è risulta un paradosso che mostra
tristemente il livello di potere che l’attuale
sistema ha raggiunto sulle singole persone. E’
come se l’attuale gruppo al potere provasse
piacere nell’avere la possibilità di constatare
quanto gli individui siano diventati
condizionabili. Come scrisse Ivan Illich, “la
civiltà industriale crea nuove malattie e il
sistema medico stesso è ben lungi dall’essere
sano:
Una struttura sociale e politica distruttiva
trova il suo alibi nel potere di appagare le
proprie vittime con terapie che esse hanno
imparato a desiderare. Il consumatore di cure
diviene impotente a guarirsi o a guarire chi gli
sta vicino”.
By Antonella Randazzo
Fonte: http://antonellarandazzo.blogspot.com/
Link: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/09/il-marketing-delle-malattie-come-creare.html
24.09.08
NOTE BIBLIOGRAFICHE
1) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani
Andrea, “Brain. Brescia Anesthesia Intensive
Care Neuroscience”, Madeia, Napoli 2006, p. 155.
2) "PLoS Medicine", volume 3, numero 4, aprile
2006.
3) Gruppo Marcuse, "Miseria umana della
pubblicità: il nostro stile di vita sta
uccidendo il mondo", Eleuthera, Milano 2006.
4) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani
Andrea, op. cit., p. 157.
5) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani
Andrea, op. cit., p. 158.
6) Brani tratti dal discorso che Richard Smith
pronunciò presso la Medical Society di Londra
nell'ottobre 2004. Il discorso fu riportato nel
gennaio 2005 dal bollettino di HealthWatch.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
FARMACI e PROTOCOLLI per Bambini (da Panorama di Apr. 2008)
SOLO il 2 % degli
studi clinici per testare i farmaci a scopo
pediatrico, si basa su Comitati di Controllo
Indipendenti (non legati ad
industrie farmaceutiche), per valutare
l’eventuale presenza di reazioni avverse.
Questo e’ quanto emerge da un’analisi,
effettuata dall’Universita’ di Nottingham (UK)
ed apparsa sulla rivista Acta Pediatrica
di 739 trial internazionali effettuati fra il
1996 ed il 2002, ed alcuni test comprendevano
anche adulti assieme ai bambini…
Mentre il 74 % degli studi pubblicati descriveva
il modo in cui era stato condotto il
monitoraggio sulla sicurezza, solo 13 su 739
avevano comitati composti da membri NON
arruolati dalle
aziende farmaceutiche !
Reazioni avverse ai medicinali (fra cui
l’ipertensione, emorragie, insufficienza renale,
psicosi, ecc.) sono state segnalate in circa 37
% dei trial; nell’11 % le reazioni erano da
moderate a serie, e 6 studi clinici sono stati
interrotti precocemente a causa della
grave tossicita’
del
farmaco; non a caso erano anche quelli con
comitati di controllo indipendenti !
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'F.D.A.
(USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della
PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI....
e di molti Farmaci e Vaccini (vedi la
trasmissione Report -Rai3 del 20704/08)
La più importante agenzia statale americana per
il controllo sui cibi e sui farmaci, la Food And
Drug Administration, ha approvato i cibi
modificati geneticamente malgrado le morti che
avevano causato e gli avvertimenti dei suoi
stessi scienziati sui gravi rischi che essi
comportano.
Nel maggio 1998 l'Alliance for Bio-Integrity con
una coalizione di scienziati, leaders religiosi
e consumatori, ha fatto causa alla Food and Drug
Administration per ottenere test obbligatori di
sicurezza e l'etichettatura dei cibi
geneticamente modificati. Nove scienziati che
ricoprono importanti funzioni nelle Università e
nei centri di ricerca, si sono uniti alla
coalizione perché ritengono che la politica
dell'FDA è scientificamente scorretta e
moralmente irresponsabile.
La Corte Federale ha obbligato l'FDA a
consegnare all'avvocato dei querelanti le 44.000
pagine del suo archivio interno.
Questi documenti, oltre a contraddire
l'affermazione dell'FDA che la sua politica ha
fondamenti scientifici, dimostrano che l'agenzia
ha violato la Legge americana su cibo, medicine
e cosmetici permettendo che i cibi geneticamente
modificati fossero introdotti sul mercato senza
essere sottoposti a sperimentazioni, sulla base
del presupposto che sono generalmente
riconosciuti sicuri da esperti qualificati.
Perché è avvenuto tutto questo ?
Durante l'amministrazione Reagan, quando
l'economia degli Stati Uniti aveva seri problemi
e c'era un grosso squilibrio negli scambi
commerciali, molti esperti erano alla ricerca di
aree attraverso il cui sviluppo si poteva
lanciare di nuovo l'economia degli USA e, in
particolare, l'esportazione.
Quella che all'epoca era la giovane tecnologia
della bioingegneria era uno dei settori più
promettenti. È stata quindi emessa una direttiva
per tutte le Agenzie federali, come l'FDA,
l´Agenzia per la Protezione dell'ambiente ed il
Dipartimento di Agricoltura di promuovere al
massimo l´industria biotecnologica e di
facilitare l'introduzione di questi prodotti sia
negli USA che nei paesi esteri. Questo tipo di
politica fu spinta moltissimo anche sotto la
presidenza di Bush e poi di Clinton.
L'FDA ha ammesso di aver operato sotto una
direttiva "per favorire" l'industria biotech
americana sulla base del presupposto che i cibi
bioingegnerizzati sono essenzialmente uguali
agli altri. Ma la linea politica dell'FDA ha
incontrato una forte resistenza da parte dei
suoi stessi scienziati, che negli anni `90-´92
hanno portato avanti quella che si può definire
la più accurata analisi fino ad ora attuata sui
cibi OGM.
Sulla base dei risultati di questa analisi essi
hanno ripetutamente segnalato che la
bioingegneria, alterando l'attività cellulare,
può condurre alla produzione di tossine
inaspettate, allergeni e sostanze cancerogene.
La Dott.ssa Linda Kahl, funzionario dell'FDA,
incaricata di sintetizzare tutte le affermazioni
degli scienziati dell'agenzia, ha affermato che
l'agenzia stava "cercando di far entrare un
piolo quadrato in un buco rotondo... cercando di
forzare la conclusione finale che non c'è
nessuna differenza tra cibi modificati con l´
ingegneria genetica e cibi modificati con
pratiche di riproduzione tradizionali".
Inoltre il Dott. Jim Maryanski, Coordinatore
della Biotecnologia dell'FDA, ha riconosciuto
che, nella comunità scientifica in generale, non
c'è alcun consenso sulla sicurezza dei cibi
modificati geneticamente e che gli scienziati
dell'FDA hanno consigliato che essi dovrebbero
essere sottoposti
a speciali test, inclusi i test tossicologici.
Nondimeno, la motivazione dell'FDA per
promuovere l'industria biotech era così forte
che essa, non solo ha ignorato gli avvertimenti
dei suoi stessi scienziati sui rischi specifici
dei cibi manipolati geneticamente, ma ha
nascosto le prove della pericolosità dei cibi
transgenici e ha preso una posizione pubblica
che sostiene l'opposto. L´FDA ha mentito
consapevolmente affermando in una dichiarazione
ufficiale: "L'agenzia non è a conoscenza di
alcuna informazione che dimostra che i cibi
derivanti da questi metodi nuovi differiscono
dagli altri cibi in alcun modo significativo o
uniforme...".
Così, benché esperti dell'agenzia abbiano
consigliato che i cibi geneticamente
ingegnerizzati dovevano essere sottoposti a test
speciali, i burocrati responsabili della
politica hanno proclamato che questi cibi non
richiedono alcun test.
L'avvocato Druker ha affermato che, se fosse
stata detta la verità, cioè ciò che è emerso
dalle analisi degli scienziati, nessun cibo
manipolato geneticamente sarebbe potuto entrare
negli anni '92/'95 nel mercato americano che poi
li ha esportati in Europa e in tutto il mondo e
la popolazione mondiale non sarebbe stata
esposta a questo grave rischio. Si può quindi
parlare di genocidio legalizzato.
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FDA collusa con case farmaceutiche -
Il profitto al
costo della salute
Ma la frase dà anche il titolo (l'aggiunta
finché morte non ci separi è nostra) al
documentario "We'll take care of you" realizzato
da Lattanzio Firmian e Alberto Baudo e premiato
allo Swansea International Film Festival che si
svolge nel Regno Unito per la categoria "Best
Documentary".
Un filmato terribilmente inquietante per il suo
essere estremamente veritiero, attraverso il
quale Firmian, un neurologo che lavora in un
importante ospedale newyorkese e Baudo,
giornalista e produttore televisivo, hanno messo
a nudo l'industria
farmaceutica, l'FDA
(Food and drug administration) ed il sistema
sanitario statunitense.
L'indagine prende spunto dallo scandalo Vioxx,
il farmaco contro i dolori reumatici che prima
di essere ritirato dal mercato, tra il 1999 ed
il 2004 ha ucciso 60mila persone per infarto.
Come dice nel documentario David Graham, lo
scienziato a capo della sperimentazione di nuovi
farmaci per la FDA: "Una cifra paragonabile al
numero dei morti causati dalla guerra in Viet
Nam, ma nessuno protesta nelle piazze, oppure
come se ogni settimana cadesse un Boeing per
quattro anni e nessuno dice niente".
"Solo la punta di un iceberg" - ci spiega Baudo
mentre ci racconta com'è nato "We'll take care
of you". "Firmian - continua il giornalista -
il mio socio nonché medico, un giorno mi ha
raccontato di essere stato molto turbato dalla
vicenda Vioxx e mi ha spiegato come il sistema
sanitario americano presti il fianco ad
operazioni corsare delle case farmaceutiche e di
come l'FDA che dovrebbe controllare la bontà di
un farmaco in realtà non assolve il suo compito
proprio a causa di questo intreccio perverso con
l'industria farmaceutica".
Il documentario inizia con una scena da far
west, dove ci sono "Il buono, il brutto e il
cattivo", ed i buoni non sono sicuramente
identificabili con le case farmaceutiche e l'FDA,
al contrario sono un pugno di coraggiosi, i
cosiddetti whistleblowers, le talpe, le gole
profonde che si sono ribellate al sistema.
"I nostri whistleblowers sono David Graham e
Peter Rost, vice-presidente del settore
Marketing della Pfizer, la più grande casa
farmaceutica al mondo. Sono loro che ci hanno
raccontato i retroscena che ci sono dietro la
sperimentazione di un farmaco e la sua messa in
commercio".
Come avete fatto a dimostrare la veridicità
di quelle informazioni ?
"Siamo andati alla ricerca delle vittime di
questo sistema, ma le storie non bastavano a
dimostrare certi fatti e visto che non potevamo
certo bussare alla porta della Merck
(produttrice del Vioxx, ndr) o della Pfizer e
dirgli che i loro informatori scientifici vanno
dai medici e offrono loro dei premi, siamo
riusciti ad infiltrarci in alcuni congressi
medici ed abbiamo rubato le immagini che
testimoniano l'avvicinamento dei medici da parte
di questi informatori scientifici. Non abbiamo
reso noto i nomi, così come non abbiamo
pubblicato tutte le immagini acquisite perché il
nostro obiettivo non è quello di colpire i
singoli piuttosto esporre il sistema corrotto.
Qui ci troviamo di fronte a reati di corruzione
e concussione".
Qual è il giro di affari che ruota intorno
all'industria farmaceutica ?
"L'industria farmaceutica è la seconda al mondo
dopo quella delle armi, si parla di miliardi di
dollari".
Il titolo che avete scelto, dopo aver guardato
il documentario, più che essere rassicurante "We'll
take care of you", lascia letteralmente di
ghiaccio...
"Sì, e pensiamo alla promozione televisiva con
la quale l'industria farmaceutica bombarda gli
utenti, è una cosa che non esiste perché i
consumatori non sono medici e non possono
decidere da soli che tipo di farmaco prendere e
d'altro canto gli stessi medici sono "corrotti"
e prescrivono un determinato medicinale
incondizionatamente. C'è, inoltre, la questione
dei trials, che fanno direttamente le case
farmaceutiche visti gli altri costi che
comportano e hanno il diritto di rendere noti
quelli che vogliono loro. Ad esempio, se su
mille pazienti tre hanno avuto un attacco
cardiaco, le aziende farmaceutiche non lo
dicono, pubblicano, quindi, solo dati parziali".
Veniamo alle responsabilità politiche in
questo gioco delle parti.
"Per ogni congressman ci sono due lobbyist
farmaceutici che hanno il compito di convincerli
a fare leggi a loro favore. Sono lì a tempo
pieno a Washington e visto che i politici hanno
bisogno di soldi per sostenere le loro campagne,
sono finanziati anche dalle aziende produttrici
di farmaci, è come dire che la democrazia
americana è "for sale"".
Nel documentario si parla di altri due farmaci "Premarin"
per il trattamento della menopausa e "Zolofot",
un antidepressivo usato per i bambini e che ha
avuto conseguenze purtroppo tragiche.
"Per raccogliere le nostre storie abbiamo
viaggiato l'America in lungo e in largo ed
abbiamo raccolto la testimonianza di due
genitori che hanno perso una figlia adolescente.
Questa ragazza non ha dato problemi fino a 16
anni, poi è andata "in crisi", o meglio stava
attraversando quel periodo caratteristico
dell'adolescenza. La famiglia si è rivolta al
medico della scuola che ha prescritto alla
ragazza questo antidepressivo pesantissimo.
Dopo tre giorni la giovane ha cominciato a dare
segni di squilibrio e alla fine i genitori
l'hanno trovata impiccata nel garage di casa.
Dalla nostra indagine è venuto fuori un dato
inquietante, ossia gran parte degli studenti
americani viene messa sotto qualche tipo di
farmaco psicotropico, i più diffusi sono quelli
per curare l'ADHD e la depressione
adolescenziale. E riguardo alla famiglia della
ragazza suicida, solo dopo un anno di battaglie
sono riusciti a far sì che la casa farmaceutica
inserisse nel prodotto una "black-box" dove si
diceva che tra gli effetti indesiderati poteva
causare il suicidio".
Qual è l'intreccio dietro FDA e case
farmaceutiche ?
"È sufficiente dire che la maggior parte dei
salari degli impiegati della FDA vengono pagati
dall'industria farmaceutica. Si potrebbe
tranquillamente chiedere ad un dipendente FDA
"Ma tu per chi lavori?". Ancora più perversa è
quella che si potrebbe definire politica della "revolving
door", ossia si entra in FDA, quindi con un
stipendio modesto, e si finisce a lavorare per
le case farmaceutiche con stipendi profumati. È
come un'equazione matematica: gli scienziati
della FDA che devono mettere il timbro per
autorizzare la messa in commercio del farmaco, e
se si comportano bene finiscono la loro carriera
altrove e con salari altissimi. Aggiungo che l'FDA
quando deve decidere se un farmaco può rimanere
in commercio o meno, si appoggia ad un comitato
di medici esperti, purtroppo si è scoperto che
il 75% di questi medici ha intrecci con le case
farmaceutiche".
Tra qualche giorno uscirà nelle sale il film di
Micheal Moore "Sicko", ci sono delle analogie
con i contenuti del vostro documentario ?
"Non direi perché Moore non ha detto una parola
sulle case farmaceutiche. Lui se l'è presa con
il sistema delle assicurazioni ma non si è
voluto esporre oltre, non è andato contro
l'industria dei farmaci".
"We'll Take Care of You" è stato selezionato e
premiato anche da altri festival, Flint, Long
Island International Film Expo, Diy Los Angeles,
Everglades, Sud Africa, Declaration of
Independence, GB, DeReel, Australia ed è stato
interamente autoprodotto da Baudo e Firmian.
"È stato un servizio che abbiamo voluto fare per
la società" - ha commentato Baudo, purtroppo
aggiungiamo noi, nonostante le denunce "nessuno
andrà in prigione" come si dice nel documentario
e le case farmaceutiche continueranno a
"prendersi cura di noi" alla loro maniera.
Tratto da. :
http://www.oggi7.info/2007/08/31/147-il-profitto-costo-della-salute
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La salute è un
affare, un mercato con cifre colossali.
Questo è il primo problema.
Un malato, o un supposto malato è una fonte di
reddito quasi inesauribile.
Più una/o di noi è malata/o e più procura
guadagni.
Il sistema economico in cui operiamo ha come
riferimento il PIL, il prodotto interno lordo,
la somma di tutte le entrate di tutte le
attività economiche.
Quando avviene un incidente il PIL aumenta.
Quando avviene un disastro il PIL aumenta molto.
In particolare un malato fa quasi sicuramente
aumentare il PIL, una persona sana può far
diminuire il PIL.
Un esame (la cosiddetta medicina preventiva) fa
aumentare il PIL, un abbonamento in palestra fa
aumentare il PIL, una passeggiata in un bosco
vicino a casa non fa aumentare il PIL,
coltivarsi l'insalata nell'orto vicino a casa
senza concimi chimici fa diminuire il PIL.
Ciò che fa aumentare le ricchezze delle aziende
fa aumentare il PIL, ciò che fa migliorare la
salute e il benessere delle persone spesso fa
diminuire il PIL.
Meno PIL, meno tasse, meno tasse meno soldi in
mano allo Stato, meno soldi in mano allo Stato,
meno soldi in mano a chi amministra i soldi
dello Stato.
Le medicine non convenzionali hanno un
grandissimo difetto: spesso funzionano, ma
soprattutto quasi sempre non fanno gravi danni.
In USA (ma vale per il resto del mondo,
occidentale e non solo) hanno stabilito che gli
interventi sanitari (farmaci, operazioni
chirurgiche, ecc.) sono la principale causa di
morte. Più del cancro.
Se sono la principale causa di morte, c'è da
aspettarsi che siano anche la principale causa
di malattia. E la principale causa di guadagni
per il sistema industriale sanitario.
Per chi guadagna sulla malattia, le pratiche che
aiutano le persone a rimanere sane o a guarire
sono la peggior concorrenza che si possa
immaginare.
L'industria della malattia, come ogni industria,
ha bisogno di sempre più clienti che spendano
sempre di più. E quindi deve convincerci che
siamo malati, senza possibilità di guarigione e
che abbiamo continuamente bisogno di interventi
sanitari per star meglio.
L'industria della malattia combatte con tutti i
mezzi, leciti e illeciti, come ogni attività
economica, chi tenta di guarire e chi propone
stili di vita che aiutano a vivere in salute.
Il cancro è la più grande fonte di guadagno. E
allora chi suggerisce la possibilità di curarlo
viene perseguitato con grande energia.
I bambini sono naturalmente sani e pieni di
energia. E allora bombardiamoli di onde di vario
tipo (ecografie) nella gravidanza. Facciamoli
nascere in ambienti rumorosi e con luci
accecanti per attaccare fin dal primo momento il
loro sistema nervoso. Introduciamo nel loro
organismo ancora in crescita e così delicato
ogni sorta di veleno chimico tramite vaccini,
antibiotici e altri farmaci chimici.
Se qualcuna/o ottiene dei risultati nella cura
di qualche malattia "Incurabile" va subito
accusato di essere un impostore, che vende
illusioni ai malati "incurabili". E come
potrebbe essere diverso ?
Il malato è una gallina dalle uova d'oro e chi
pretende di guarirlo deve essere eliminato in
gran fretta.
Per questo le medicine non convenzionali devono
prima di tutto essere inglobate e snaturate,
ossia devono diventare costose e inefficaci:
solo quando avranno perso la capacità di
prevenire e guarire le malattie potranno essere
accettate all'interno di questo sistema
sanitario.
Ovviamente esistono le eccezioni, come può
avvenire che ci siano persone oneste che
lavorano in banca o in politica o nei grandi
giornali o nelle principali reti TV, ma prima o
dopo verranno eliminate o se ne andranno di loro
iniziativa.
Prodi o Berlusconi non fa differenza: i partiti
politici hanno caratteristiche affini alle
organizzazioni a delinquere: nascono e si
sviluppano per far ottenere vantaggi a chi li
finanzia, assicurando privilegi e immunità a chi
ne fa parte.
Quando qualche politico viene accusato infatti,
la discussione non viene indirizzata a
denunciarne le malefatte, ma piuttosto si
discute di come impedire che possa succedere
un'altra volta che le malefatte siano scoperte.
Chi denuncia i crimini diventa l'accusato, il
vero colpevole. E i mezzi utilizzati per
scoprire il crimine sono messi sotto accusa.
Come ci si può quindi aspettare che chi ci
governa, essendo corrotto per definizione, operi
a favore della salute dei cittadini?
Ci si può aspettare che un mafioso si comporti
in maniera onesta e altruista ?
Nel campo della salute la lobby dei medici e
dell'industria sanitaria detiene tutti i posti
di potere e orienta tutte le scelte economiche e
culturali verso un sistema che sostanzialmente
favorisce lo sviluppo di ogni tipo di patologia
ai danni della salute, per i motivi che ho
indicato fin dall'inizio.
Le cure utilizzate prevalentemente sono cure
chimiche capaci di far ammalare chi è sano. Gli
ospedali sono luoghi dove chi è sano si
ammalerebbe facilmente. E così via.
In Italia si calcola che oltre 10 milioni di
persone utilizzano abitualmente medicine non
convenzionali: sono come le coppie di fatto. Lo
Stato ci sopporta malvolentieri, e agisce
metodicamente per renderci la vita difficile e
impedirci di agire liberamente. Governo dopo
Governo le leggi rendono illegale usare erbe,
integratori alimentari, e ogni terapia "dolce" e
non invasiva.
Mentre chi quotidianamente avvelena i pazienti,
ne amplia le sofferenze e ne accelera la morte
viene ossequiato e premiato per i suoi nefasti
risultati.
La decisione di utilizzare una terapia non
convenzionale per il momento è solo una
decisione personale.
Le assicurazioni difficilmente rimborsano i
farmaci e le terapie non convenzionali.
Negli ospedali è molto raro potervi accedere.
La libertà di concorrenza in questo campo, come
in tanti altri, non funziona.
Ogni giorno muoiono milioni di persone di cancro
curato con la chemioterapia. Nessuno si sogna di
denunciare i medici che usano la chemioterapia
per "curare" chi ha il cancro.
Ma se un medico usa qualche altro metodo viene
denunciato, imprigionato, cancellato
dall'Ordine dei Medici, perseguitato in tutte le
maniere possibili.
By Giorgio Gustavo Rosso tratto da una risposta
ad una giornalista di Repubblica Salute
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le
Cure naturali che il
business sanitario ti nasconde
I medicinali e la maggior parte di quello che
mangiamo ogni giorno ci stanno lentamente
avvelenando, mentre i medici e l'industria
farmaceutica hanno tutto l'interesse a
mantenerci malati e a non farci guarire.
E' questa la tesi, sconvolgente quanto
documentatissima, di Kevin Trudeau, uno dei più
noti difensori dei diritti del consumatore e del
cittadino americano. In questo saggio, che negli
Stati Uniti ha scalato le classifiche di vendita
provocando molto clamore, l'autore solleva
finalmente il coperchio dal vaso di Pandora
degli inganni del business farmaceutico e
alimentare. Ma soprattutto, dopo aver spiegato i
meccanismi del circolo vizioso che le lobby
hanno generato, offre una speranza indicando i
grandi risultati ottenuti da diverse cure
naturali e pratiche
mediche alternative che,
senza farmaci e senza chirurgia, permettono di
combattere le malattie e i disturbi cronici più
frequenti (dall'herpes al mal di testa, dal
diabete alle vene varicose, dalla depressione ai
tumori, dai problemi cardiaci alle allergie) o
di dimagrire (e mantenersi magri per sempre)
senza sforzo. Il tutto aiutando il corpo a
recuperare il suo stato di salute originario.
Kevin Trudeau è uno dei più famosi
rappresentanti dei consumatori americani, molto
attivo soprattutto sul fronte delle
medicine
alternative e della corruzione e conflitti di
interessi tra governo e corporation. Si dedica
alla formazione di diverse fondazioni e ha
devoluto buona parte del suo patrimonio alla
tutela dei consumatori.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il business alla base
della ricerca scientifica e dell’eccessivo consumo
di farmaci
Un
articolo di Steve Connor pubblicato sull’inglese The Indipendent1
è subito circolato tra gli addetti ai lavori e gli interessati (vedi il
testo integrale a pag. 8), ci ha informato di qualcosa che chi si occupa
di medicina naturale, o anche più semplicemente chi è un po’ più
attento alla propria salute, sapeva già da tempo e cioè che
quasi tutti i farmaci sono
inefficaci in più della metà dei
pazienti. Quando addirittura non sono nocivi.
L’affermazione non è
dell’uomo della strada di turno intervistato all’uopo, ma è di un
amministratore capo della più grande compagnia farmaceutica inglese (e'
una tra le più grandi del mondo), la GlaxoSmithKline.
I dati forniti in questo articolo sono veramente disarmanti, tanto più
se consideriamo le autorevoli e interessate fonti di provenienza per cui
qualche maligno potrebbe pure supporre che se le cifre rese pubbliche
sono queste, quelle reali potrebbero essere anche peggio. Ma partiamo
dal presupposto che abbia trionfato la buona fede e la trasparenza e
vediamo questi dati.
La frequenza di risposta, ossia
la percentuale di efficacia di alcune categorie di farmaci per le
principali patologie attuali è quella che segue:
TABELLA
DELLA FREQUENZA DI RISPOSTA DEI FARMACI
|
Settore
Terapeutico |
%
di efficacia del farmaco
|
|
Alzheimer |
30 |
|
Analgesici
(Cox-2) |
80 |
|
Asma |
60 |
|
Aritmie
cardiache |
60 |
|
Depressione
(SS RI) |
62 |
|
Diabete |
57 |
|
Epatite
C (HCV) |
47 |
|
Incontinenza |
40 |
|
Emicrania
(acuta) |
52 |
|
Emicrania
(profilassi) |
50 |
|
Oncologia |
25 |
|
Artrite
reumatoide |
50 |
|
Schizofrenia |
60 |
Ma l’affermazione più drammatica e
riassuntiva la fa Allen Roses, vicepresidente della linea genetica della
Glaxo, quando afferma che "la stragrande maggioranza dei farmaci
— più del 90% — funziona solo nel 30-50% degli individui".
Consiglierei di rileggere con molta lentezza l’affermazione qui
esposta e di fare una pausa riflessiva. Credo che per qualsiasi umano di
senno sia una pausa veramente devastante...
Le domande che ci si
accavallano in testa sono tante. L’indignazione sale ?
Vaghi desideri del tipo "Rambo 2, la vendetta"
si affacciano alla mente ? Sicuri ? O forse siamo talmente abituati
all’umiliazione quotidiana delle nostre coscienze e dei nostri
intelletti da digerire ormai qualsiasi cosa ?
Il presente articolo
avrebbe la presunzione di scuotere l’animo (sempre ammesso che mi sia
permesso e che sia rimasto qualcosa da scrollare, visto che ormai, si può
dire, ci hanno shakerato tutti i visceri, niente escluso) e illuminare
la mente sui meccanismi reconditi di Big Pharma, il cartello
farmaceutico internazionale così come viene chiamato nei paesi
anglosassoni, mostro a più teste da cui tutti dipendiamo e in cui tutti
riponiamo speranze e illusioni, specialmente nei momenti peggiori della
nostra esistenza e di quella dei nostri cari.
Direi che la base di partenza per le nostre riflessioni sia analizzare
come questi farmaci vengono ideati e prodotti per poi dare risultati così
scadenti.
La Filiera Del Farmaco
Più che dare qualche altra cifra o nome di farmaco inquisito o additato
per la sua nocività o inefficacia (Lipobay, Bactrim, AZT, Tamoxifene,
ecc.) mi preme qui andare alla radice del problema, ossia analizzare il
processo di come si arriva alla produzione e commercializzazione di un
farmaco.
Lì c’è tutto. Capito il funzionamento, capito tutto.
Per adesso e per sempre (se non cambia qualcosa). Va rimossa cioè, la
diffusa convinzione di fondo secondo cui le case farmaceutiche con
l’aiuto delle ricerche di scienziati di provato ingegno e bontà
d’animo lavorano per il benessere dell’umanità alla ricerca di
farmaci che ne allevino la sofferenza. Questo poteva essere vero sino
agli anni Cinquanta o forse Sessanta del secolo scorso.
Su meccanismi e
le finalità odierne delle fabbriche di medicinali sarei più dubbioso.
Certo non si può generalizzare ma vediamo come generalmente si articola
il processo di fabbricazione d un principio attivo curativo. Allora,
forse non tutti sanno che ogni farmaco deve superare varie fasi di
studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere
venduto e somministrato ai malati.
Una molecola munita di un’attività
terapeutica degna d’attenzione, in media riesce a diventare farmaco in
un tempo medio di 15 anni.
Negli ultimi anni, però, le
multinazionali del farmaco riescono ad aggirare il problema di fasi di
studio e controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento convulso di
cavie umane volontarie (pagate) in paesi del Terzo Mondo, al fine di
sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli
USA.
E dico USA perché Stati Uniti e Gran Bretagna sono i paesi in cui
si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali 2.
Test Sperimentali
Le cavie a buon mercato per i
laboratori europei (svizzeri, tedeschi ecc.) sono reclutate invece nei
paesi periferici dell’Est europeo, paesi dove, al pari di altre zone
economicamente depresse del pianeta, il rimborso ottenuto per farsi
martirizzare è molto agognato.
Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di
10.000 dollari, in Russia 3.000 e nelle regioni più povere del mondo
ancora meno. Ma i test di sperimentazione su cavie umane nei paesi
poveri consentono, oltre che un risparmio economico, anche di
risparmiare sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in
questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Ciò
permette di arrivare prima sui mercati e cioè di brevettare prima.
Per capire l’importanza della velocità nel processo di realizzazione
di un medicinale, si deve ricordare che un giorno di ritardo nel
lancio di un farmaco costa in media a un’azienda farmaceutica 2
miliardi e 600 milioni delle vecchie lire3.
Il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il
miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia
(come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora
un’anima umanistica), ma è l’arrivare primi per brevettare prima4.
Seguire un protocollo di approvazione di un farmaco costa più o meno
300 milioni delle vecchie lire.
Ma sono 1 .000 i miliardi delle stesse che si possono ottenere
sfruttando in esclusiva il farmaco arrivando per primi ai brevetti.
Sì, avete letto bene: plurale.
Per ogni farmaco si possono infatti fare più brevetti per
prolungare l’agonia di speculazione: un brevetto sul processo di
fabbricazione, uno sul metodo di somministrazione (compressa, siero,
fiala ecc.), uno sulla posologia, uno sul principio attivo ecc. ecc.
Per dirla con le parole di uno scienziato “pentito” : "I test clinici sono oggi figli di una
sola necessità: la ricerca di margini sempre maggiori di profitto. Non
crederete mica che le società fanno esperimenti per pura ricerca
scientifica"; così Benno Leutold, medico, scienziato e
ricercatore per Roche, ha lavorato pure ad Harvard e poi nei laboratori
americani dei National Health Institute5.
E sempre Leutold che ci informa inoltre che "Nessun test è in
grado di stabilire con esattezza gli effetti collaterali e quelli
clinici di un medicinale nell’arco dei 5-6 anni della sua
sperimentazione. Un tempo ragionevole sono 30 anni. Solo allora si
comprende l’intero spettro di azione di un farmaco"6.
Anche su questo ci sarebbe da meditare parecchio. Qui sta la
radice del problema. E ovvio cioè che la qualità di un medicinale
rimane un punto interrogativo a lungo, checché ne dicano mass-media e
riviste scientifiche di turno.
E dopo vent’anni di vita il
brevetto svanisce e il farmaco viene spinto fuori dal mercato per il
prezzo troppo basso7.
Si ha interesse quindi a cicli continui di nuovi prodotti.
A questo punto mi
sembra importante rilevare che a capo dei dipartimenti delle case
farmaceutiche non ci sono più medici o scienziati, come nei decenni
addietro, ma economisti esperti.
Sono loro che decidono quali farmaci devono restare sul mercato e quali
devono essere ritirati. Non vengono prese queste decisioni sulla base
dell’efficacia di un medicinale o di una moralità legata allo stato
terribile della sofferenza umana.
Si decide sulla base del migliore investimento e resa economica. Si
investe in quel farmaco che prospetta il maggior guadagno e si progetta
un piano di lancio mass-mediatico ad hoc.
Quando infatti un farmaco ha superato il test di fase 1, e si inizia a
fare sperimentazione sui malati, si lascia trapelare la notizia ai
giornali di un nuovo "miracoloso" prodotto in arrivo e le azioni in
borsa della multinazionale che lo produce cominciano a lievitare.
Spero di essere stato chiaro.
E la scusa che i prezzi dei medicinali sono alti perchè le industrie
farmaceutiche devono ricavare grandi profitti da un farmaco per poter
finanziare la ricerca e lo sviluppo di altre medicine ancora, è ormai
palesemente scoperta: le case farmaceutiche investono nella
commercializzazione dei loro farmaci il doppio di quanto investono in
ricerca e sviluppo8.
La commercializzazione
E la commercializzazione è,
parimenti alla sperimentazione, veramente senza scrupoli.
Le case farmaceutiche possono, ad esempio, arrivare ad ampliare
deliberatamente le indicazioni di un medicinale semplicemente per
allargare il mercato dello stesso quando questo abbia qualche problema
di smaltimento o abbia riscontrato scarso successo. Un farmaco
autorizzato per la lotta al cancro in Europa può allora tranquillamente
diventare un medicinale contro l’emicrania in Africa e magari a un
prezzo decisamente superiore che non nel Vecchio continente, e venduto
pure senza alcuna controindicazione allegata9.
Questo strapotere delle case farmaceutiche sta incontrando qualche
resistenza in alcuni paesi del Terzo Mondo.
Ma l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha sostenuto di voler difendere a ogni costo il copyright dei farmaci delle multinazionali contro le decisioni "arbitrarie" di alcuni paesi
appunto come la Thailandia e il Brasile che hanno iniziato a prodursi
farmaci salvavita a prezzi abbordabili aggirando "illegalmente" i
diritti dei brevetti delle case farmaceutiche occidentali.
Ma questo è
un percorso scontato per il presidente USA, dato che fra i primi
finanziatori della sua scorsa campagna elettorale figurano proprio le
maggiori aziende farmaceutiche americane (e non solo):
Bristol-Myers,
Squibb, Pfizer,
GlaxoSmithKline, Schering
Plough, che in
quell’occasione gli donarono quasi 40 miliardi di vecchie lire.
Per concludere, vorrei dire che tutto il processo rigidamente vincolato
dagli interessi economici sin qui descritto sta degenerando
intenzionalmente in una corruzione estesa a tutto l’ambiente medico e
scientifico, per cui non si può più a mio parere fare molto
affidamento sulle affermazioni di un foglietto illustrativo di un
farmaco.
Tre anni fa si parlava già in Gran Bretagna di una cifra ufficiale
compresa tra l’1 e il 5% di ricerche scientifiche contenenti dati e
risultati falsificati, investigazioni autorizzate alla mano10.
Per gli Stati Uniti la stessa fonte riportava addirittura una cifra
compresa tra il 24 e il 35% tra violazioni dei protocolli e
falsificazione dei dati11. Ora la situazione è certamente
peggiorata, nel senso che c’è più coscienza anche nell’ambiente
medico che il fenomeno è generalizzato e che gli articoli e gli studi
che vengono pubblicati sulle riviste, che stabiliscono lo status di un
farmaco o di una ricerca, sono quasi sempre il risultato di un
finanziamento o di un interesse diretto delle case farmaceutiche stesse.
Ad esempio,
recentemente il New England Journal of Medicine, la rivista
medico-scientifica più autorevole degli USA, ha dovuto pubblicamente
ammettere che alcuni dei suoi articolisti più eminenti avevano
interessi economici diretti, seppur sino ad allora occultati, in alcune case farmaceutiche che producevano farmaci della cui ricerca si erano occupati.
La corruzione ha poi anche altri aspetti.
In Portogallo un
funzionario della Bayer ha soffiato ai giornali i nomi di 2.500 medici
che risultavano sul libro paga della multinazionale affinché
prescrivessero determinati farmaci.
Il signor Pequito, il nome di questo impiegato, nonostante la protezione
della polizia, è già stato pugnalato due volte ed ha rischiato la
vita.
Si capisce che a questi livelli
la qualità e l’efficacia di un farmaco sono molto al di sotto come
importanza dell’ufficio marketing dell’azienda che lo produce.
Ma il fenomeno non è solo americano o portoghese. Io credo sia
piuttosto generalizzato.
In Gran Bretagna ad esempio "Un terzo del comitato britannico per la sicurezza dei medicinali ha dichiarato di aver dei vincoli economici con società farmaceutiche sui cui prodotti sono chiamati a emettere un’opinione"12. Meditiamo ancora
con una bella pausa su quello che ciò significa.
Quindi, per finire, se ad esempio negli Stati Uniti la seconda (anno 2006) causa di
morte dopo malattie cardiache e cancro è... l’uso di farmaci e altre
cause iatrogene (infezioni ospedaliere, interventi chirurgici, errori di
medicazione ecc.) direi che possiamo permetterci di non stupirci13.
Questo non ci esime però dall’opporci.
Note
1) Connor,
Steve, "Glaxo chief: Our drugs do not work on most patients", in The
Independent, 8 dicembre 2003.
2)
DaI sito www.comedonchisciotte.net
che ne ha curato la traduzione.
3) Correggia, Marinella, "Big Pharma va alla sbarra all’Aja", in Il
Manifesto, 11 gennaio 2004.
4) Ginori, Anais, "L’Apartheid delle medicine", in La Repubblica, 5
marzo 2001, pp. 16-17.
5) "Adesso la regola è diventata una sola, faster", così Lembit Rago,
direttore del Dipartimento farmaci dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità.
Vedi il reportage pubblicato su La Repubblica del 6 maggio
2001, pp. 14-15.
6) Intervista a Benno Leutold comparsa su La Repubblica del 6 maggio
2001, p. 15.
7) Intervista a Senno Leutold, cit.
8) Al termine del brevetto i prezzi dei farmaci crollano del 70%.
9) Le Carré, John, "La mia guerra all’industria del farmaco", in La
Repubblica, 21 febbraio 2001, pp. 38-39.
10) Le Carré, John, "La mia guerra all’industria del farmaco", cit.
11) Un agenzia Reuters da Londra deI 15 gennaio 2001, ripresa e
commentata dal dott. John Mercola nel suo visitatissimo sito www.mercola.com
lbid.
12) Le Carré, John, "La mia guerra all’industria del farmaco", cit.
13) In particolare negli USA le medicine sono la terza (anno 2000 - nel 2006 ormai e' divenuta la seconda...) causa di morte
comune. Che non è poco.
Cfr.
Journal of the American Medical Association, voI. 284, 26 luglio 2000.
By
Valerio Pignatta
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Il tradimento della medicina in nome del profitto economico
Col passare degli anni l'industria dei farmaci ha totalmente perso la sua vocazione. E' diventata una macchina per soldi; vende farmaci, talvolta neanche tanto efficaci, ed esercita il suo potere piegando ai propri interessi tutti quelli che incontra sulla sua strada.
Oggi le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche prendono massicciamente di mira le persone in perfetta salute; i fattori di rischio ed i parametri per valutare ogni singola patologia vengono, pertanto, consapevolmente modificati al fine di far rientrare sempre più individui tra i "malati" bisognosi di farmaci.
Attraverso campagne
promozionali che sfruttano le nostre più
ataviche paure della morte, l'industria
farmaceutica sta letteralmente cambiando il modo
di intendere la condizione umana. Problemi lievi
vengono dipinti come patologie gravi, per cui la
semplice timidezza diventa sintomo di Fobia
Sociale e gli impiegati distratti sono
addirittura affetti da
Disturbo da Deficit
di Attenzione !
Da una recente
ricerca condotta da Alan Cassels e Ray Moynihan,
due famosi giornalisti scientifici americani,
si evince che soprattutto negli Stati Uniti,
patria delle maggiori società farmaceutiche
mondiali, la vendita di medicinali per il cuore
e di antidepressivi è
aumentata in maniera esorbitante,
compiendo dal 1990 al 2000 un balzo del 300%.
Non sembra difficile credere a questi dati;
basta guardarsi intorno per rendersi conto del
fatto che sta cambiando notevolmente il modo in
cui la gente si avvicina ai propri mali
consueti, trasformando "processi naturali" in
patologie mediche.
Le più comuni difficoltà sessuali vengono,
perciò, viste come disfunzioni da curare, il
naturale cambiamento dell'organismo diventa una
malattia da deficienza ormonale chiamata
"menopausa", qualunque tipo di instabilità
emotiva va curata con gli psicofarmaci ed alla
maggior parte degli uomini di mezza età in
perfetta forma vengono diagnosticati disturbi
cronici del colesterolo. Fino agli anni ottanta
il colesterolo nel sangue veniva considerato
patologico soltanto se superiore ad un valore di |