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CATTOLICESIMO -
Come nacque (.....sulla
falsa
donazione
di Costantino )
vedi:
Pedofilia
dei Preti
+
Preti
pedofili +
Cattolici e
le donne +
Cattolici e
gli animali
+
Peccato Originale
Video sul cattolicesimo
d'Irlanda
+
L'incoerenza del cattolicesimo
CRISTIANI e CATTOLICI
+
SBATEZZATEVI
DONAZIONE
di COSTANTINO (VIII secolo).
(VIII
secolo). Documento apocrifo attribuito a
Costantino I (IV secolo dell'era volgare).
Rivolto a papa Silvestro I, si compone di due
parti: una, agiografica, narra la leggenda di
san Silvestro, secondo la quale l'imperatore fu
guarito dalla lebbra dal papa; l'altra espone la
gerarchia ecclesiastica e narra la donazione da
parte di Costantino alla Santa sede della parte
occidentale dell'impero, compresa la città di
Roma. La redazione risale probabilmente alla
seconda metà dell'VIII secolo.
È però possibile
pensare anche a una sua composizione in
occasione dell'incoronazione di Carlo Magno
(800).
Dopo l'età carolingia la Donazione
fu riesumata da Leone IX nel 1053, passando poi
nel Decretum Gratiani e in altre raccolte
di decretali, essendo considerato documento di
tutto rispetto dagli stessi avversari del potere
temporale dei pontefici.
La falsità del
documento, già ipotizzata da Ottone III per
motivi formali (mancanza del sigillo), fu poi
dimostrata in base a incontrovertibili argomenti
storici e linguistici da N. Cusano e da L. Valla
(De falso credita et ementita Costantini
donatione) nel XV secolo.
Origini
del potere vaticano, l'ideologia tirannica
procede nel modo più disumano.
Miti,
sistemi ideologici che ancora hanno potere
”culturaltradizionale” sui popoli.
L'imperatore
Costantino (306-337) era stato un
fedele del culto solare e vedeva nel “Sol Invictus” il fondamento del suo dominio.
Nel 312, com'è noto, sconfisse il suo rivale
Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio e la
chiesa cattolica attribuendo tale vittoria alla
“potenza di dio”, influenzò Costantino,
ritenendolo potente in virtù della croce che
questi avrebbe visto in cielo con le parole: “In
hoc signo vinces”.
L'anno dopo, adulato da questo riconoscimento,
Costantino si convertì al cattolicesimo e con
l'editto di Milano decretò che la religione
"cristiana" (NdR: che ormai era quella che era,
ben lontana dai principi ispiratori del
Gesu'
il Nazareno)
doveva essere accettata da tutti.
Sotto
Teodosio magno, la religione cattolica,
mistificazione e manomissione di quella nata in
Palestina, divenne quella ufficiale dell'Impero,
e la chiesa cattolica ottenne una posizione di
assoluto privilegio.
Subito si moltiplicarono le misure restrittive
contro il paganesimo, che venne proibito.
Anno 380.
Editto di Tessalonica dell’imperatore
Teodosio, che, vietando ogni opinione contraria,
proclama il cristianesimo religione di Stato:
"Vogliamo che tutte le nazioni che sono sotto
nostro dominio, grazie alla nostra carità,
rimangano fedeli a questa religione […]
Ordiniamo che il nome di Cristiani Cattolici
avranno coloro i quali non violino le
affermazioni di questa legge. Gli altri li
consideriamo come persone senza intelletto e
ordiniamo di condannarli alla pena dell’infamia
come eretici, e alle loro riunioni non
attribuiremo il nome di chiesa; costoro devono
essere condannati dalla vendetta divina prima, e
poi dalle nostre pene, alle quali siamo stati
autorizzati dal Giudice Celeste".
Anno 435. Editto dell’imperatore
Teodosio II.
L’unica religione ammessa è il cristianesimo, il
giudaismo è tollerato, per tutto il resto della
popolazione è prevista la pena di morte, a meno
che non si converta.
La dottrina cattolica in realtà, aveva
assorbito in sé tradizioni antiche di religioni
pagane, mescolate ad filosofie e superstizioni a
livello ufficiale e popolare; per esempio, gli
uccisori dei draghi e gli eroi trionfatori su
mostri, dalla Grecia all'Irlanda, al Portogallo
e agli Urali, furono fatti confluire in un unico
personaggio, San Giorgio, così come molte
divinità anticoclassiche si trasformarono in
santi di ogni genere.
Nelle concezioni sia
popolari che ufficiali, ritornò ancora il
dualismo proprio di tantissime religioni
primitive e del giudaismo, il dio dei
cattolici, secondo tale concezione, torna ad
avere un avversario( satana) che spesso
risultava anche come "aiutante" per provare con
sofferenze l'umanità (ancora una volta ritorna
l'epopea di Gilgamesh) poiché, secondo tale
dottrina, solo con la sofferenza, tanto osannata
dai papi per il popolo da sottomettere, il
popolo si sarebbe purificato e reso degno servo
del dio supremo,
I capi della chiesa imponendo ai popoli un idea
di sofferenza, di rinuncia e sottomissione,
sottomettevano i popoli al loro volere e non
disdegnavano assolutamente privilegi personali
e idolatria a se stessi.
Nel IV secolo, dalla Mesopotamia all'Africa si
assistette ad un ondata di violenza inaudita,
compiuta dai monaci, con incendi di tempi pagani
e, tra le innumerevoli vittime, spicca una
famosa :
Ipazia, filosofa e matematica,
massacrata orrendamente, scuoiata viva e poi
bruciati i resti da una masnada di popolo
inferocito istigato e sostento dal vescovo
Cirillo (oggi santo sui nostri calendari)
Ma le violenze del cattolicesimo, si
perpetuarono per secoli e secoli contro
chiunque osava mettere in dubbio la dottrina
papale.
- Gesù, nei racconti evangelici del nuovo
testamento, viene fatto nascere in una grotta (
come abbiamo già visto, nascere in una grotta è
tipico di antichissimi miti, che avranno anche
il loro significato metafisico, ma tale
natività qui viene attribuita ancora una volta
ad un personaggio probabilmente storico) e fu
partorito da una *vergine* ( altro mito)
fecondata dallo Spirito Santo...e ancora una
volta, ciò comprova il "travestimento"
mitologico cui fu sottoposto il personaggio
Gesù.
- Gli eroi mitologici precedenti alla presunta
nascita di Gesù, sono spesso caratterizzati da
tale nascita (ne ho postato in un mio precedente
messaggio) così come in seguito tale mitologia
viene attribuita a Gengis Khan che secondo il
mito, è partorito da una donna che, chiusa in
una torre impenetrabile, viene fecondata
dall'alto per opera del dio sole, l'elenco
potrebbe continuare, ma basterà ricordare che
molti sovrani arcaici si proclamavano “figli di
dei o del dio sole”,così come gli Incas
peruviani.
Si tratta, tuttavia, di eventi considerati
“mitici” cioè proposti alla fantasia dei fedeli
e non imposti come fatti storici.
- Ancora...l'idea della ciclicità dei mondi, era
troppo radicata perchè la chiesa cattolica non
concepisse un secondo avvento dell'ormai
miticizzato Gesù, personificazione ritenuta
unica del Cristo, praticamente un giorno del
“giudizio”, doveva pur esserci e infatti in
Matteo 24, 3 e seguenti,
Gesù predice un tempo
di desolazione e tribolazioni “quale mai avvenne
dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci
sarà”; ecc..ecc...
Ritorna cosi' il richiamo alla fine di un mondo
vecchio per il ristabilimento di uno nuovo, e
questo è il persistere del MITO della rinascita,
nessuna religione agricola sfuggiva a questa
mitologia...
Tratto da Newsgroups: it.cultura.religioni
vedi:
SBATEZZATEVI
Anche le chiese cattoliche sono in vendita
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chiesa cattolica = Male supremo
La chiesa Cattolica non ha mai sottoscritto la
CARTA
UNIVERSALE dei DIRITTI DELL’UOMO: un
documento creato dall’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite, il 10 Dicembre del 1948. I trenta
articoli di cui si compone, sanciscono i diritti
individuali, civili, politici, economici,
sociali, culturali di ogni persona. Una Carta
che promuove e garantisce il rispetto, la
dignità e la libertà di ogni essere umano, con
lo sforzo di far conoscere tali diritti
attraverso l’educazione e l’insegnamento. Ciò,
per portare altresì alla buona convivenza alla
pace e alla fratellanza tra i popoli.
Molti insegnamenti che diffonde la chiesa
Cattolica sono contrari alla CARTA UNIVERSALE
dei DIRITTI dell’UOMO …
Essa ha nel corso di migliaia di anni,
ucciso, perseguitato, bruciati vivi e
torturatimilioni di individui, solo per il fatto
di avere un pensiero differente ...
La
S. Inquisizione, la
Caccia alle Streghe, la Persecuzione degli
eretici e le
Crociate, sono solo alcuni esempi ... Solo
per portare alcune cifre: con le Crociate, nel
periodo che va dall'11° al 13° secolo ci furono
22 milioni di morti, tra i quali migliaia di
ebrei tedeschi. Con l'Inquisizione, nel periodo
che va dal 13° al 18° secolo ci furono quasi 10
milioni di morti, innumerevoli altre persone
furono torturate, maltrattare e terrorizzate.
Nei primi 150 anni, dopo la conquista
dell'America da parte degli spagnoli, 100
milioni di persone morirono "in nome di Dio".
Si
tratta del più grande genocidio di tutti i tempi
(vedi: Il teologo Boff, Publik-Forum, 31.5.91).
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La
dottrina eucaristica nel medioevo
Salve a tutti, è la prima vota che scrivo in
questo forum e lo faccio perchè ho trovato
qualcosa di molto interessante leggendo un libro
di Jerome Baschet (che deve essere stato
collaboratore di Jacques Le Goff) intitolato "La
civiltà feudale".
Si tratta di un
libro molto interessante di oltre 500 pagine che
analizza tutti gli aspetti della civiltà
feudale, comprese le ripercussioni di questa
sull'organizzazione territoriale delle prime
colonie americane.
Ora, a pagina 365, c'è un paragrafo intitolato "Capovolgimento
della dottrina eucaristica" che dice:
"La trasformazione
della
dottrina eucaristica è allo stesso tempo
un segno e uno strumento della riorganizzazione
spaziale della cristianità. Nei primi secoli del
cristianesimo, la celebrazione eucaristica è
concepita come un atto di memoria (conformemente
alle parole di Gesu’, che invita i suoi
discepoli, durante l'Ultima Cena, a rifare gli
stessi gesti "in memoria di me").
Il pane e il vino utilizzati quindi non sono
altro che i simboli del corpo e del sangue di
Cristo, che servono a commemorare il suo
sacrificio. Per Agostino, Cristo è presente nel
sacramento come figura, cosicché tra l'ostia e
il corpo di Cristo esiste la stessa differenza
che c'è tra un simbolo e la cosa che questo
rappresenta.
Prevale allora una grande vicinanza tra i fedeli
e l'altare, tanto più che il pane utilizzato per
il rituale è identico a quello destinato
all'alimentazione corrente e che viene offerto
dai membri dell'assistenza"
Più avanti si fa notare come solo in seguito
venga utilizzato del pane non lievitato e come
questo fatto sia un punto di discordanza con
l'Oriente bizantino, si mostra come Amalario di
Metz e Pascasio Radberto abbiano presentato idee
sull'Eucarestia diverse da quelle agostiniane
fortemente contestate da Rabano Mauro e Ratramo
di Corbie mentre già attorno al 1040 la
situazione si sia capovolta e cominci ad
affermarsi l'attuale teoria (oggi dogma) della
presenza reale di Cristo nell'Eucarestia (anche
in seguito ad interpretazioni grammaticali della
formula "Hoc est corpus
meum").
Non vado avanti a citare le numerose
informazioni che si ricavano da questo libro, ma
invito tutti a leggerlo (anche per evitare
violazioni del copyright)
Ora, capite bene che queste poche frasi sono un
vero e proprio colpo mortale ad un dogma
centrale del Cattolicesimo (infatti il
Protestantesimo si distingue da questo anche
per la diversa interpretazione dell'Eucarestia),
tuttavia vorrei che attorno a questo punto
nascesse una discussione in cui, non badando
alle posizioni filosofiche di fondo (qualunque
esse siano), ci si concentrasse sulla verità o
meno di queste affermazioni per giungere ad una
opinione condivisa.
Spero che tutti qui siano abbastanza ragionevoli
da evitare scontri in chiave ideologica del tipo
ateismo vs cattolicesimo, cattolicesimo vs
protestantesimo, e così via, così come appigli
ad autorità del tipo: "Jacques Le Goff è il
più grande studioso del medioevo" o "Il
papa ha sempre ragione perchè è il vicario di
Cristo in Terra", dico questo non per
pessimismo, ma per esperienza personale di
questo genere di discussioni.
By:
Enrico -
trainelrs@hotmail.it
- Newsgroups: it.cultura.religioni
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L'EUCARESTIA un rituale religioso
antichissimo -
Non impressionatevi, è solo storia delle
ideologie religiose.
Nel 1935 il professor Alberto Carlo Blanc trovò,
in una grotta nel Circeo, il cranio di un uomo
di Neandertal (tali uomini erano diffusi in
Europa alcune decine di migliaia di anni fa).
Il cranio era deposto in un cerchio di pietre e
presentava il foro occipitale evidentemente
allargato, probabilmente per estrarne il
cervello.
Il preistoriologo italiano ne dedusse che l'uomo
cui era appartenuto era stato ucciso (l'orbita
destra appariva spezzata da un corpo
contundente) e suoi simili ne avevano divorato
il cervello, per
impadronirsi delle sue
facoltà.
I nostri progenitori
religiosissimi erano cannibali e il
cannibalismo era un rito, serviva cioè a
ingerire, con la carne del defunto,
anche le sue qualità.
Già allora, molto probabilmente, si immaginava
la sopravvivenza dell'individuale dopo la morte:
le sepolture paleolitiche e gli scheletri
rinvenuti in esse risultano infatti molto spesso
cosparsi di ocra rossa, sostitutivo rituale del
sangue e dunque simbolo della vita: un'usanza
accertata in tutto il mondo.
L'eucarestia che ritroviamo nel
cattolicesimo, cosa rappresenta se non quest'antichissimo
rituale politeista ?
E il sacrificio umano agli dèi (si squarciava il
torace della vittima, si estraeva il cuore e il
sacerdote lo donava agli dèi assetati di sangue
e sacrifici umani) cosa rappresentava ?
Uccidere animali sacrificati agli dei e
mangiarne le carni ( *agnelli*, bufali ecc...)
cosa rappresentava ?
Tratto da:
Newsgroups:
it.cultura.ateismo
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Il CODICE Da VINCI
Praticamente qualcosa che fa tremare i troni in
vaticano. Peccato che in quel libro la storia
reale dell'uomo, il più discusso della storia
stessa dell'umanità, sia stata trasformata in
giallo.
Un Gesù sposato, secondo la chiesa è favola !!
Come se questo non fosse naturale e logico solo
a sapere che un rabbi (sacerdoti ebrei) DOVEVA
ESSERLO PER LEGGE altrimenti non poteva neanche
parlare nelle sinagoghe.
Secondo il misogino potere in vaticano, il fatto
che Gesù fosse un uomo sposato è favola.. mentre
poi decreta con un dogma che quell'uomo è stato
partorito da una donna che resta vergine
FISICAMENTE anche dopo aver partorito, (e questo
è innaturale) un uomo a cui attribuisce tutte le
caratteristiche di favole pagane (
caratteristiche da favola o se vogliamo
mitologiche che hanno un significato allegorico
e non fisico)
Ma il vaticano ora trema......sa bene su cosa ha
fondato il suo impero di menzogne e su cosa ha
potuto, per secoli e secoli, pascere se stesso.
Tratto da:
Newsgroups:
it.cultura.ateismo
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Il CODICE Da VINCI (Verita' che stanno
venendo a galla...)
Dato che e'
uscito il film tratto dal “Codice da
Vinci”, e visto che molti ecclesiastici
hanno dato il via ad una campagna di
demonizzazione del libro … (vedi anche
l'invito del Papa a non vedere il film,
anche se ricordiamo che Ratzinger ha
sconsigliato anche i film di Harry Potter perchè "incitano alla
stregoneria") mi è
venuto in mente di scrivere questa mail non
fosse altro perchè amo la verità.
Mi duole che
dopo l'uscita del libro la chiesa abbia
speso molto denaro (con cui avrebbe potuto
comprare cibo per il terzo mondo) per
cercare di coprire le verità scomode
contenute ne “Il Codice Da Vinci”.
Purtroppo (o per
fortuna) una semplice visita ad una
qualunque biblioteca può dimostrare come
questo romanzo contiene (assieme ovviamente
ad elementi romanzati) delle verità
inconfutabili.
Due parole sui
"cattivi" del libro: l'Opus Dei. Sul sito
www.odan.org
(in inglese, n.d.r.) si possono trovare
testimonianze agghiaccianti di ex membri
dell'organizzazione stessa. 5 minuti di
visita al sito possono informare molto di
più di quanto possa io.
Nessuno può
negare né il bene fatto dalla chiesa nel
mondo, né la sua brutale crociata per
"rieducare" le religioni pagane e debellare
l'antico culto della femminilità sacra,
molto popolare fra i popoli pagani fin dal
tempo delle grasse "dee madri" preistoriche.
La chiesa
cattolica,
infatti, solo di recente ha ammesso che la
donna è spiritualmente pari all'uomo in
diritti e doveri, che essa possiede
un'anima, e che non è uno strumento
tentatore del male (idee che, invece, per
secoli sono state sostenute dalla chiesa
stessa).
L'inquisizione
medievale pubblicò l'opera più sporca di
sangue del mondo, il "Malleus
Maleficarum" (il martello delle
streghe) che indottrinava la
popolazione sul "pericolo delle donne che
pensano liberamente". Il libro insegnava al
clero come individuarle,
torturarle ed
eliminarle.
La
categoria delle cosiddette "streghe"
comprendeva tutte le donne istruite, le
zingare, le amanti della natura, le
erboriste e tutte quelle "legate in modo
sospetto al mondo naturale".
(NdR:
La strega
è una
donna ritenuta dedita all'esercizio
della
stregoneria, ovvero, secondo vasta
credenza popolare tradizionale a molte
culture, specie a quelle cristiana, una
donna che si ritiene sia dotata di poteri
occulti; il suo omologo maschile è lo
stregone.
TUTTI gli
stregoni e le streghe in realta' erano anche
degli
erboristi capaci, tant'e' che la gente
delle campagne si recava da loro per tentare
di guarire dalle loro "malattie", la cosa
faceva "concorrenza" al
clero
cattolico che
aveva al suo interno
frati e
preti che
praticavano anch'essi la "stregoneria" con
il "cacciare i demoni" e facendo
assumere i preparati erboristici che
anch'essi producevano..)
Anche le
Levatrici spesso venivano
perseguitate per la loro pratica eretica di
servirsi delle conoscenze mediche per
diminuire i dolori del parto; una sofferenza
che, proclamava la chiesa, era la giusta
punizione di Dio perchè Eva aveva voluto
assaggiare il frutto della Conoscenza.
Ancora nel
secolo scorso sono documentate numerose
prese di posizioni ufficiali della chiesa
cattolica contro l'uso di medicine antidolorifiche,
poiché "occorre accettare tutto ciò che Dio
ci manda".
La donna, un
tempo celebrata come essenziale metà
dell'illuminazione spirituale, è stata
bandita dai templi del mondo. Al presente
non ci sono né rabbine ortodosse, né
sacerdotesse cattoliche, né iman donne.
Anticamente
invece c'erano sacerdotesse ( una
donna che conduce
rituali) anche nella
chiesa cristiana, prima che i dogmi scritti
a tavolino dai prelati cancellassero quest’usanza.
…Siamo passati nel corso dei secoli dalla
donna sacra portatrice di vita alla donna
tentatrice priva d’anima.
Siamo passati
dalla sacralità del sesso al vedere l'unione
corporale come un peccato dal quale
rifuggire.
Altra realtà
contenuta nel Codice da Vinci: come diceva
il dottore canonico Martin Percy, "La
Bibbia non ci è arrivata per fax dal cielo".
Per capire
questa frase occorre tornare al tempo
dell'imperatore Costantino.
Egli era un
ottimo politico e quando divenne imperatore
vide che nel conflitto fra cristianesimo e
paganesimo il primo avrebbe vinto. Così
decise di salire sul carro del vincitore
legalizzando la religione di Gesù e, tramite
il concilio di Nicea, stabilizzandola sotto
l'egida della chiesa di Roma. Prima di
allora la posizione di superiorità del
vescovo di Roma era tutt'altro che accettata
universalmente.
Costantino fece
anche un altro ragionamento vincente: fino
allora i cristiani non avevano mai preso le
armi ed erano stati obiettori di coscienza
(e per questo perseguitati), trasformando
l'impero in un baluardo del cristianesimo
Costantino si assicurò che i fedeli lo
avrebbero difeso.
Al Concilio di
Nicea nessun tema fu così importante come
quello sulla divinità di Gesù: fino a quel
momento difatti Gesù era visto da molti come
un profeta mortale.
Lo status di
Gesù come "essere" in parte divino fu messo
ai voti al concilio di Nicea e divenne dogma
di fede perchè i vescovi di allora così
decisero (tramite un risicato voto di
maggioranza).
Inoltre, sulla
vita di Gesù erano stati scritti fino allora
decine di libri e di vangeli, ma in quella
sede, sempre tramite alzata di mano dei
vescovi presenti, venne deciso quali vangeli
erano da considerarsi canonici e quali
eretici. Scelta che fu fatta sulla base di
quali vangeli esprimevano i valori che la
chiesa del tempo considerava più importanti.
Quindi possiamo
affermare che la Bibbia come la conosciamo
al presente è stata formata, a mò di
collage, dalla chiesa cristiana del quarto
secolo dopo Cristo sulla base di una scelta
fatta a tavolino dei vescovi di quell'epoca.
Con questo non
voglio affermare che la Bibbia sia un falso,
la fede non c'entra nulla con questa
analisi.
Anche io sono credente, di fede protestante.
Semplicemente, veri o non veri, molti dogmi
che oggi la chiesa cattolica dà per scontati
(la divinità di Cristo, la trinità, ecc.)
non provengono dai profeti o dalla parola di
Gesù, ma dalle speculazioni dei teologi.
Fortunatamente
non tutti i libri sacri che non furono
scelti finirono distrutti: i rotoli del Mar
Morto ed i rotoli copti trovati nel 1945
raccontano una vita di Gesù non meno nobile
ma molto più umana, evidenziando le
incongruenze storiche e le divergenze coi
testi canonici.
Nel
vangelo
"apocrifo" di Filippo si legge che la
compagna/moglie di
Gesù era la
Maddalena, che lui
amava forse più di tutti gli altri apostoli.
Nei rotoli copti
trovati a Nag Hammadi nel 1945 è stato
trovato anche un vangelo secondo Maria
Maddalena (sulla cui veridicità per ovvi
motivi ci sono accese dispute), in cui si
legge che Gesù diede istruzioni alla
Maddalena, e non a Pietro, su come guidare
la chiesa dopo la sua morte.
...Ho scritto
questa mail perchè mi dispiace vedere come
tante realtà scomode vengono etichettate
come "bugie" solo perchè l'autorità
ecclesiastica ha speso del denaro solo per
denigrare.
I fatti elencati
in questa email – esistenza del Priorato di
Sion, testimonianze di ex membri dell'Opus
Dei, posizioni che la chiesa ha avuto nel
corso dei secoli sulla donna, storia del
concilio di Nicea con tanto di divinità di
Cristo messa ai voti, Bibbia creata a
tavolino sulla base delle esigenze dei
vescovi di allora – sono storicamente
riscontrabili. Una semplice visita in
biblioteca lo potrebbe dimostrare.
Una voce
controvento
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FINANZA e VATICANO
La finanza vaticana in Italia. Dagli
espropri del 1866 ai
Patti Lateranensi
"Con l'andata al potere del
fascismo, la
chiesa diventa uno dei pilastri del potere,
non solo religioso e politico ma economico,
ponendo le basi per gli eventi dei nostri
giorni.. Come in occasione della
prima
guerra mondiale, i finanzieri cattolici e il
Vaticano si trovarono strettamente
affiancati ai guerrafondai per trascinare
l'Italia nel secondo conflitto mondiale.
Questa volta, a fianco della Germania di
Hitler".
Le leggi che avrebbero dovuto porre fine al
potere temporale della chiesa e permettere
alla borghesia italiana di mettere in moto
lo sviluppo economico del Paese furono
quelle del 7 luglio 1866 e del 15 agosto
1867.
Con la legge del 1866, si tolse il
riconoscimento nel territorio del Regno a
tutti gli ordini, le corporazioni e le
congregazioni regolari e secolari, i
conservatori ed i ritiri di carattere
ecclesiastico. Con quella del 1867, non
furono più riconosciuti quali enti morali i
capitoli delle chiese collegiate, le chiese
ricettizie, le comunità e le cappellanie
corali, i capitoli delle chiese cattedrali,
eccetera.
Tutti i
beni già appartenenti a quegli enti morali
furono devoluti allo Stato "provvedendosi a
iscrivere, a favore del fondo per il culto,
una rendita del 5%". Successivamente, con la
legge dell'11 agosto 1870, si introdusse la
conversione dei beni immobili di taluni enti
rimasti esclusi e infine, nel 1873, la
legislazione suddetta fu estesa alla
provincia di Roma, con varianti dovute alla
presenza del Vaticano.
Con queste leggi, tutte patrocinate dalla
destra liberale, il nascente
Stato italiano
ed il
Regno d'Italia intesero togliere
prestigio e potere politico alla chiesa, ma
anche mettere in moto un'accumulazione
primaria che, data la presenza dello
Stato
pontificio, vedeva l'Italia in ritardo
rispetto agli altri Paesi europei. Oltre
700.000 ettari di terra appartenenti alla
chiesa vennero di fatto gettati sul mercato
immobiliare e finirono, a prezzi stracciati,
nelle mani della grande borghesia terriera
italiana.
Il Vaticano non rimase inoperoso. Già dal
1859, il francese conte Montalembert aveva
avuto l'incarico di potenziare l'
Obolo di
san Pietro al fine di raccogliere fondi
presso i fedeli. All'entrata in vigore delle
leggi di esproprio, l'Obolo aveva già
raccolto fondi in quantità superiore ad ogni
previsione, anche se ritenuti insufficienti
per la necessità della chiesa.
Il 5 agosto
1871, con l'enciclica
Saepe, venerables
fratres, venne ufficialmente consacrata la
nascita dell' 'Opera dell'Obolo'.
Il Vaticano ebbe tutto il tempo di
cautelarsi, tant'è vero che molti terreni
furono venduti prima dell'esproprio. In
particolare nella provincia romana, a
partire dal 1870, vi fu una colossale
speculazione edilizia, che fece aumentare di
valore i terreni di molti ordini religiosi i
quali, dopo il 1873, furono riacquistati dal
Vaticano utilizzando prestanomi.
Parallelamente, numerosi nobili romani
legati al Vaticano, nel giro di qualche
anno, si trovarono a figurare a volte in
proprio, a volte come fiduciari del Papa,
nei consigli di amministrazione di società
immobiliari e in numerose banche.
Nel dibattito del Parlamento italiano del
1873, dopo l' 'esproprio' dei beni della
chiesa, il governo auspicò che quest'ultima
reinvestisse i propri capitali nella
nascente industria nazionale, abbandonando
le speculazioni immobiliari. L'invito era
rivolto, in particolare, alle banche
controllate da fiduciari del Vaticano quali:
Monte di pietà di Roma, Banco di santo
spirito, Cassa di risparmio di Roma.
Il mutamento radicale nelle attività
finanziarie da parte della chiesa avvenne
nel 1878, dopo la morte di
Pio IX e
l'avvento di papa
Leone XIII.
A questo proposito, lo storico Candeloro
scrive: "Leone XIII volle che i clericali si
sganciassero dalle vecchie pregiudiziali
dinastiche, che non rimanessero troppo
legati agli interessi dei gruppi
aristocratici feudali, ma che si
collegassero ai gruppi capitalistici
nascenti. Il Vaticano, in tal modo, non solo
si inseriva nella società capitalistica, ma
tendeva a divenirne uno dei pilastri, come
già lo era stato della società feudale.
Comunque sarebbe un errore attribuire questa
nuova funzione della chiesa solo all'opera
di Leone XIII, poiché essa nasceva da una
tendenza spontanea delle forze cattoliche ad
inserirsi nel sistema capitalistico.
Nelle
sue contraddizioni, però, Leone XIII seppe
comprendere questa tendenza, stimolarla e
dirigerla, se proprio non secondo un piano
preciso, quantomeno secondo un indirizzo
generale chiaro e coerente".
Nelle speculazioni edilizie di Roma capitale
ebbe, da allora, un posto centrale la
Banca
di santo spirito, fondata nel 1606 da Paolo
Borghese e che, per secoli, era stata la
banca principale del Vaticano e
dell'aristocrazia romana. Abbandonata
l'antica regola di non corrispondere
interessi sui depositi, questa banca istituì
una sezione di credito fondiario e si buttò
a capofitto nella speculazione. Prosegue
intanto la confluenza di notabili vaticani
nei consigli di amministrazione delle banche
(Banca romana, Credito mobiliare, Credito
fondiario, Banca industriale e commerciale).
Nel 1980, su diretta ispirazione di Leone
XIII, uomini strettamente legati al Vaticano
fondarono il
Banco di Roma, allo scopo di
finanziare i vari organismi confessionali.
Questa banca venne in seguito favorita nella
gestione dei servizi pubblici per la città
di Roma. Nel 1883, la società Anglo-romana
per l'illuminazione a gas diede vita alla
società elettrica Anglo-romana, e quindi
alla Società impresa elettrica in Roma, e
per l'alimentazione della rete tramviaria e
delle ferrovie secondarie. A capo di queste
società era Bernardo Blumensthil, noto
fiduciario del Vaticano.
Le società diedero cospicui utili, passando
dalle 290.000 lire del 1875, a 1.613.000 del
1885. Il Vaticano controllava anche
l'erogazione dell'acqua, avendo nel 1865
costituito la società dell' 'Acqua pia
antica marcia di Roma', presieduta dal
principe Giustiniani Bandini. Le società
passarono sotto il controllo del Banco di
Roma il quale, nel 1882, divenne il
principale azionista della 'Società dei
magazzini e molini generali', l'attuale
Pontenella. Nel 1985, il Banco di Roma prese
il controllo della società romana di tramway
e omnibus. Il Vaticano era presente anche
nel settore immobiliare, con la 'Società
generale immobiliare', per lavori di utilità
pubblica ed agricola.
Per proteggere e consolidare il potere
economico acquisito, i cattolici
parteciparono più volte alle lotte politiche
per il controllo dell'amministrazione
capitolina. Vi riuscirono, e lo dimostrarono
anche i contratti di favore ottenuti da
parte del comune di Roma per le società
facenti capo al Vaticano. A mano a mano che
la nobiltà cattolica romana si andava
insediando come fiduciaria del Vaticano a
fianco della nuova borghesia italiana, si
attenuavano i contrasti già esistenti tra la
chiesa e la borghesia liberale, e si poneva
il problema della riconciliazione. Anche
nel Norditalia si manifestava l'iniziativa
economica dei cattolici, in modo evidente a
partire dal 1880. Dapprima in Lombardia ed
in seguito in Piemonte e in Veneto, vennero
fondate dai cattolici le Banche popolari
cooperative. Esse avevano lo scopo di
fornire credito a basso tasso ai propri
associati (artigiani, bottegai, piccoli
industriali e anche operai).
Una delle prime Banche popolari fu infatti
fondata nel 1865 dalla Associazione generale
degli operai di Milano, i quali ne furono
poi estromessi. Le Banche popolari rimasero
nelle mani della borghesia urbana del nord,
di orientamento popolare e democratico.
Le
iniziative finanziarie dei cattolici del
nord si contrapponevano a quelle della
nobiltà romana, reazionaria e parassitaria.
Nelle campagne, i cattolici si buttarono
nella costruzione delle Casse rurali, di
orientamento confessionale rigido, sotto
l'ala protettrice dei Gesuiti di 'La civiltà
cattolica'.
Esse si contrapponevano
all'orientamento aperto delle Banche
popolari, per salvaguardare 'il principio
religioso fondamentale e sostanziale delle
Casse rurali'. Queste ultime ebbero uno
sviluppo rapido: erano circa 80 nel 1892,
salirono a 513 nel 1896, tra le quali 327
nel Veneto, 84 in Lombardia, 52 in Piemonte
e 50 nelle altre regioni. L'insieme delle
Casse rurali diede vita ad una Banca
centrale delle Casse rurali, con sede a
Parma.
In Lombardia, in modo particolare, gli
obiettivi dei cattolici non erano
esclusivamente economici.
Nel 1894 Filippo
Meda (rappresentante dei giovani cattolici,
intransigenti difensori della chiesa, con
una visione populista) a sostegno dei
contadini e della piccola borghesia urbana,
nel tentativo di sottrarli all'influenza dei
socialisti, affermava: "I cattolici devono
agire esplicitamente sul terreno della vita
politica, con la mira finale, posto che il
Papa un giorno lo permetta, di giungere alla
conquista del potere politico". Furono
questi cattolici, appoggiati dal cardinal
Ferrari, che spinsero il bresciano Giuseppe
Tovini (fondatore nel 1888 del Banco di san
Paolo di Brescia) a fondare nel 1896 il
Banco ambrosiano a Milano.
Lo statuto dell'Ambrosiano dichiarava che la
banca era costituita fra cattolici e che
essa aveva per scopo di esercitare e
promuovere lo sviluppo del credito
commerciale ed agrario, a vantaggio dei soci
e di terzi. Una parte degli utili della
banca dovevano essere devoluti alle scuole
cattoliche, così come il credito si sarebbe
esercitato nei confronti di contadini,
piccoli artigiani, bottegai, per poter
essere appoggiati da una base sociale nel
progetto della 'presa del potere', come
auspicato dal Meda.
Sull'onda
dell'Ambrosiano, i cattolici facenti capo
all'Opera dei congressi, la più
intransigente ed integralista, dettero vita
a molte banche: tra esse, il Piccolo credito
bergamasco, il
Credito romagnolo, che
annoverava fra i suoi fondatori 120 preti,
il cardinale di Bologna, Domenico Svampa e
il vescovo di Cesena, monsignore Vespignani.
Nel Credito romagnolo, molto più che
nell'Ambrosiano, si realizzò la saldatura
tra gerarchie ecclesiastiche e grandi
proprietà terriere, in quanto tra i
fondatori confluirono il marchese Alberici,
i conti Barca, Regoli e numerosi altri.
Oltre alle banche e alle casse rurali, i
cattolici avevano già nel passato prestato
la loro attenzione alle Casse di risparmio.
Fondate su iniziativa dell'imperial regio
governo austroungarico, nel 1820 nel
Lombardo-Veneto, esse operarono tra i
proprietari terrieri e di immobili. Nella
Cassa di Biella, ad esempio, uno dei cinque
amministratori era nominato dal vescovo.
Dal compromesso all'alleanza colonialista
fra grande borghesia e Vaticano.
A seguito di una crisi del mercato edilizio,
nel 1894, il Banco di Roma dovette svalutare
il capitale, rischiando il fallimento.
Ai
primi del 1900, il nuovo consiglio di
amministrazione (nel quale figurava Ernesto
Pacelli) decise di scovare nuovi mercati,
appoggiando l'avventura coloniale italiana.
Nel 1905, il Banco aprì una filiale ad
Alessandria d'Egitto, Cairo, Beni Suez, Fayum, e diede vita a numerose iniziative
industriali e commerciali, tra le quali una
società per l'estrazione dei fosfati.
Nel
1905, il Banco di Roma partecipò alla
fondazione della banca di Adis Abeba ed alla
società italiana della salina Eritrea. Nel
1906, prese parte alla fondazione della
Banca di stato del Marocco e, nel 1907,
passò alla Libia, aprendo filiali a Tripoli,
Bengasi, Derma, Zuara, Misurata e Tobruk.
Nello stesso periodo, la banca del Vaticano
promosse iniziative commerciali e
industriali le più varie in Libia, fino alla
costituzione, con fondi governativi, della
linea di navigazione fra la Libia e
l'Egitto.
In seguito, aprì altre filiali in Palestina,
Asia minore, Turchia e Spagna. Nel 1911,
venne fondata la Società per la navigazione
e il commercio nella Somalia italiana, nel
1912 l'ingegner Bernardino Nogara,
amministratore delle proprietà del Vaticano,
costituì con l'industriale Volpi le Società
commerciali d'Oriente. Nel 1913, conclusa la
guerra coloniale di Libia, il Banco di Roma,
insieme alla Edison, diede vita alla Società
elettrica coloniale italiana. La guerra
coloniale fruttò parecchio al Banco di Roma,
facendolo uscire dalle difficoltà, fu
certamente in base a questi interessi che il
Vaticano e i cattolici furono in prima
linea, assieme ai nazionalisti italiani, per
spingere Giolitti alla conquista militare
della Libia.
Venticinque anni più tardi, il Banco non
avrà perso il vizietto coloniale.
Nel 1936, infatti, per appoggiare le imprese
di Mussolini, stamperà un opuscolo
propagandistico nel quale si leggerà: "Il
nome di Roma torna sulle sponde africane,
silenziosamente, con l'insegna della filiale
di una banca, prima che con lo squillo delle
fanfare militari. Non è la prima volta,
nelle storia delle imprese coloniali, che i
commercianti ed i banchieri aprono la strada
alla marcia conquistatrice dei soldati". Con
l'estendersi e l'intrecciarsi degli
interessi economici del Vaticano e dell'area
cattolica con quelli dello Stato liberale,
aumenta anche l'interventismo vaticano in
politica. Con papa Pio X viene abolito il
non expedit, per cui i cattolici
cominciarono a mandare ufficialmente i
propri deputati alla Camera e strinsero
alleanze contro le sinistre storiche assieme
ai deputati della destra, sino ad arrivare
al governo con Giolitti e all'episodio
Gentiloni.
Sempre per opera di Pio X, passa la
normalizzazione anche nei settori della
finanza cattolica popolare, cresciuti
particolarmente al nord. Il Banco di Roma
estende la propria influenza, mandando i
propri rappresentanti nei consigli di
amministrazione delle Casse rurali: nel
Credito romagnolo, nella Banca cattolica
vicentina e nelle banche cooperative
lombarde, che furono trasformate in società
anonime. La nobiltà pontificia entrava
nell'Istituto di credito fondiario, nella
società Acqua marcia e nella società dei
trasporti urbani. A sancire l'avvenuta
compenetrazione tra finanza vaticana e
grande capitale finanziario laico, il
senatore Carlo Esterle divenne presidente
della 'Romana tramways omnibus', di
proprietà del Vaticano. Questi era, già nel
1915, consigliere delegato della Edison e
presidente di numerose società.
Tutto ciò serve a mettere in evidenza
l'enorme concentrazione raggiunta dal
sistema finanziario-industriale in Italia,
nel periodo antecedente la prima guerra
mondiale, e l'alto livello di intreccio fra
Vaticano e grande borghesia liberale.
Intreccio che andava oltre le società romane
di servizi. Marco Basso, presidente della
Società generale immobiliare del Vaticano,
era altresì presidente della Società per lo
sviluppo, della Società per l'utilizzazione
delle forze idriche e della Società forni
elettrici. Il senatore Esterle, a sua volta,
era nel consiglio di amministrazione della
Generale immobiliare. Attraverso le proprie
finanziarie, Generale immobiliare,
Pantenella e Acqua marcia, il Vaticano sino
al 1915 estese le proprie partecipazioni in
tutti i settori vitali dell'economia
italiana: ferrovie, servizi pubblici,
immobiliari, Toscana beni stabili,
immobiliare Gianicolo, Simonetta Milano,
Edile Roma, Molini e pastifici Biondi
Firenze, zuccherificio Lebandy freres
Ancona, Istituto nazionale medico
farmacologico Roma, Società materiali
laterizi, Società per le industrie
estrattive e così via.
Nei consigli di amministrazione di queste
società, figurano sempre personaggi del
Banco di Roma e delle famiglie della cerchia
pontificia: Colonna, Rebecchini, Cingolani,
Campilli, Cremonesi i quali, di persona o
per via discendente, figureranno nel secondo
dopoguerra alla testa del partito cattolico,
la Dc. Infine, le grandi famiglie della
nobiltà pontificia figuravano nei consigli
di amministrazione delle grandi finanziarie
del capitale laico quali Bastogi,
Montecatini, Fondiaria vita ed incendio,
mentre il Banco ambrosiano si inserisce
sempre più nel mondo delle grandi banche
laiche del nord. Parallelamente
all'integrazione economica, sempre più
vengono emarginate, nel mondo cattolico, le
posizioni popolari e genericamente di
sinistra. Papa Pio X sciolse l'Opera dei
congressi, legata alle Casse rurali, in
seguito egemonizzata dalla Dc di sinistra di
Romolo Muzzi.
Finanza cattolica e grande guerra.
Assieme al grande capitale laico, la finanza
vaticana appoggiò l'ingresso dell'Italia
nella prima guerra mondiale. Spinto dalla
cupidigia delle commesse militari, dalla
possibilità di espandere le proprie aree di
influenza (si ricordi che il Banco di Roma
fu la prima società italiana ad installarsi
all'estero e nei territori coloniali
d'Africa) e per ridurre l'influenza delle
grandi banche germaniche, in modo
particolare al nord, i finanzieri cattolici
spinsero il Papa a schierarsi contro la
cattolicissima Austria.
L'interventismo cattolico si consolidò anche
sul piano politico, dopo la caduta del
governo Salandra, a seguito dell'offensiva
austriaca in Trentino; nel governo Boselli
entrò anche il cattolico Filippo Meda,
esponente della borghesia cattolica milanese
consolidatasi intorno al Banco ambrosiano.
La partecipazione di Meda al governo fu
salutata con entusiasmo dai cattolici
conservatori milanesi, l'episcopato lo
sostenne validamente, come pure la stampa
cattolica la quale lanciò una campagna per
la sottoscrizione dei prestiti di guerra.
L'arcivescovo di Milano mise a disposizione
le sale del suo palazzo per i comitati di
sostegno al prestito.
Il Banco ambrosiano fu attivissimo e
raggiunse posizioni di rilievo nazionale
nella raccolta delle sottoscrizioni; e
cominciò ad annoverare tra i propri clienti
non solo le istituzioni cattoliche, ma anche
le grandi industrie belliche. Agli inizi e
durante la guerra, si ebbe una forte
estensione delle banche cattoliche. A Roma
venne fondata una nuova banca da affiancare
al Banco di Roma, il Credito nazionale.
Vennero poi fondate la Società finanziaria
regionale e la Banca regionale, il Credito
emiliano a Parma, il Credito pavese e il
Piccolo credito di Ferrara.
Nel 1919 venne fondata a Trieste la Banca
Venezia Giulia, nel cui consiglio di
amministrazione sedeva un prete, Carlo
Macchia, nello stesso anno fu fondata la
Banca del lavoro e del risparmio che ebbe
come presidente l'avvocato Gioia del Banco
di Roma e come consigliere Achille Grandi.
Nel 1920 venne costituito il Credito padano
a Mantova e venne acquistata la Banca
commerciale triestina, mentre Filippo Meda
si installava alla presidenza della Banca
popolare di Milano.
Alla forte espansione delle banche
cattoliche nel settentrione fecero riscontro
le forti perdite del Banco di Roma, per le
sue avventure africane, ridimensionate dalla
guerra in Europa.
Dopo la fine della grande guerra il governo
Giolitti, per ridurre la conflittualità
sociale, ricercò l'appoggio dei socialisti,
inserì nel proprio programma l'avocazione
allo Stato dei superprofitti di guerra ed
introdusse la nominatività dei titoli.
Ancora una volta, la finanza cattolica si
schierò dalla parte del grande capitale,
opponendosi al programma Giolitti. Con molto
impegno, i cattolici ottennero il loro
obiettivo con il ministero Bonomi, succeduto
a Giolitti, del quale essi erano entrati a
far parte.
Finanza
cattolica e fascismo
Il 10 novembre 1922, pochi giorni dopo la
sua andata al potere, Mussolini abrogò la
legge sulla nominatività dei titoli, già
bloccata dal governo Bonomi, accogliendo una
delle principali rivendicazioni del grande
capitale cattolico.
Nel 1923, Mussolini rese un secondo favore
al Vaticano. Il Banco di Roma aveva avuto
notevoli perdite in Africa ed aveva in
portafoglio molti titoli di industrie
belliche entrate in crisi in tempo di pace
(fallimento della Ansaldo dei fratelli
Perrone di Genova e della Banca di sconto).
Mussolini fece intervenire la Banca
d'Italia, la quale si accollò le perdite del
Banco, quantificate più tardi dal ministro
del Tesoro fascista, Alberto Stefani, in
2.120.000 lire (corrispondenti a 1.600
miliardi attuali). Del resto, la volontà del
governo fascista di accogliere le richieste
del Vaticano, allo scopo di essere a sua
volta aiutato a consolidare il proprio
potere tra le masse, si manifestò con altri
fatti.
Nel 1923, vennero aggravate le sanzioni
contro le 'offese alla religione cattolica e
al clero', vennero restituiti i cappellani
militari, fu introdotto l'insegnamento
religioso obbligatorio nelle scuole
elementari, favorita la scuola privata,
finanziata la fondazione dell'Università
cattolica a Milano, venne più che
raddoppiato il contributo dello Stato per le
congrue ai parroci, esteso il beneficio ai
canonici delle cattedrali. I cattolici
ripagarono Mussolini di tanta generosità: il
12 aprile 1923, alcuni parlamentari
cattolici, fra essi il senatore Nava,
presidente del Banco ambrosiano, votarono un
ordine del giorno di solidarietà con il
fascismo.
Quando i fascisti portarono in Parlamento la
legge di modifica del sistema elettorale
introducendo il maggioritario, Filippo Meda
fu il primo a dichiararsi favorevole. Nel
1925, Mussolini istituì una Commissione che
si occupasse di riordinare i rapporti con la
chiesa in materia di diritto ecclesiastico.
Della Commissione vennero ufficialmente
chiamati a fare parte tre dignitari del
Vaticano. Nel 1926, la Commissione presentò
al Papa il disegno di legge, ma Pio XI,
avendo capito di poter ottenere molto di più
da Mussolini, affermò che l'accordo non
poteva raggiungersi "fin che duri l'iniqua
condizione fatta alla Santa sede e al romano
Pontefice".
I rapporti economici tra Italia e Vaticano:
i
Patti lateranensi.
I Patti lateranensi, sottoscritti l'11
febbraio 1929 da Mussolini e dal segretario
di Stato, cardinale Gaspari, riguardavano
tre ordini di questioni: "la cessione da
parte dell'Italia del territorio della Città
del Vaticano, la regolamentazione delle
questioni finanziarie, e rapporti generali
tra Stato italiano e Città del Vaticano. Le
diverse materie furono composte stipulando
tre differenti documenti: il Trattato del
Laterano, la Convenzione finanziaria ed il
Concordato.
Non si è parlato abbastanza dei contenuti e
delle conseguenze economiche dei tre Patti
lateranensi, le cui conseguenze arrivano
fino ai giorni nostri. Conviene quindi
descrivere le principali norme finanziarie
in essi contenute. Nel Trattato del Laterano,
all'art.11, si afferma: "gli enti centrali
della chiesa sono esenti da ogni ingerenza
da parte dello Stato italiano".
L'art.13 dispone il trasferimento al
Vaticano in piena proprietà delle basiliche
di san Giovanni in Laterano, santa Maria
maggiore e san Paolo con gli edifici
annessi, come pure il trasferimento al
Vaticano dei capitali che lo Stato
annualmente versava, tramite ministero della
Pubblica istruzione, alla basilica san
Paolo. Con l'art.14, veniva ceduto al
Vaticano un complesso di terreni e palazzi,
tra i quali Castel Gandolfo. Tutti questi
palazzi e terreni, compresi il sant'Uffizio
e la propaganda Fida, godono delle immunità
del diritto internazionale, non sono
assoggettati a controlli o espropri e sono
esenti da qualunque tributo. L'art.17
stabilisce che "le retribuzioni di qualsiasi
natura, dovute dalla Santa sede agli altri
enti centrali della chiesa e dagli enti
gestiti direttamente dalla Santa sede, anche
fuori di Roma, a dignitari, impiegati e
salariati saranno nel territorio italiano
esenti, a decorrere dal gennaio 1929, da
qualsiasi tributo verso lo Stato e qualunque
altro ente. Venne quindi ricostituita la
'mano morta', mentre le esenzioni
tributarie, atte a garantire forti profitti
alla finanza cattolica, diedero il via alla
collaborazione tra finanzieri laici e
istituzioni economiche vaticane.
La Convenzione finanziaria stabiliva che,
tenuto conto "dei danni ingenti subiti dalla
Sede apostolica per la perdita del
patrimonio di san Pietro, costituito dagli
antichi stati pontifici, e dei bisogni
sempre crescenti della chiesa", lo Stato
italiano si impegnava a versare al Vaticano
l'importo di 750 milioni di lire in contanti
ed un miliardo di lire in titoli al 5%. Da
parte sua, il Vaticano dichiarava
definitivamente chiusa la questione romana.
Venuto in possesso di una grande quantità di
liquidi, si presentò per il Vaticano il
problema di investirli proficuamente. A tale
scopo, il 7 giugno 1929, papa Pio XI
costituì l'Amministrazione speciale della
Santa sede. A dirigere l'ente finanziario
vaticano, venne chiamato l'ingegner
Bernardino Nogara, parente dell'arcivescovo
di Udine.
Si tenga presente che, al valore attuale, il
rimborso al Vaticano si aggirerebbe attorno
ai 1.000 miliardi di lire (valore del 1984
ndr).
Per quanto riguarda il Concordato, l'art.2
stabilisce l'esenzione fiscale per tutte le
pubblicazioni, affissioni, atti e documenti
del Vaticano, l'art.6 stabiliva la non
pignorabilità degli assegni degli
ecclesiastici.
Le concessioni più importanti da parte dello
Stato italiano nei confronti del Vaticano
sono contenute negli art. 29,30, 31 del
Concordato. Essi rappresentano una vera
restaurazione delle leggi 'eversive'
approvate dallo Stato dal 1840 al 1867.
L'art.29 stabilisce che "ferma restando la
personalità giuridica degli enti
ecclesiastici finora riconosciuti dalle
leggi italiane (Santa sede) tale personalità
sarà riconosciuta anche alle chiese
pubbliche aperte al pubblico, comprese
quelle appartenenti agli enti ecclesiastici
soppressi. Sarà riconosciuta personalità
giuridica alle associazioni religiose
approvate dalla chiesa, nonché alle
associazioni religiose aventi la casa madre
all'estero, ecc...Inoltre sono ammesse le
fondazioni religiose di qualunque specie.
Gli atti compiuti finora da enti
ecclesiastici senza l'osservanza delle leggi
italiane, potranno essere regolarizzati
dallo Stato italiano su richiesta. Infine,
agli effetti tributari, le opere di
religione e di culto vengono equiparate a
quelle di beneficenza, e viene esclusa per
l'avvenire l'istituzione di qualsiasi
tributo speciale a carico dei beni della
chiesa", essendo già stata esentata da
quelli ordinari.
L'art. 30 pone le basi per quello che
sarebbe poi diventato lo Ior, affermando che
"la gestione dei beni appartenuti a
qualsiasi istituto ecclesiastico sarebbe
avvenuta sotto la vigilanza ed il controllo
della sola autorità della chiesa, restandone
escluso ogni intervento da parte dello
Stato, e senza obbligo di assoggettare a
conversione i beni immobili". Nello stesso
articolo, lo Stato riconosceva agli istituti
ecclesiastici e alle associazioni religiose
di acquisire beni, salvo le disposizioni
delle leggi civili riguardanti gli enti
morali.
Infine, l'art. 31 stabilisce che l'erezione
di nuovi enti ecclesiastici ed associazioni
religiose sarà fatta dall'autorità
ecclesiastica secondo le norme del diritto
canonico. Successivamente le autorità civili
daranno il loro benestare.
In definitiva, con l'andata al potere del
fascismo, la chiesa diventa uno dei pilastri
del potere, non solo religioso, politico,
morale, ma economico, ponendo le basi per
gli eventi dei nostri giorni. Scriveva
infatti Giovanni Grilli: "La notevole somma
data da Mussolini al Vaticano ha permesso a
questo di aumentare considerevolmente i
mezzi di cui già disponeva e di entrare in
misura maggiore di prima nel vivo della
nostra economia. La personalità giuridica e
la facoltà di possedere ogni specie di beni
accordata a tutte le associazioni, ordini,
congregazioni sulla base del solo diritto
canonico, con l'obbligo dello Stato di
riconoscerli, ha ricostituito, nel volgere
di pochi anni, una immensa 'mano morta'.
L'enorme accumulo di mezzi impiegati in
Italia e all'estero e la creazione di una
fittissima rete di enti e di organizzazioni,
a un tempo religiosi, morali ed economici,
che penetrano e corrodono la vita del Paese,
consentono al Vaticano di manovrare la
politica italiana, in senso spesso contrario
ai suoi stessi interessi e alle esigenze di
sviluppo culturale e civile".
Le conseguenze economiche dei Patti
lateranensi.
A riconoscimento ufficiale del fatto che,
oramai, numerosi finanzieri legati al
Vaticano da anni partecipavano ai centri
economici dirigenti dell'economia italiana,
il conte Paolo Blumensthil, uno dei più
conosciuti fiduciari della corte pontificia,
fu chiamato a far parte del consiglio di
amministrazione della Banca d'Italia.
Poco propensi all'investimento industriale
diretto (lo sfruttamento dei lavoratori poco
si addice alla morale cattolica) e dato che
le leggi impedivano alle banche il credito a
lungo termine, i finanzieri vaticani
investirono i loro liquidi nella
speculazione immobiliare e, per la prima
volta in modo massiccio, entrarono nelle
grandi finanziarie che, proprio in quel
periodo, i grandi gruppi industriali stavano
costituendo. Nel giro di pochi anni,
dirigenti del Banco di Roma e del Santo
spirito entrarono nelle finanziarie della
Fiat, Pirelli, Italcementi, Edison,
nell'Istituto di credito fondiario e nel
Credito fondiario sardo, assieme a
finanzieri liguri e lombardi.
L'ingegner Bernardino Nogara, nominato dal
Papa amministratore speciale della Santa
sede, entrò nel consiglio di amministrazione
della più grande finanziaria industriale
d'Italia, la Comofim, voluta dalla Comit
(rivelatasi in seguito una colossale truffa
ai danni dei risparmiatori) nella quale
sedevano il presidente della Comit Toeplitz,
il barone Avezzana, il senatore Crespi, il
senatore Bocciardo, presidente dei
siderurgici liguri.
Il Vaticano non si limitò a partecipare, ma
dette vita ad iniziative proprie, come la
Società romana di finanziamento e l'Istituto
centrale di credito. Il 1 agosto 1929,
insieme ad Agnelli, Pesenti, Feltrinelli,
Benni, il Banco di Roma fondò la finanziaria
per le imprese italiane all'estero. Il 4
giugno 1929 il senatore Cavazzoni, il
senatore fascista Bevione, il conte Franco
Ratti, nipote del Papa, il fascista Giovanni
Marinelli, assassino di Matteotti, diedero
vita alla società di assicurazione
Praevidentia. Per quanto riguarda le società
industriali, a partire dal 1929, gli uomini
del Vaticano entrarono nei consigli della
Breda, Dalmine, Reggiane, Ferrorotaie,
Società elettriche Italia centrale, Società
agricola lombarda di Milano. Nelle Marche,
Francesco Pacelli divenne vicepresidente
dell'Italgas, la quale forniva gas a
quaranta grandi centri italiani, e fondò la
prima società per la produzione di gas
liquido.
La
grande crisi degli anni Trenta è però
alle porte anche in Italia. Le tre banche
cattoliche, Banco di Roma, Banco di santo
spirito e Credito sardo e le due laiche,
Comit e Credito italiano, si trovarono
coinvolte in un gigantesco crack, con titoli
azzerati, crediti inesigibili, e non
solvibili nei confronti dei depositari.
Ancora una volta, l'intervento del regime
fascista a favore delle banche vaticane fu
particolarmente generoso. I titoli mobiliari
da esse posseduti furono trasferiti al
nascente Istituto per la ricostruzione
industriale (Iri), benché aventi valore
nullo, con un prezzo addirittura superiore a
quello di mercato, come afferma una
relazione dell'Istituto: "Il valore che
venne così accreditato alle banche era
superiore, evidentemente, al valore
attribuibile alle partite trasferite all'Iri;
la differenza tra il valore riconosciuto e
il valore delle posizioni trasferite
costituì la perdita dell'operazione di
risanamento addossata all'Istituto".
Per la seconda volta dal 1923, ai lavoratori
italiani venne addossata la perdita delle
speculazioni vaticane, nel 1934 il carico
attribuito all'Iri per questa operazione fu
di 6 miliardi di lire, pari ad oltre 600
attuali.
In cambio, la chiesa rafforzò il proprio
sostegno al regime di Mussolini.
Anche negli anni precedenti la seconda
guerra mondiale, la finanza cattolica andò
espandendosi velocemente; nel 1939 il conte
Franco Ratti, nipote del Papa, entrò nella
Banca nazionale dell'agricoltura e
nell'Istituto italiano di credito fondiario;
e, verso la fine del 1939, il conte
fiduciario del Vaticano entrò nel monopolio
nelle fibre, la Snia, del quale divenne
vicepresidente un decennio dopo.
I buoni rapporti tra fascismo e Vaticano si
manifestarono anche sul piano delle
partecipazioni congiunte nella gestione di
imprese industriali e finanziarie. Il più
evidente fu quello delle partecipazioni del
conte Adolasso, con il fascista conte
Marinotti, al vertice della Snia viscosa.
Nell'Istituto di credito fondiario due
fiduciari del Papa, Cremonesi e Rosmini,
operarono al fianco del senatore fascista
Bevione. Nel Banco di Roma, dopo il
salvataggio del 1934, entrò a dirigere la
società di gestione delle rapine coloniali
in Etiopia, assieme al cattolico principe
Borghese, il fascista Antonio Marescalchi.
In due società di assicurazione a Milano,
l'Anonima vita e l'Istituto italiano di
previdenza, si trovarono a fianco il
quadrumviro Emilio De Bono e il conte Franco
Ratti, nipote di Pio XI.
Come in occasione della prima guerra
mondiale, i finanzieri cattolici e il
Vaticano si trovarono strettamente
affiancati ai guerrafondai per trascinare
l'Italia nel secondo conflitto mondiale.
Questa volta, a fianco della Germania di
Hitler. Alla vigilia della seconda guerra,
alla presidenza di industrie belliche (come,
ad esempio, le officine meccaniche Reggiane,
Compagnia navale aeronautica, gruppo
Caproni) vi era l'onnipresente nipote del
Papa, Franco Ratti, presidente al tempo
stesso del Banco ambrosiano.
By Luigi Cipriani - Tratto da:
fondazionecipriani.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
11 Dicembre 384 era volgare, muore Damaso
I papa.
Di origine ispanica,
ottenne il seggio
papale con il terrore e la corruzione
strappandolo al diacono Ursino, eletto papa
alla fine delle celebrazioni funebri di papa
Liberio il 24/9/366.
Damaso assoldò allora una truppa di
carrettieri, becchini e circensi armati che
assaltarono per tre giorni la Basilica
Giulia eppoi S. Maria Maggiore
sull'Esquilino,
uccidendo 137 persone (ma gli
Ursiniani dissero 160) e facendo centinaia
di feriti.
Ovviamente il papa assassino è stato
fatto Santo.
La chiesa lo celebra oggi.
Damaso ottenne dall'imperatore Teodosio gli
"editti di sangue" con cui si dava la caccia
a quei cristiani invisi al papa, non solo
eretici ma semplici dissidenti o rivali.
Lotte con gli Ursiniani (non eretici), oltre
a persecuzioni di altri cristiani accusati
d'eresia, continuarono per tutto il
pontificato
dell'assassino Damaso che aveva partecipato
già alle guerre per il potere religioso a
Roma sotto papa Feliciano per un totale di 5
guerre civili, ovviamente con numerosi
tradimenti e cambiamenti di campo.
Damaso fu creduto il primo autore del Liber
Pontificalis. Questo Libro dei Pontefici,
che nel medioevo possedette un grande
prestigio, era l'elenco dei primi vescovi di
Roma, a cominciare da Pietro, in realtà è un
falso che si aggiunge alla vasta serie delle
spudorate "falsificazioni Simmachiane"
dell'inizio del sesto secolo (quando papa
Simmaco per evitare di essere processato
fece produrre una incredibile mole di
documenti tutti inventati di sana pianta:
carteggi interi, atti di un Sinodo
inventato, mai tenutosi, documenti di
processi inventati anche essi, il tutto per
creare precedenti fasulli su cui basare la
sua pretesa di non dover essere giudicato da
nessuno al mondo, neppure da un concilio).
Il Liber pontificalis dichiara Santi tutti i
papi fino al 352 e martiri la maggior parte
di quelli fino al 314 con la formula
standard "hoc martyrio coronatur",
ovviamente senza nessun riscontro.
Su questo falso Simmachiano Liber
Pontificalis ben 11 vescovi surono
dichiarati santi tra i primi 17.
Falsa è addirittura l'esistenza di
alcuni di tali vescovi (così come è
assolutamente dimostrato che S.Pietro sia
mai arrivato a Roma, nè abbia mai pensato di
andarci).
Il Liber Pontificalis si apre con una
corrispondenza fra Damaso e Girolamo,
ovviamente falsa. Sotto Damaso un Sinodo
romano parla per la prima volta di primato
della chiesa di Roma. (In precedenza da Roma
si era tentato di parlare di Primato di
Pietro), ma all'epoca Damaso non rivendicava
nessuna autorità sui concili, non vedeva
accettate le sue pretese in Oriente, aveva
una dubbia autorità solo sui vescovi
metropolitani d'Occidente, sebbene sempre
inferiore all'influenza di Ambrogio da
Milano.
Per esempio la sciagurata rimozione della
statua della Vittoria dal Senato di Roma fu
ottenuta nel 382 dall'intollerante vescovo
di Milano, Ambrogio, non dal papa di Roma.
Tratto dal calendario di Lucius Quirinus -
NG it.cultura.religioni - By Ulisse -
14/12/2008
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Lo scandalo dei preti pedofili,
ormai e' noto in tutto il mondo,
purtroppo...
Un documentario della BBC che è del
settembre 2006, ci informa su questo grave
problema, ma con alcune inesattezze:
Il film della BBC afferma falsamente, che il
documento segreto che "copre i delitti
sessuali dei preti" è stato firmato da
Ratzinger in quanto capo del Sant'Uffizio.
NON e' vero. Il documento è del 1962, quando
al Sant'Uffizio non c'era Ratzinger, ma il
cardinale Ottaviani. E fu approvato da
Giovanni XIII, il "Papa buono"
Il documento è stato in vigore fino al 2001,
quando proprio Ratzinger lo ha sostituito.
Questo per amor di Verita', anche se siamo
contrari alle pratiche di pedofilia di certi
preti cattolici nel mondo...
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ROMA - 17.12.08 - "Le leggi razziali
emanate durante la dittatura fascista in
Italia più di settant'anni fa sono ancora
argomento di estrema attualità".
Cosi' l'onorevole Domenico Scilipoti
dell'Italia dei Valori (IdV) commenta le
dichiarazioni rilasciate ieri dall'on.
Gianfranco Fini.
"Il Presidente della Camera ha ragione nel
sostenere che, nel periodo della dittatura
fascista nel nostro Paese, anche una
parte della chiesa (NdR: i dirigenti)
ha avuto la sua parte di
responsabilità
indiretta.
Oggi in Italia come nel resto del mondo -
prosegue il parlamentare - c'è una
devastante mancanza di etica in tutti i
campi e a tutti i livelli. Le manifestazioni
di razzismo, antisemitismo e islamofobia a
cui assistiamo quotidianamente dovrebbero
essere bloccate anche dalla chiesa che è
chiamata ad intervenire in maniera più
energica. Da credente ritengo - prosegue
Scilipoti - che la chiesa debba essere più
incisiva, assumere posizioni piu' dure e -
conclude il deputato - affrontare in modo
piu' efficace queste problematiche".
vedi:
SBATEZZATEVI
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Luigi Tosti: “La
chiesa cattolica è la più grande
associazione a delinquere della storia”
Questo quanto dichiarato in aula dal
giudice Luigi Tosti, condannato ad un
anno di reclusione ed interdizione dai
pubblici uffici per essersi rifiutato di
tenere udienze in aule con esposto il
Crocefisso.
Vietata la registrazione video
dell’udienza, richiesta dallo stesso
imputato, che accusa le istituzioni di
censura.
Giovedì 21 febbraio
presso il Tribunale penale
dell’Aquila è stata emessa la
sentenza di condanna nei confronti del
giudice Luigi Tosti, al quale è
stata inflitta una pena di un anno di
reclusione ed un anno di interdizione
dai pubblici uffici perché ritenuto
colpevole di omissione in atti
d’ufficio e interruzione di pubblico
servizio.
La vicenda giudiziaria di Luigi Tosti è
iniziata nel 2005, anno in cui ha subito
un processo che è culminato in una
condanna a 7 mesi di reclusione ed
interdizione dai pubblici uffici a causa
del suo rifiuto di tenere udienze in
aule giudiziarie dove fossero esposti
crocifissi. Tosti aveva chiesto che
venisse rimosso il simbolo cattolico
oppure che gli fosse concessa
l’autorizzazione ad esporre anche i suoi
simboli religiosi, ovvero la menorà
ebraica.
Non avendo ottenuto quanto richiesto il
giudice Tosti ha avvisato di non voler
tenere udienze e questo suo
comportamento è stato giudicato un reato
e come tale punito con la condanna
citata. Dopo la prima sentenza il
giudice ha continuato a non soprassedere
alle udienze e, desideroso di chiarire
questa vicenda, ha deciso di
auto-denunciarsi così che si è
arrivati a questo nuovo processo.
La Voce d’Italia ha intervistato il
giudice Luigi Tosti, personaggio
divenuto scomodo, che trova poco spazio
sui media nazionali.
Giudice Tosti, potrebbe commentarci
questa sentenza ?
Si tratta sicuramente di una
condanna allucinante. Dopo la prima
sentenza, essendo io molto testardo, ho
continuato a non soprassedere alle
udienze ed ho deciso per questo di
denunciarmi. Il Tribunale mi ha
ricondannato per il vincolo della
continuazione ed ha aumentato la pena.
L’udienza si è però svolta in un clima
di pregiudizio nei miei confronti.
Per prima cosa ho avanzato, come
imputato, le medesime richieste che
avevo espresso in qualità di giudice,
ovvero che venisse tolto il crocifisso
dall’aula giudiziaria, oppure, e questo
è quasi sempre ignorato dalla stampa,
che mi venisse concesso di esporre la
menorà ebraica. Se questo non è
considerato legittimo si sarebbe dovuto
provvedere ad inviare una richiesta alle
istituzioni competenti visto che
l’Italia, secondo l’articolo 3 della
Costituzione, è una Repubblica fondata
sull’uguaglianza.
La mia richiesta non è stata accolta, ma
senza che mi sia stata data alcuna
motivazione, la si è semplicemente
lasciata cadere nel nulla. L’unica
risposta che ho ricevuto è che il
crocefisso “non dava fastidio”, mentre
per quanto riguarda i miei simboli, che
credo anch’essi non diano fastidio, mi è
stato riferito che l’autorizzazione non
poteva essere data se non dal Ministro
della Giustizia, cosa che so bene ed
infatti la mia richiesta andava proprio
in tal senso, ovvero che i giudici
richiedessero tale autorizzazione.
Questo, come detto, non è stato fatto.
Un altro elemento che
conferma il clima di ostilità in cui mi
sono venuto a trovare concerne le
possibilità di riprendere il processo.
Io avevo portato una telecamera con
l’obiettivo di registrare l’intera
udienza, ma, prima ancora che
cominciasse la seduta e che io potessi
presentare la mia richiesta un capitano
dei Carabinieri ha requisito la
cinepresa. La motivazione era che le
riprese non erano state autorizzate,
fatto molto strano visto che, ripeto, io
non avevo ancora posto tale domanda.
Fatto presente ciò al Presidente, questi
ha deciso seduta stante di negare
l’autorizzazione senza nemmeno ritirarsi
per consultarsi con gli altri giudici
come da procedura. Se si considera la
mediatizzazione di un processo come
quello ai coniugi Romano, magari contro
la loro stessa volontà, non si spiega
questo rifiuto, visto che in questo caso
era proprio l’imputato a volere le
riprese, se non con la deliberata
intenzione di non divulgare le immagini
di un processo che avrebbero potuto
recare vergogna alle istituzioni. Si è
voluto tener nascosta la mia richiesta
di uguaglianza, la mia denuncia contro
gli abusi della ‘superiore razza
cattolica’.
Passando poi alla
condanna vera e propria si deve
sottolineare l’inesattezza di tale
giudizio. Il mio comportamento non può
costituire un reato perché io ho
avvisato che non intendevo soprassedere
alle udienze quindi l’accusa di aver
recato disagi ai cittadini italiani è
infondata in quanto avrei potuto
benissimo essere sostituito. Basti
pensare che la Cassazione ha già assolto
dal reato di interruzione di pubblico
servizio un’insegnante che non si è
recata al lavoro presentando un falso
certificato medico mentre è stato poi
accertato che aveva speso il suo tempo
in viaggio.
Essendo stata sostituita da una
supplente la Corte ha giudicato priva di
fondamento l’accusa di interruzione di
pubblico servizio, facendo sì che
all’insegnante potessero essere
applicate solamente le dovute sanzioni
amministrative. Va poi notato che io,
oltre ad aver avvisato prima, ho anche
dato la mia disponibilità ad andare in
aula, basta che mi venisse accordata la
possibilità di esporre la menorà.
Una sanzione amministrativa è proprio
quello che avrei voluto così avrei
potuto fare ricorso e costringere il
giudice a decidere in merito al fatto se
fosse discriminatorio, contrario
all’articolo 3 della Costituzione e
lesivo del diritto di uguaglianza
obbligare un dipendente pubblico a
lavorare in un ufficio dove c’è un
simbolo diverso dal suo. A mio avviso si
tratta di un reato di discriminazione
che, secondo una legge del 1975, prevede
una pena fino a 3 anni di reclusione.
Infine è caduto nel
vuoto anche il mio invito ai tre giudici
di astenersi dal processo a mio carico
nel caso in cui fossero stati battezzati
ed appartenessero ancora alla religione
cattolica, infatti, dovendo in via
preliminare giudicare se fosse o meno
legittima la presenza del Crocefisso in
un’aula di tribunale, questo avrebbe
sollevato un conflitto di interessi.
E’ vero che nel
corso dell’udienza Lei ha affermato
questa frase: “La chiesa cattolica è la
più grande associazione a delinquere
della storia e la più grande banda di
falsari” ?
Sì assolutamente, e
lo avevo già detto, sempre in una
udienza pubblica, lo scorso anno, ma
tutto è passato inosservato per il
regime di censura che vige nel nostro
Paese. Si tratta comunque di una
affermazione pienamente giustificata e
provata da fatti storici. Trovo assurdo
che i Cattolici vogliano dipingersi come
i depositari di valori universali e
giusti e per questo pretendano una serie
di privilegi ingiustificabili come la
possibilità di avere i propri simboli in
luoghi pubblici, oppure di poter imporre
la propria visione su temi individuali
come l’aborto, l’eutanasia o il
divorzio. Credo che nessuna religione
dovrebbe pretendere di arrogarsi tali
diritti, nemmeno se viene professata
dalla maggioranza dei cittadini. Pensate
se la maggioranza degli Italiani
divenisse Testimone di Geova, sarebbe
giusto che venissero vietate le
trasfusioni di sangue solo perché questo
è un precetto previsto da tale credo?
E’ la stessa
Dichiarazione dei diritti dell’uomo,
insieme alla nostra Costituzione, a
prevedere l’esistenza di diritti
individuali il cui rispetto va al di là
della legge di maggioranza. E’ per
questo che intendo andare avanti in
questa vicenda giudiziaria, sia
ricorrendo in Appello sia rivolgendomi
alla Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo, perché in Italia vi è un
manifesto problema di mancanza di
laicità e di violazione da parte di una
maggioranza cattolica di questi
fondamentali diritti individuali.
Basti pensare alla questione del
divorzio: il matrimonio è un semplice
contratto e come tale le parti
contraenti dovrebbero avere il pieno
diritto di scioglierlo nel momento in
cui non si sentano più soddisfatte ed
invece in Italia ci vogliono oltre 3
anni perché ciò avvenga senza
dimenticare le dure battaglie per
giungere a questo risultato. Siamo di
fronte ad una maggioranza che impone la
sua ideologia religiosa, questo è quanto
emerge da questo accaduto.
Quali sono le prove storiche che
renderebbero la chiesa cattolica la più
grande associazione a delinquere della
storia ?
Ce ne sono diverse, qui si potrebbe
aprire un dibattito veramente ampio,
comunque le cito alcuni esempi. Innanzi
tutto è stata la chiesa la prima ad aver
imposto agli Ebrei dei simboli
identificativi e questo è avvenuto nel
1215, anticipando di molto quanto fatto
dai nazisti. E’ sempre la chiesa la
prima che ha ghettizzato questa etnia,
nel ‘500.
Va poi citata la strage degli Ugonotti
che ha causato la morte di 50.000
persone ed è stata ordinata da Papa Pio
V che è stato poi santificato. Il suo
successore, Gregorio XIII ha
pubblicamente lodato questo atto,
facendo addirittura delle medaglie
commemorative.
Anche Cirillo di Alessandria è stato
beatificato, lui che ha ordinato la
strage dei pagani appena il
Cristianesimo è stato approvato. Quello
che più impressiona è la mancanza di
pentimento, questi personaggi continuano
ad essere venerati come santi. Non solo
il problema delle connivenze con i
regimi dittatoriali, sempre di destra,
ma il rifiuto di ammettere l’errore è
ciò che più fa specie.
Non capisco poi come
si faccia a venerare una religione che
nel suo testo sacro, la Bibbia, presenta
un Dio vendicativo, crudele, omicida.
Dico ciò rispetto alla religione
cattolica, ma lo si potrebbe dire anche
di altre, è per questo che invoco una
piena laicità dello Stato.
Per quanto riguarda
l’accusa di essere una banda di falsari
basta ricordare che la chiesa ha cercato
di produrre un falso documento che
attestasse la volontà di Costantino di
affidare alle istituzioni ecclesiastiche
l’intero Impero Romano d’Occidente.
Il tentativo è fallito, ma c’è stato. Si
pensi poi al fenomeno delle reliquie, ai
13 prepuzi di Gesù esistenti nel mondo,
alle presunte stimmate di Padre Pio, il
quale, una volta morto, è stato dapprima
mostrato in pubblico con i guanti e
quando poi si è dovuto ammettere che le
stimmate non c’erano più si è detto che
si erano rimarginate pochi giorni prima
del suo decesso. Tutto ciò viene
purtroppo passato sotto silenzio, non si
vedono mai dibattiti riguardanti tale
tema sulle televisioni nazionali. Credo
invece che si dovrebbe avere il coraggio
di discuterne apertamente.
By Marco Rogna
Fonte:http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=6960&titolo=Tosti
'La chiesa cattolica e' la piu' grande
associazione a delinquere della storia'
“Se un filosofo è un uomo cieco che
cerca in una stanza buia un gatto nero
che non c'è, un teologo è l'uomo che
riesce a trovare quel gatto”. By
Bertrand Russell
I libri "LA
MORTE DI CRISTO – Cristiani e Cristicoli"
e "LA FAVOLA DI CRISTO –
Inconfutabile dimostrazione della non
esistenza di Gesù" del famoso
cristologo Luigi Cascioli sono
disponibili su
www.luigicascioli.it
Il libro "Le
religioni plagiano" di Vittorio
Giorgini, ex professore del Pratt
Institute di New York, è disponibile da
Arduino Sacco Editore
www.arduinosacco.it codice libro
ISBN 978-8889584-60-6.
- Per sapere del caso
di Luigi Cascioli autore del libro
denuncia "La favola di Cristo -
Inconfutabile dimostrazione della non
esistenza di Gesù" il cristologo che ha
denunciato la chiesa cattolica nella
persona di un suo ministro per i reati
di "abuso della credulità popolare" e
"scambio di persona" e del processo al
Tribunale dei Diritti dell'Uomo di
Strasburgo vai su
www.luigicascioli.it e su
http://nochiesa.blogspot.com
Gesu'
non è mai esistito. Video Shock:
Video Conferenza di Luigi Cascioli –
Processo a Gesù - Tribunale Diritti
dell'Uomo di Strasburgo - E' possibile
vedere e ascoltare la Video Conferenza
di Luigi Cascioli -
Processo a Gesù studioso di Storia del
cristianesimo nella quale illustra le
prove dimostranti la “Non esistenza
storica di Gesù e il processo contro la
chiesa cattolica, conferenza sulle
controprove di don Silvio Barbaglia”.
Ecco il link diretto:
http://video.google.it/videoplay?docid=-1377841050449144943&q=cascioli&total=8&start=0&num=10&so=0&type=search&plindex=4
Grazie anche ad Arcoiris
Tv:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=cascioli&tipo=testo
Se riuscite a scaricarlo è meglio dato
che la definizione è maggiore e non si
rischia che venga rimosso per le solite
ragioni inquisitorie e censorie.
Straordinario documento da conservare.
- Per sapere del caso del giudice Luigi
Tosti che, in base alla Costituzione
Italiana e alla Convenzione per la
salvaguardia dei Diritti dell’Uomo,
chiede di poter affiggere nei tribunali
la menorà ebraica accanto al crocifisso,
oppure la rimozione del crocifisso
(condannato a 7 mesi di carcere e pene
aggiuntive) vai su
http://nochiesa.blogspot.com
Richiedi
gratis la seguente documentazione in
formato digitale scrivendo a:
axteismo@yahoo.it
- Documento
“Criminale crocifisso” di Luigi Tosti
- Documento “500
bambini sodomizzati dai preti. La Rai
tace omertosa” di Luigi Tosti
- Documento “Crimini
di sesso in Vaticano, pretofili e
preterasti impuniti” di Luigi Tosti
- Documento
“Maleducazione cristiana” intervista
radio a Sergio Martella
- Documento “Cos’è
questo Dio? Io so dove è Dio signor
Joseph – Dio è ateo perché non crede in
se stesso” dello scrittore Ennio Montesi
inviato a Joseph Ratzinger.
- Documento “Non è
mai esistito un Gesù figlio di Giuseppe
e Maria” di Giancarlo Tranfo studioso
sulle origini del cristianesimo.
- Documento “Tesi
sull’oggettiva e palese pericolosità
dell’insegnamento cristiano” intervista
(censurata) a Sergio Martella,
psicoterapeuta e scrittore.
- Documento
“Attenzione, la chiesa soffia sulla
cenere e destabilizza il paese - Ratzy?
No grazie tenetevelo!” di Ennio Montesi
- Documento “Preti,
maghi, fattucchieri e venditori di fumo:
chi ha ragione?” di Fabio Milani.
- Documento “Che cosa
sono i dogmi? Chi li stabilisce? Quanti
e quali sono?”.
- Documento
pretofilia del clero “Ecco chi, come e
quando ha deciso in Vaticano di
sottrarre i pretofili alla magistratura.
Non lo indovinereste mai...” di Pino
Nicotri giornalista investigativo de
L’Espresso, con elenco dettagliato
fatto dalla polizia, coi nomi e diocesi
dei 4.392
(quattromilatrecentonovantadue)
sacerdoti accusati di violenza sui
bambini. Su queste gravissime notizie la
stampa “ufficiale”italiana tace
omertosa.
- Documento “Perché
mi riesce impossibile credere
nell'esistenza di Dio” di Luigi Tosti
- Documento
“Neocatecumenali - Testimoniaza”
- Documento “La
Vergine Maria e la fecondazione
assistita - Ovvero la guerra tra le
donne e il dictat del Vaticano. E io mi
sbattezzo” di Ennio Montesi
- Modulo “Sbattezzo
cancellazione dalla chiesa cattolica”,
- Cartolina Axteismo
- TUTTI i documenti
disponibili, circa 50 mail.
Axteismo,
No alla chiesa, no alle religioni -
Movimento Internazionale di Libero
Pensiero
Dateci spazio in Tv per parlare e la
chiesa chiuderà bottega. Cerchiamo
Fondazione o Università che sostengano
studi e attività e
Imprenditore-Editore che apra Tv
satellitare libera.
Informazioni:
axteismo@yahoo.it
-
Axteismo
Press l'Agenzia degli Axtei, Atei
e Laici
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L'ITALIA REGALA 6 miliardi di Euri
all'ANNO, allo Stato del Vaticano !
E' giunta l'ora di incazzarsi
oppure no? Ogni anno oltre 6.000
(seimila) milioni di euro vengono
regalati - re-ga-la-ti - dallo Stato
Italiano allo Stato Vaticano, cioè ai
preti. In cambio di cosa? di niente.
Ogni anno il signor Joseph Ratzinger e
la sua cricca di uomini in gonna, pizzi
e merletti si mettono in tasca - grazie
al furbesco meccanismo dell'8x1000 - la
bellezza di 6.000 milioni di euro,
nostri. I preti si pappano mezza
finanziaria di soldi che appartengono a
tutti noi cittadini italiani. Si tratta
di un vero e grave sopruso e di una
mancanza totale di rispetto, di lealtà e
di onestà verso gli italiani soprattutto
verso tutti quelli che sono angosciati
dall'incubo delle rate del mutuo, dalle
bollette da pagare, dall'affitto di
casa, dal lavoro precario, dalla
disoccupazione e dall'interminabile
catena di incubi economici dalla quale
non si arriva più né a fine mese, né a
mezzo mese.
Ed è anche naturale incazzarsi per
l'affermazione cialtrona fatta dal
signor Ratzinger il 6 ottobre 2008 al
sinodo.
Ecco il ridicolo commento di Ratzinger
diffuso col solito suo accento tedesco e
la sua faccia di bronzo: "Nella crisi
delle grandi banche scompaiono i soldi,
ma non sono niente, perché tutte le cose
che sembrano vere in realtà sono di
secondo ordine.
Lo ricordi chi costruisce la propria
esistenza, solo sul successo, la
carriera, e i soldi".
Dargli del faccia di bronzo
probabilmente è poco, ma ognuno
sostituisca col termine che gli aggrada.
Ci dobbiamo allora chiedere perché il
signor Ratzinger non rinunci ai nostri
soldi dell'8x1000, ma anzi ogni anno ce
la meni a non finire con pubblicità
martellante bussando a cassa, la nostra
cassa ? Perché lui, il signor Ratzinger,
non fa invece un atto di coraggio, di
lealtà e di onestà rinunciando al
Concordato, quindi ai nostri 6.000
milioni di euro annui ?
Se qualcuno glielo volesse chiedere lo
può chiamare in Vaticano al numero di
telefono: 066982 , tanto non ha nulla da
fare. Per sfornare simili idiozie non ci
vuole alcuno studio speciale.
Proprio quest'individuo medioevale
agghindato in cuffietta rossa,
mantellina di ermellino, sciarpa
ricamata d'oro, scarpette di velluto,
scettro intarsiato e patacche varie
appese al collo (come i personaggi delle
favole di Andersen) viene spudoratamente
a darci lezione sull'inutilità dei soldi
mentre l'altra sua mano è già aperta,
avida e su un dito spicca un anello
d'oro grande come una prugna. Ratzinger
pretende, esige, vuole e si mette in
tasca la somma colossale di 6.000
milioni di euro di tutti noi italiani.
Una specie di super-pizzo di 6.000
milioni di euro che lo Stato Italiano,
quindi tutti
noi italiani, gli dobbiamo
dare senza fiatare e a tutti i costi. Ci
vuole una bella faccia da prete per dire
quello che ha detto. E Ratzinger ce
l'ha.
In concreto, come si fa a risparmiare
questi 6.000 milioni di euro ogni anno
evitando di sprecarli e non farli
entrare nelle tasche senza fondo dei
preti ? Se esiste ancora uno straccio di
parlamento italiano eletto dai cittadini
e un seppure miserevole governo e una
seppure pietosa opposizione la soluzione
è semplicissima. Bastano pochi minuti e
il problema è presto risolto: cancellare
il Concordato tra Stato Italiano e
Vaticano. E' sufficiente la
cancellazione del Concordato e la banda
del Vaticano non sarà
più mantenuta e foraggiata a spese di
noi contribuenti italiani. Senza il
Concordato i 6.000 milioni di euro
restano in tasca all'Italia e finalmente
con quei soldi ci si possono costruire
scuole, ospedali, asili, istituti di
accoglienza per anziani, di cose da fare
certo non mancano in questa Italia alla
canna del gas. Con tutti quei soldi si
potrebbe dare vita ad almeno altre due
nuove compagnie aeree di bandiera
italiana funzionanti e moderne ogni
anno. Altro che Alitalia! Ci potremmo
permettere altre Alitalie, sistemare le
strade che fanno schifo, fare funzionare
i treni che fanno schifo e gli ospedali
che fanno schifo.
Se ci aspettiamo che i volponi del
Vaticano non pretendano più i nostri
6.000 milioni di euro significa che
siamo un popolo di italioti e di
imbecilli. Il debito pubblico è
altissimo, il recesso è in atto, le
borse tracollano, la crisi economica ci
sta inondando come uno tsunami, le
banche falliscono e quelle che non
falliscono fanno fallire le famiglie e i
pensionati, ma nonostante tutto, da
mentecatti, continuiamo imperterriti e
testardi come muli a regalare 6.000
milioni di euro ogni anno agli stregoni
del Vaticano.
Sta a noi italiani esigere dallo Stato
Italiano l'interruzione immediata del
super-pizzo di 6.000 milioni di euro
annui cancellando il Concordato. Così ci
togliamo una volta per tutte questo
cancro economico che ci assilla e fa
regredire la nostra economia. Se non
siamo buoni ad ottenere questo semplice
atto dovuto, beh, allora significa che
ci meritiamo ancora peggio di come
stiamo. E dobbiamo incazzarci solo con
noi stessi.
By Ennio Montesi - Fonte:
http://nochiesa.blogspot.com/
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