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Disturbi pervasivi dello sviluppo -
Descrizione del disturbo delle
funzioni cerebrali =
Danni dei VACCINI
(diretti ed indiretti,
per le mutazioni
genetiche dei
genitori vaccinati)
vedi:
Bimbi piu'
malati con i Vaccini
+
Amish senza
autismo perche' non vaccinano i bambini +
Alluminio nei vaccini distrugge cervello
+
Mercurio e
danni al cervello + MALATTIE
dei BAMBINI in AUMENTO !
+
Falsita'
della medicina ufficiale +
1000
studi sui Danni dei Vaccini
+
Big
Pharma ringrazia.. +
Contaminanti
dei Vaccini
+
Perche' vaccinare ? +
Imbroglio del
comportamento
I Disturbi Pervasivi Dello Sviluppo sono caratterizzati
da una compromissione grave e generalizzata in diverse
aree dello sviluppo: nella capacità di interazione
sociale reciproca, nella capacità di comunicazione, e
nell’area degli interessi e delle attività.
Le
compromissioni qualitative di queste condizioni, sono
anomale rispetto al livello di sviluppo o all’età
mentale del bambino.
Fanno parte dei DPS le seguenti patologie:
Sindrome Autistica,
Sindrome di Rett,
Disturbo Disintegrativo
della Fanciullezza,
Sindrome di Asperger e il Disturbo
Generalizzato dello Sviluppo NAS ed altri non ancora
definiti con diversi nomi, ma facenti tutti parte
dei gravi
Danni dei VACCINI....
Questi disturbi si evidenziano di solito nei primi mesi-anni
di vita e sono accompagnati da un certo grado di ritardo
mentale.
Come avviene il
danno da vaccino ?
Visionare alla pagina:
Cellule
+ Cosa e' un
Virus, le modalita' ed i meccanismi
che intervengono sulle cellule, da parte di un
vaccino, ed in specie sulle
cellule nervose (neuroni), del
Sistema Nervoso e quindi anche del
cervello.
Occorre tenere presente che le funzioni cerebrali si
formano contemporaneamente allo sviluppo della massa del
cervello, quindi fin dal concepimento alcune funzioni
vengono attivate; le altre si attivano funzionalmente e
principalmente al 95%, di esse, fino al 1° anno di eta'
! successivamente solo una piccola parte, delle ultime
funzioni, vengono ad essere attivate, con la formazione
completa del cervello che poi' si amplia con sempre
nuove connessioni (sinapsi), ma con le funzioni gia'
precedentemente attivate.
Quindi NON solo la
diagnosi delle possibili patologie dello sviluppo e'
bene che siano effettuata dalla nascita fino ed entro
il primo anno di eta',
ma anche e soprattutto nel caso di probabili
malfunzioni riscontrate, occorre intervenire il
piu' precocemente possibile
!
Nota bene: I
produttori dei vaccini,
queste cose le conoscono bene ed e' per questo
motivo che fanno fare i
vaccini in
tenera eta'; cosi' sono sicuri che i piu' o meno
danni dei vaccini,
in ogni caso presenti, generano ed
ampliano il
mercato dei malati.....
vedi: Ministero
della Sanita' Italiano, informato sui Danni dei
vaccini
(e non solo quell'Ente) sui
gravi danni dei vaccini e fino ad oggi
non
interviene ! + Gravi
danni dei Vaccini +
Autismo
IMPORTANTE:
OGNI tipo di
Vaccino
produce
Stress ossidativo cellulare e
quindi
tissutale !
MINERALOGRAMMA
(test per conoscere il livello ed il tipo di
intossicazioni da minerali e metalli tossici
anche dei
vaccini)
USA Ott. 2010 - Ogni
anno, i sistemi scolastici e gli amministratori riescono
a identificare 1,45 milioni
i bambini che
hanno una disabilità intellettiva o sono a rischio per
un ritardo dello sviluppo.
Informato, il Presidente Obama: aggiunge 100 milioni di
dollari per i finanziamenti per la diagnosi precoce e il
trattamento disabilità dei
bambini,
nella tua richiesta di bilancio in programma.
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In Italia 1 bimbo su 10
con disabilita' sviluppo - (ANSA) - Pisa, 03 Nov.
2011
I modelli organizzativi per la riabilitazione del
bambino devono investire il massimo di risorse nei
periodi di maggior plasticita' cerebrale e sensibilita'
all'intervento che sono diversi per le diverse funzioni,
linguaggio, movimento, percezione. Interventi ritardati
o parziali sono armi spuntate o inutili. E' quanto e'
emerso nel convegno, promosso da Fondazione Stella Maris
e Universita' di Pisa, tra esperti de 'La riabilitazione
precoce nelle disabilita' dello sviluppo: dalla ricerca
traslazionale ai modelli di intervento''.
Nel corso del congresso, in corso di svolgimento
all'Hotel Continental di Tirrenia (Pisa) fino a domani,
e' emerso che in Italia un bambino su 10 ogni giorno fa
i conti con una disabilita' dello sviluppo, (autismo,
ritardo mentale, disturbi lievi o gravi nel parlare,
vedere, sentire, ragionare, muoversi) e intervenire nei
momenti giusti e nel modo giusto, con le cure piu'
avanzate, puo' evitare di trasformare questi bambini con
difficolta' in gravi disabili, dando risposte concrete
al disagio personale e familiare e riducendo i costi
sociali nell'eta' adulta.
La ricerca scientifica di base, che lavora sui modelli
animali delle disabilita' del bambino (autismo, lesioni
cerebrali, varie malattie rare) serve a capire le basi
molecolari dei disturbi e i possibili effetti sul
cervello di nuove cure.
''La ricerca di base - spiega una nota degli
organizzatori - ci dice che la plasticita' del sistema
nervoso, e cioe' la sua capacita' di riorganizzarsi,
rimodellarsi per compensare un lesione cerebrale o un
difetto genetico, e' massima in alcuni periodi della
crescita del bambino. E' in questi momenti che le cure
possono dare il massimo vantaggio''.
Commento NdR: ........oppure in quei momenti, il
suo massimo danneggiamento con i
vaccini
propinati in tenera eta' quando il cervello stava
iniziando a plasticizzarsi....
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Quale intervento per un bambino pretermine
(prematuro) ad alto
rischio per uno sviluppo patologico
(NdR: ma serve anche per i bambini nati sani che pero'
vengono
vaccinati e subiscono
insulti nascosti,
danni vaccinali
al cervello,
e/o al
sistema nervoso, piu' o
meno gravi, senza contare le
mutazioni genetiche
occulte...)
Quando un bimbo nasce è
veramente difficile poter prevedere con sicurezza le
modalità del suo futuro sviluppo. Alcuni fattori
rischio, qualora fossero presenti, potrebbero farci
sospettare una qualche probabilità di sviluppo non
normale (prematurità, basso peso …).
Inoltre vi sono anche forti differenze individuali di
sviluppo in relazione a diversi fattori sia biologici
che ambientali che possono facilitare le differenze tra
individui della stessa età.
Quanto detto rende ragione della effettiva difficoltà di
stabilire quando e quanto sia utile o meno programmare
un tipo o un altro di intervento per seguire e valutare
un bambino, tanto più se si tratta di un bambino a
rischio. Fare una ricerca in questo campo con gruppi di
controllo è per vari aspetti eticamente inammissibile,
vuoi per la difficoltà oggettiva di conoscere
esattamente la situazione reale del neonato pretermine,
vuoi per la non possibilità di abbandonare un pretermine
a se stesso per motivi di ricerca statistica.
Del resto sarebbe sicuramente non corretto anche
decidere di non intervenire solo sulla base di una non
completa conoscenza oggettiva della situazione e della
non riconosciuta effettiva necessità dell’intervento da
proporre.
Quindi, date le premesse su esposte, si rende evidente
la richiesta della ricerca di una modalità di
valutazione diagnostica basata più su concetti teorici e
statistici che sull’oggettività della valutazione
diagnostica del singolo caso: ricerche di base sul campo
clinico e modelli anche teorici di valutazione
prognostica basati sull’esperienza, possono darci
indicazioni sufficienti.
Se sappiamo infatti che determinati fattori, per
esperienza e/o per ricerche a posteriori sulla storia
cliniche dei pazienti attualmente con problemi di
sviluppo, sono altamente significativi statisticamente
nel determinare uno sviluppo anormale o patologico, ci
sentiremo obbligati a seguire e valutare questi casi con
una particolare attenzione, in modo da accorgersi
precocissimamente se dai segnali provenienti da dati
esclusivamente teorici, si passa a segni clinici
oggettivi che ci permettono di decidere per un
intervento educativo-riabilitativo tempestivo.
Infatti la stessa esperienza insegna come, date per
scontate alcune premesse teoriche di situazioni a
rischio, una attenta ed adeguata valutazione possa
darci talvolta indicazioni ben precise per
differenziare nettamente il caso di un possibile
sviluppo normale da un probabile sviluppo anormale, in
quel preciso momento dello sviluppo.
Come i fattori fisici di anormalità sono facilmente
individuabili in un neonato, così dovrebbero essere
altrettanto facilmente evidenziabili, se ci sono noti,
anche i “fattori funzionali dello sviluppo normale e
anormale”.
Purtroppo in questo campo dello sviluppo neuro e
psicomotorio o neurofunzionale del bambino esiste una
grande difficoltà di giudizio per carenza di esperienza
e competenza, per cui si è tentati di seguire o il
proprio intuito o tante teorie prive di fondamento
pratico. Ma non dovrebbe essere così, anzi si dovrebbe
seguire un protocollo ben chiaro di evidenza per un
sospetto di probabile futuro sviluppo non normale o
patologico del neonato.
Vi possono essere modalità diverse di risposta allo
stesso stimolo anche nello stesso neonato, ma ad esempio
oltre le sei settimane alcune risposte sono sempre meno
presenti e altre sempre più facilmente evidenziabili in
tutti i neonati: diminuisce la reflessologia primaria e
fondamentale (meccanismo innato di difesa o di ricerca
vitale); aumenta la capacità di controllo posturale e
della funzionalità dell’uso degli arti, del tronco, del
collo; si sviluppa la capacità di orientamento a stimoli
visivi ed uditivi…
Infatti da sei settimane a dieci settimane di vita nel
bambino normale avviene come un “cataclisma imponente
di sviluppo”: si passa dalla fase riflessa alla fase di
“reattività di automatismo funzionale” nello sviluppo.
Anche nel neonato pretermine,
sia pur con tempi diversi legati proprio alla
prematurità, ma che sempre devono essere calcolati in
maniera certa e categorica, avvengono queste
trasformazioni di adattamento allo spazio, alla forza di
gravità ed agli stimoli, con l’acquisizione del
controllo posturale e lo sviluppo delle funzioni di
movimento e di equilibrio, in risposta a stimoli o a
elementari pulsioni o ricerche personali. Il tempo di
prematurità è fondamentalmente un tempo di adattamento
“forzato”, ma pur sempre di adattamento, alla nuova
situazione nello spazio libero, con acquisizione di
“fisiologiche competenze” posturali e funzionali e
motivazionali.
Sappiamo che la caratteristica fondamentale dello
sviluppo fisiologico è la variabilità delle risposte in
relazione all’esperienza ed all’età.
La caratteristica fondamentale dello sviluppo patologico
sta nella non variabilità, nella stereotipia, nella
fissazione delle risposte agli stimoli e nella non
capacità di adattamento alla nuova situazione,
dimostrando una evidente difficoltà nel controllo
posturale ed una altrettanto evidente incapacità di
evoluzione funzionale esperienziale efficacemente
finalizzata, armonica, economica, vantaggiosa. Tutto
questo che abbiamo appena descritto a riguardo dello
sviluppo normale e anormale, è altamente significativo
in età precoce per discriminare con il nostro giudizio
clinico un valido sospetto, una valida ipotesi
prognostica, per un possibile o probabile sviluppo
anormale o normale.
Il fatto della prematurità non esime il pretermine da
uno sviluppo armonico e fisiologico, anzi i maggiori
stimoli e le situazioni nuove determinate dalla nascita,
lo mettono in condizione di anticipata facilitazione
allo sviluppo nei confronti dei coetanei a termine, a
tal punto che, almeno teoricamente, una volta superato
il tempo di prematurità, il pretermine dovrebbe
presentare le stesse potenzialità posturali e funzionali
dei coetanei a termine. In altre parole un pretermine di
due mesi, dopo due mesi di vita dovrebbe presentare le
stesse abilità e potenzialità di sviluppo del coetaneo a
termine, o ad esse avvicinarsi, senza mai presentare
manifestazioni posturali e funzionali patologiche !
Il non tener presente questa legge di sviluppo ha
condannato molti pretermine a far parte del grande
gruppo degli handicappati non autosufficienti!
Infatti il continuo dilazionare la valutazione di
normalità dello sviluppo del pretermine, proprio perché
pretermine, porta ad una età cronologica che rende
sempre più difficili le potenzialità del ricupero
qualora si rendesse necessario intervenire
terapeuticamente.
Un azione terapeutica precoce è sempre ed in ogni caso
più efficace di una tardiva. Se si tratta di un
intervento fisiologico facilitante lo sviluppo normale,
mai questo intervento potrà avere conseguenze negative,
proprio in nessun caso! … e tanto meno nella situazione
in cui l’intervento fosse non necessario ed applicato
solo per eccesso di prudenza.
Diverso è il caso di un grave pre-termine che sia
oggetto di un prolungato ricovero in ambiente protetto
per facilitarne la sopravvivenza e/o la crescita
ponderale: in questi casi al tempo di prematurità si
deve aggiungere anche il tempo di permanenza in
neonatologia o in patologia neonatale. Dopo tale periodo
però (tempo di prematurità, es: 3 mesi, più tempo di
permanenza in ospedale, es: 2 mesi, non si deve più
fare “sconti” nel valutare le competenze di sviluppo di
quel bambino, che dovrebbe dopo cinque o massimo sei
mesi dalle dimissioni dall'ospedale possedere le stesse
abilità dei coetanei nati a termine, senza alcuna
espressione posturale o funzionale patologica !
Da statistiche nazionali e internazionali si sa che i
pretermine hanno un’alta probabilità di soffrire di un
qualche danno cerebrale che può mettere a serio rischio
il loro futuro sviluppo ( dal 2 per mille nella
popolazione genericamente intesa, si passa al 40-60 per
cento nel pretermine di peso da 1000 a 1500 grammi!!!).
Il pretermine quindi, proprio per quanto detto fino ad
ora e data la effettiva difficoltà di valutazione,
dovrebbe essere sempre e comunque preso in seria
considerazione (e quindi sottoposto quasi di routine a
trattamento facilitante lo sviluppo normale,
fisiologico, fin dai primissimi momenti della sua vita,
già dalla termo-culla in ospedale) fino a che non
dimostrerà di aver acquisito competenze e funzioni
proprie della sua età, corrispondenti alla norma nei
coetanei.
E’ questa l’unica strada possibile, scientificamente
dimostrabile solo a livello statistico e con grandi
numeri, capace di ridurre drasticamente sia il numero
percentuale dei casi patologici sia la gravità di quelli
che persistono.
Riteniamo che tutti questi concetti che siamo andati
sviluppando siano di estrema importanza nel campo della
prevenzione delle patologie dello sviluppo in genere e
che il non tenerne conto metta il professionista
oggettivamente in una situazione di responsabilità
pesante nei confronti dei piccoli “pazienti”, delle loro
famiglie e della società.
Altro problema che a questo punto ci poniamo è quello
delle tecniche applicate per facilitare lo sviluppo in
un bambino a rischio come il pretermine. Già in clinica
sarebbero necessarie modalità di approccio particolari
anche sul versante della facilitazione allo sviluppo
neurofunzionale. Qualsiasi terapista ben preparato le
dovrebbe conoscere e dovrebbe saperle insegnare non solo
agli infermieri del settore ma anche ai famigliari che
spesso sono accanto al loro piccolo ricoverato. Sono
molto facili ed elementari da eseguire, anche se molto
efficaci nello stimolare il piccolo ad un corretto e
globale sviluppo.
Il pediatra non è certo responsabile delle modalità con
cui sono applicate le tecniche facilitanti lo sviluppo
normale, ma è pur sempre responsabile del controllo
dell’efficacia delle stesse e della valutazione
oggettiva delle potenzialità e delle abilità acquisite
dal suo “piccolo cliente”, e di come queste abilità
variano positivamente nel tempo in relazione anche agli
stimoli facilitanti.
Questo aspetto è molto controverso nel nostro servizio
nazionale.
L’efficacia o meno di una modalità di
approccio abilitativo-riabilitativo non è oggetto di
valutazione da parte di nessuno. Qualsiasi cosa un
terapista faccia va sempre bene, e qualsiasi conseguenza
abbia questo intervento va sempre bene !...
… Non è possibile che una modalità di approccio
terapeutico che non da i risultati sperati e possibili
venga continuata insistentemente senza valutazioni di
merito! o che si decida la sospensione della terapia per
quel tal paziente per il fatto che non fa progressi con
quella terapia che magari è del tutto inutile !
Se ad ognuno spetta tener in grande considerazione le
proprie e le altrui competenze e responsabilità, a tutti
spetta anche collaborare al miglior servizio ed alla
eccellenza dello stesso con ogni mezzo, anche con
l’aggiornamento continuo e con la critica costruttiva
del proprio e dell’altrui operato, specie in questo
campo così delicato ed incerto, ma anche così bisognoso
di sicurezze e garanzie, dei bambini a rischio di futuro
sviluppo patologico.
Molto è stato scritto in merito a questo argomento della
prematurità e del suo attendimento clinico e
terapeutico.
Quello che è certo è che sono possibili
ancora notevoli progressi e che devono essere tenuti
presenti contemporaneamente già in patologia neonatale e
in tutti i settori dove i neonati si fermano in
trattamento o osservazione per qualche tempo, tutti gli
aspetti dello sviluppo del bambino ed in particolare,
quello dello sviluppo neurofunzionale, neuro e
psicomotorio, mediante un protocollo di facilitazione
adatto. Siamo convinti che questo aspetto su descritto
delle competenze neuro e psicomotorie e neurofunzionali,
alla fine si rivelerà quello determinante e decisivo per
la qualità della vita del bambino e del suo futuro.
By Dott. Mario Castagnini (2008) – Tratto da
aerreci.org
Consulenze e perizie per danni da vaccino
dott.
M. Montinari +
Interrogazione
Parlamentare
Autismo,
Vaccini, la prova -
Il
libro
ormai esaurito, del
dott.
Massimo Montinari
leggete anche: Voci Negante ediz. Marianna.
Gli anticorpi che dovrebbero essere indotti
da un vaccino NON indicano immunità.
Ciò che mette molti medici in confusione è
che parte della reazione nei confronti del
vaccino porta alla produzione di anticorpi.
Ciò è falsamente
considerato immunità.
Consigli per
soggetti danneggiati
dai
vaccini:
Uso di polveri basicizzanti tipo "Basenpulver",
microdiete,
Cloruro di magnesio o
magnesio ed
i
fermenti lattici per nutrire
flora intestinale, compresa la bevanda di pane +
alga clorella, spirulina e klamat. Oltre a ciò
occorre fare una terapia
chelante.
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CHELAZIONE
-
Metalli
Tossici e Disturbi dello Sviluppo
L'uomo tecnologico si è comportato come se la terra
fosse un sistema aperto, capace di smaltire
nell'universo l'entropia della materia e la propria
persona fosse impermeabile ai rifiuti che industria
e macchine di ogni genere disperdono nell'ambiente.
Dopo 3 miliardi e mezzo di anni l'evoluzione
biologica si inverte in una tendenza involutiva
caratterizzata dalla diminuzione nella varietà delle
specie e da una generalizzata decadenza della loro
qualificazione istochimica, del loro ordine
interiore, della loro "informazione".(Aldo
Sacchetti:”L’uomo antibiologico”, Feltrinelli, 1985)
Tra i vari inquinanti i metalli tossici sono tra i
primi responsabili del degrado ambientale e della
diffusione delle malattie cronico degenerative.
Le prime fasi dello sviluppo, dal concepimento fino
al terzo-quarto anno, rappresentano in assoluto la
fase più delicata della nostra esistenza, in
particolare per l’intestino, il sistema immunitario
e quello nervoso, per cui l’esposizione a molecole
tossiche in questa fase viene ad interferire
drammaticamente con i metabolismi cellulari,
causando stress ossidativo, blocchi enzimatici,
alterazioni epigenetiche, rallentamento e deficit
dello sviluppo fisico e cognitivo comportamentale.
La prevenzione deve iniziare prima del
concepimento, allo scopo di ottimizzare le
condizioni di salute della madre ed eliminare
possibili contaminazioni (amalgami
al Mercurio,
vaccini
contenenti timerosal,
fonti alimentari ed ambientali).
La valutazione dello stato di
intossicazione da metalli della madre è una
attenzione fondamentale e in caso di risposta
positiva, occorre procedere ad un trattamento
chelante personalizzato.
Per il neonato una attenzione specifica va dedicata
al programma vaccinale, che va iniziato dopo il
primo anno di vita, distanziando di 4-6 mesi la
somministrazione di
vaccini monovalenti, privi
di Mercurio
e di Alluminio e
potenziando le
difese
immunitarie e la
funzione
intestinale, mediante antiossidanti,
probiotici,
omega tre,
minerali,
(NdR:
Enzimi), rimedi
omeopatici,
NdR:
Omotossicologici)
fitoterapici.
Questi semplici criteri preventivi sono attualmente
gli strumenti più efficaci per contrastare
l’attuale epidemia infantile, che comprende:
Autismo: 1 caso su 91 (Ministero della Salute USA: 5
Ottobre 2009), Disturbi dell’Apprendimento 20% della
popolazione scolastica, incremento annuale del 2 %
delle neoplasie infantili.
La terapia chelante prevede l’uso di farmaci: EDTA,
DMPS, DMSA, per uso trans-cutaneo, per supposte,
per os o endovena, nutrienti quali:
Glutatione (GSH),
Acido Alfa-Lipoico (ALA), Zinco ed il
potenziamento del circuito della
Metilazione-Sulfossidazione, mediante
Metil-Cobalamina, Acido Folinico, Priridossal-5
Fosfato,
Magnesio e Riboflavina.
Le conoscenze e le esperienze cliniche in questo
settore sono da tempo presenti anche in Italia, ma
sono rimaste confinate all’interno di percorsi
individuali. Ci auguriamo che questa Conferenza
possa sollevare attenzione e promuovere l’iniziativa
di molti su di un tema così attuale, come il ruolo
giocato dai metalli tossici nella diffusione
epidemica dei disturbi dello sviluppo.
By dott. Franco Verzella
METALLI TOSSICI e DISTURBI dello SVILUPPO
(NdR: tenere
presente che non sono solo i metalli tossici a
determinare i
Disturbi dello sviluppo, ma i
vaccini
con l'apporto destabilizzante a livello
cellulare
di tutti i loro
componenti)
DOMANDE
1) Frequenti fonti di Metalli Tossici responsabili
dei Disturbi dello Sviluppo:
-a) Amalgami
dentali della madre
-b)
Vaccini
-c) Aria
2)
Principali cause dell’Autismo:
-a) Genetiche
-b) Ignote
-c) Multifattoriali
3)
Metodo di scelta per il rilevamento dei Metalli
tossici:
-a)
Mineralogramma del capello
-b)
Porfirine urinarie
-c) Test da carico con farmaco endovena
4)
Età per iniziare il trattamento chelante:
-a) 1 anno
-b) 5 anni
-c) 10 anni
N.B.: Risposte corrette: in Rosso
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Comportamento anormale dei bambini – 1° parte
- 13 agosto 2010
Dopo vari anni di confronto tra i bambini vaccinati
e quelli non vaccinati, mi sono reso conto che i
vaccini pediatrici possono causare molti danni
fisici, ma ultimamente mi sto accorgendo che possono
causare anche vari danni mentali, come l’Autismo,
con le sue mille sfaccettature, e i sempre più
frequenti Disturbi da Deficit di Attenzione ed
Iperattività (ADHD).
Ho trattato questo argomento in molte pagine del mio
libro sui vaccini (vedi dott.
Gava R.
Le Vaccinazioni Pediatriche. Ed. Salus
Infirmorum, Padova, 2008), ma qui desideravo fornire
alcuni spunti di riflessione, attraverso
l’esperienza clinica di un famoso pediatra omeopata
indiano, di quelle che possono essere le
caratteristiche infantili più comuni per giungere ad
una diagnosi precoce e quindi ad una più precoce
terapia di queste patologie.
L’obiettivo, pertanto, è di sensibilizzare il
maggior numero di persone (medici, genitori e non)
affinché si giunga ad una diagnosi più precoce di
questi disturbi che stanno diventando comunissimi,
per giungere poi ad una vera prevenzione attraverso
il cambio delle attuali pericolose abitudini
vaccinali.
Infatti, come ho scritto nel mio libro suddetto,
prima si interviene più è facile antidotare, specie
omeopaticamente e con una dieta e una integrazione
vitaminico-minerale appropriate, i danni che i
vaccini o altri trattamenti farmacologici ripetuti
possono causare nei nostri piccoli.
Lo scritto sottostante è stato preso da un libro del
Dr. Farokh J. Master che ho avuto il dono di far
tradurre e pubblicare: (Master F. J. Osservazioni
cliniche sui rimedi pediatrici omeopatici - Ed.
Salus Infirmorum, Padova, 2007).
Quelli riportati di seguito sono tipi di
comportamento anormale che possono essere
riscontrati durante i diversi stadi dello sviluppo
del bambino.
NEONATO (DA 0 A 1 MESE
DI ETÀ)
- “Sindrome del bambino difficile”: è caratterizzata
da una irregolarità del sonno, del nutrimento o
delle funzioni di evacuazione del neonato che
rappresentano un indicatore precoce dei futuri stati
patologici.
- Altri comportamenti che si possono vedere sono i
seguenti: difficoltà nel calmare il neonato; neonato
che rifiuta i pasti; reazione sproporzionata di
difesa al dolore, ai rumori forti e alla luce
splendente; una debolezza muscolare (che si nota,
per esempio, quando si gira a letto o sta seduto o
si trascina).
- Aspetti della personalità del neonato si possono
osservare nel temperamento che ci mostra.
INFANTE (DA 1 A 12 MESI
DI ETÀ)
Autismo infantile
- Aggressività immotivata (non provocata).
- Ritardo rispetto alla normale scala di crescita;
bambino ‘ambidestro’ (cioè, un lato del corpo non ha
iniziato ad essere dominante sull’altro).
- Il bambino non sorride in risposta ai volti o alla
voce dei familiari e non mostra alcun segno di
attaccamento nei confronti di chi lo accudisce.
- “Ecolalia”: l’infante borbotta appena una
ripetizione senza significato delle parole che gli
vengono dette, invece di rispondere al tono e al
messaggio di chi gli parla.
- L’infante non instaura un buon contatto con gli
occhi (per esempio, non segue gli oggetti in
movimento).
- Insonnia; incontinenza urinaria (enuresi)
persistente e/o incontinenza fecale (encopresi).
- L’infante presenta una temperatura non elevata
durante una malattia infettiva; con il dolore non si
lamenta, né verbalmente né con gesti; non esprime il
malessere durante la malattia. Inoltre, vi può
essere un miglioramento del comportamento generale
del bambino quando è ammalato.
- L’infante ha un comportamento autolesionista.
PRIMA INFANZIA
- Disturbo da Deficit di
Attenzione ed Iperattività (ADHD)
Negli infanti
- I segni precoci possono includere una aumentata
sensibilità agli stimoli, che può condurre a intense
e indifferenziate reazioni avverse.
- Di solito, l’infante esce da solo dal suo lettino
molto presto, per niente dissuaso dai genitori che
cercano di bloccargli l’uscita.
Nei bambini
- Il bambino risponde al posto di un altro ed è
loquace.
- Non riesce a seguire più di uno stimolo per volta
e non segue stimolo per più di dieci secondi.
- È in continua attività, ma questa non è
appropriata alle situazioni.
- Ha difficoltà a distinguere la destra dalla
sinistra, gli orari, le percezioni visive e uditive
e ha difficoltà nel coordinamento occhio-mano.
- Presenta scoppi di
irritabilità per sciocchezze, labilità emotiva,
risate alternate a pianti e il rendimento è
imprevedibile e variabile.
- Ha un’iperacidità gastrica.
- È frettoloso e tende a saltare le parole quando
scrive. Inoltre, il lavoro che svolge è disordinato
e fatto senza cura.
- È impulsivo, non è capace di ritardare la
gratificazione, causa spesso guai.
- È dedito a giocare con l’acqua e con oggetti che
girano.
- È molto irrequieto e ha una crescita rapida.
- È attento per qualche istante e tende a distrarsi
facilmente.
- È molto capriccioso.
Nevrosi infantile
- Ha paura della sua morte o di quella di altre
persone, perché ha idee errate sulla morte.
- Continua a lavarsi le mani dopo aver toccato
qualsiasi cosa che ritiene sporca, per paura che lo
sporco gli provochi danni.
- Fobie (ad esempio, paura degli animali, della
gente, del temporale, ecc.): le paure sono tanto
irrazionali, persistenti o intense da interferire in
modo significativo sulle normali funzioni del
bambino.
- Disturbi da ‘ansia di separazione’: il bambino si
attacca stretto ai genitori quando viene anticipata
la separazione, ha paura di essere lasciato o ha
paura di rimanere solo e inizia a provare nostalgia.
Tutto questo è accompagnato da rivalità tra fratelli
e coetanei e da uno schema sociale disturbato.
Reazioni negative
- I bambini stressati possono protestare quando
vengono visitati: allontanano la mano del medico,
gli tirano calci o mostrano, indirettamente,
reazioni negative rivolte altrove, per esempio
contro i giocattoli o contro altri bambini, ecc.
Disturbi delle reazioni di attaccamento
dell’infanzia e della prima infanzia
-
Il bambino ha un calo dell’interesse per ciò che lo
circonda e vi è una diminuzione della sua giocosità.
- Si nota una mancanza dei segni normali di
espressività degli occhi e della faccia e una
mancanza della reciprocità normale e locale [cioè il
bambino non instaura rapporti interpersonali e con
l’ambiente]; inoltre si riscontra una mancanza dello
stato di allerta.
- Sono presenti una perdita di peso e un calo del
tono muscolare e della mobilità; il bambino si
attacca e stringe il capezzolo o la tettarella in
modo debole; il suo pianto è fievole; vi è aumento
della sonnolenza.
- Nella prima infanzia è presente un’assenza marcata
di ‘posture di attesa’ oppure il bambino non tende
le mani per essere preso in braccio, non segue i
genitori per tutta la casa o non corre a salutarli
quando ritornano a casa. Inoltre, non va a farsi
consolare dai genitori quando cade o si fa male, non
li abbraccia né li bacia e non contraccambia i loro
affetti.
Disturbi da rigurgito del cibo
- Presenta irritabilità e fame tra episodi di
rigurgito.
- Presenta rigurgiti ripetuti di cibo non digerito
con perdita di peso, che fanno seguito ad un periodo
di normale digestione, senza nausea e senza alcun
disturbo gastroenterico.
- Presenta piacere provocato dal rigurgito.
Problemi di linguaggio
- Presenta mutismo elettivo: potrebbe essere il modo
che il bambino ha di reagire a situazioni cariche
d’ansia.
- Presenta balbuzie e tartagliamento.
Carattere collerico
- I bambini di 2-3 anni non hanno ancora imparato a
controllare i loro sentimenti di rabbia e di
frustrazione e non riescono a comunicare cosa
effettivamente vogliono. Si infuriano anche quando
si trovino di fronte alla fatica, alla noia e allo
sconforto. Questo può essere semplicemente un loro
modo di attirare l’attenzione.
Nelle situazioni limite, quando sono arrabbiati i
bambini possono arrivare ai cosiddetti “spasmi
affettivi” (cioè, a seguito di un’arrabbiatura
trattengono il fiato in modo spasmodico e vanno in
apnea).
Fonte: Master F. J. Osservazioni cliniche sui rimedi
pediatrici omeopatici . Edizioni Salus Infirmorum,
Padova, 2007
Tratto da: primineimotoridiricerca.eu
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